Chiara Cavalieri
IL CAIRO –La disponibilità di acqua del Nilo non è più sufficiente a soddisfare il crescente fabbisogno dell’Egitto. A richiamare l’attenzione sulla pressione esercitata sulle risorse idriche nazionali è Mohamed Nasr El-Din Allam, ex ministro egiziano delle Risorse idriche e dell’Irrigazione, che, nel corso di un’intervista televisiva riportata dai media egiziani, ha sottolineato la necessità di adottare una gestione più rigorosa ed economicamente sostenibile dell’acqua.
L’allarme riguarda una delle questioni strategiche più importanti per il futuro del Paese: la capacità di garantire acqua potabile, produzione agricola, approvvigionamento industriale e sicurezza alimentare a una popolazione in continua crescita.

Fonte fotografica del ministro: Besraha – fotografia di Mohamed Nasr El-Din Allam.
Secondo Allam, la quantità di acqua del Nilo tradizionalmente assegnata all’Egitto non riesce più a coprire l’insieme delle esigenze nazionali. Da qui l’urgenza di razionalizzare i consumi, incrementare il trattamento e il riutilizzo delle acque e valutare attentamente il rapporto tra quantità d’acqua impiegata e rendimento economico delle coltivazioni.
La questione non riguarda soltanto la disponibilità fisica della risorsa, ma anche il modo in cui viene distribuita, utilizzata e valorizzata nell’economia egiziana.
𝗟𝗔 𝗦𝗖𝗔𝗥𝗦𝗜𝗧À 𝗜𝗗𝗥𝗜𝗖𝗔: 𝗖𝗜𝗥𝗖𝗔 𝟱𝟬𝟬 𝗠𝗘𝗧𝗥𝗜 𝗖𝗨𝗕𝗜 𝗣𝗘𝗥 𝗔𝗕𝗜𝗧𝗔𝗡𝗧𝗘
Nel corso della stessa intervista, Allam ha fornito un ulteriore dato significativo: la disponibilità annua di acqua per abitante in Egitto sarebbe scesa a circa 500 metri cubi.
Si tratta di un valore particolarmente basso, che riflette il rapporto sempre più difficile tra risorse disponibili e crescita demografica.
L’ex ministro ha richiamato la soglia di 1.000 metri cubi annui per abitante come riferimento per valutare la scarsità idrica. Il dato di 500 metri cubi collocherebbe quindi l’Egitto in una condizione di grave pressione sulle risorse.
Questa situazione contribuisce a spiegare perché il Paese debba integrare la propria produzione agricola attraverso le importazioni alimentari e investire in tecnologie per il trattamento, il recupero e la desalinizzazione dell’acqua.
La questione è particolarmente delicata perché il Nilo rimane la principale fonte di approvvigionamento idrico dell’Egitto, mentre il fabbisogno aumenta parallelamente all’espansione delle città, delle attività industriali e delle superfici coltivate.
𝗔𝗚𝗥𝗜𝗖𝗢𝗟𝗧𝗨𝗥𝗔: 𝗜𝗟 𝗣𝗥𝗢𝗕𝗟𝗘𝗠𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗘 𝗖𝗢𝗟𝗧𝗨𝗥𝗘 𝗔𝗗 𝗔𝗟𝗧𝗢 𝗖𝗢𝗡𝗦𝗨𝗠𝗢 𝗗’𝗔𝗖𝗤𝗨𝗔
Uno degli aspetti più rilevanti dell’intervento di Allam riguarda il settore agricolo, che assorbe una parte consistente delle risorse idriche egiziane.
L’ex ministro ha chiesto una revisione delle scelte colturali, affinché il consumo d’acqua venga valutato non soltanto in funzione della quantità prodotta, ma anche del rendimento economico ottenuto.
Tra le colture citate figurano il riso e la canna da zucchero, entrambe caratterizzate da un elevato fabbisogno idrico.
