Donne in prima linea: maternità e lotta nelle guerriglie di Sendero Luminoso e oltre (Mario Michele Pascale Editore, 2026).
Perché ho scritto questo libro: il senso profondo di “Donne in prima linea”

Quando ho deciso di scrivere Donne in prima linea: maternità e lotta nelle guerriglie di Sendero Luminoso e oltre, pubblicato da Mario Michele Pascale Editore, non avevo alcuna intenzione di redigere una mera cronaca storica o un saggio accademico asettico e distaccato. Volevo scavare dritta in uno dei nodi più complessi, rimossi e dolorosi della lotta armata in America Latina: la compenetrazione viscerale tra l’esperienza rivoluzionaria e la condizione biologica, sociale ed emotiva della maternità.
Spesso, la storiografia ufficiale e il giornalismo mainstream hanno dipinto le donne combattenti o attraverso i tratti stereotipati della “virago” spietata, oppure, all’opposto, riducendole a vittime passive di una violenza maschile e patriarcale. Attraverso questa ricerca, ho voluto rimettere al centro la complessità irriducibile di queste donne — penso alle militanti di Sendero Luminoso in Perù, ma estendendo lo sguardo anche all’esperienza delle FARC in Colombia e ad altri contesti cruciali del continente — che hanno vissuto la scelta armata dentro coordinate esistenziali profondamente laceranti.

Il testo si sviluppa attraverso un’attenta analisi geopolitica, storica e di genere. Nello specifico, l’opera affronta la complessità del conflitto peruviano (1980-2000) e il suo parallelo con il contesto colombiano, esaminando la lunga durata strutturale segnata dalla stratificazione coloniale, dalle disuguaglianze socioeconomiche e dai limiti storici dello Stato nell’assicurare una governance inclusiva.
Tra i temi centrali vi è l’eredità