Allam ha sottolineato che persino una coltura economicamente redditizia può richiedere una valutazione più approfondita quando comporta un consumo d’acqua particolarmente elevato.
La sua proposta non equivale a un divieto generalizzato di queste coltivazioni, ma richiama la necessità di pianificare la produzione agricola in funzione delle risorse effettivamente disponibili.
𝗗𝗘𝗦𝗔𝗟𝗜𝗡𝗜𝗭𝗭𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘: 𝗜𝗟 𝗖𝗢𝗦𝗧𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟’𝗔𝗖𝗤𝗨𝗔 𝗗𝗜𝗩𝗘𝗡𝗧𝗔 𝗗𝗘𝗖𝗜𝗦𝗜𝗩𝗢
Allam ha affrontato anche il problema dei costi delle fonti idriche alternative.
Secondo le cifre da lui indicate, la produzione di acqua desalinizzata può costare tra 0,75 e 1 dollaro per metro cubo.
L’ex ministro ha osservato che utilizzare acqua ottenuta a questi costi per coltivazioni con un rendimento economico insufficiente rischia di rendere poco sostenibili alcuni progetti agricoli.
La desalinizzazione rappresenta dunque una risorsa importante, soprattutto per l’approvvigionamento civile e per determinati usi industriali, ma non può essere considerata automaticamente una soluzione economicamente conveniente per qualsiasi tipo di agricoltura.
Per questo Allam propone di inserire il costo effettivo dell’acqua tra i principali criteri di valutazione dei nuovi progetti agricoli, insieme alla produttività, alla sicurezza alimentare e alla sostenibilità nel lungo periodo.
𝗟𝗔 𝗤𝗨𝗢𝗧𝗔 𝗗𝗘𝗟 𝗡𝗜𝗟𝗢: 𝟱𝟱,𝟱 𝗠𝗜𝗟𝗜𝗔𝗥𝗗𝗜 𝗗𝗜 𝗠𝗘𝗧𝗥𝗜 𝗖𝗨𝗕𝗜 𝗔𝗟𝗟’𝗔𝗡𝗡𝗢
Per comprendere la portata delle dichiarazioni di Allam è necessario richiamare il quadro storico e giuridico che disciplina la ripartizione delle acque del Nilo.
L’accordo bilaterale sottoscritto l’8 novembre 1959 tra Egitto e Sudan attribuisce all’Egitto 55,5 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno, mentre al Sudan ne assegna 18,5 miliardi.
Il trattato, registrato presso le Nazioni Unite, costituisce un riferimento fondamentale per la posizione egiziana in materia di sicurezza idrica. Non tutti gli Stati del bacino del Nilo, tuttavia, condividono l’impostazione giuridica degli accordi storici.
L’insufficienza denunciata da Allam non significa che la quota prevista dal trattato sia stata formalmente ridotta: significa che la quantità storicamente assegnata non è più adeguata alla domanda idrica attuale.
𝗜𝗟 𝗙𝗔𝗕𝗕𝗜𝗦𝗢𝗚𝗡𝗢 𝗡𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟𝗘: 𝟭𝟭𝟰 𝗠𝗜𝗟𝗜𝗔𝗥𝗗𝗜 𝗗𝗜 𝗠𝗘𝗧𝗥𝗜 𝗖𝗨𝗕𝗜
Le preoccupazioni dell’ex ministro trovano riscontro anche nei dati diffusi dalle istituzioni egiziane.
Nel 2025 il ministro delle Risorse idriche e dell’Irrigazione Hani Sewilam aveva indicato un fabbisogno idrico nazionale di circa 114 miliardi di metri cubi all’anno, a fronte di risorse idriche disponibili stimate in circa 60 miliardi di metri cubi.
Per affrontare questo squilibrio, l’Egitto ricorre al riutilizzo di circa 21 miliardi di metri cubi d’acqua ogni anno e alle importazioni di prodotti agricoli, il cui contenuto equivalente di acqua, definito acqua virtuale, è stato stimato in circa 33,5 miliardi di metri cubi.
Queste cifre descrivono un divario strutturale tra disponibilità naturale e domanda complessiva. Il riutilizzo e l’acqua virtuale rappresentano modalità differenti di compensazione del fabbisogno e non devono essere confusi con nuove risorse naturali indipendenti.
𝗜𝗟 𝗥𝗜𝗨𝗧𝗜𝗟𝗜𝗭𝗭𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟’𝗔𝗖𝗤𝗨𝗔 𝗘 𝗟’𝗘𝗙𝗙𝗜𝗖𝗜𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗗𝗘𝗟 𝗦𝗜𝗦𝗧𝗘𝗠𝗔
Allam ha riconosciuto gli sforzi compiuti dall’Egitto per migliorare l’efficienza nell’utilizzo delle risorse idriche.
Durante l’intervista ha indicato un’efficienza complessiva di utilizzo pari a circa il 70%, secondo la propria valutazione, richiamando il ruolo delle acque sotterranee e del recupero delle acque di drenaggio agricolo.
Ha ricordato inoltre che il drenaggio è necessario anche per limitare l’accumulo di sali nei terreni coltivati, un problema particolarmente importante nelle aree irrigue.
Il trattamento e il riutilizzo delle acque rappresentano quindi strumenti indispensabili, ma richiedono investimenti infrastrutturali, controlli sulla qualità e una pianificazione che tenga conto delle caratteristiche dei terreni e delle colture.
𝗜𝗟 𝗣𝗥𝗢𝗚𝗘𝗧𝗧𝗢 𝗗𝗘𝗟 𝗖𝗔𝗡𝗔𝗟𝗘 𝗗𝗜 𝗝𝗢𝗡𝗚𝗟𝗘𝗜
Un ulteriore elemento emerso dall’intervista riguarda il progetto del Canale di Jonglei, in Sud Sudan.
Si tratta di un’iniziativa storica concepita per recuperare parte dell’acqua dispersa nelle vaste zone paludose del bacino del Nilo Bianco.
Allam ha richiamato la possibilità di incrementare le risorse disponibili attraverso progetti di cooperazione con i Paesi del bacino, sostenendo che il Canale di Jonglei potrebbe offrire benefici idrici considerevoli a Egitto e Sudan.
Le quantità molto elevate prospettate dall’ex ministro devono tuttavia essere considerate stime da verificare, non volumi d’acqua già disponibili o risultati tecnicamente dimostrati.
Il progetto, rimasto incompiuto dopo l’interruzione dei lavori legata al conflitto in Sudan, comporta inoltre questioni ambientali e politiche che richiedono il coinvolgimento del Sud Sudan.
𝗦𝗜𝗖𝗨𝗥𝗘𝗭𝗭𝗔 𝗜𝗗𝗥𝗜𝗖𝗔 𝗘 𝗙𝗨𝗧𝗨𝗥𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟’𝗘𝗚𝗜𝗧𝗧𝗢
Le dichiarazioni di Mohamed Nasr El-Din Allam riportano al centro del dibattito una questione che supera la semplice disponibilità di acqua del Nilo.
Per l’Egitto, la sicurezza idrica è strettamente connessa alla sicurezza alimentare, allo sviluppo industriale, alla crescita demografica e alla sostenibilità economica.
La necessità di aumentare l’efficienza agricola, sviluppare fonti alternative, migliorare il trattamento delle acque e rafforzare la cooperazione tra i Paesi del bacino costituisce una sfida di lungo periodo.
Il messaggio dell’ex ministro è che non basta disporre di una quota d’acqua riconosciuta dagli accordi storici: occorre garantire che ogni metro cubo venga impiegato in modo sostenibile, economicamente giustificato e coerente con le esigenze future del Paese.
FONTI : State Information Service – Dati ufficiali sul fabbisogno idrico egiziano (https://sis.gov.eg/en/media-center/news/cooperation-protocol-between-the-ministries-of-education-and-irrigation-to-enhance-water-awareness/)
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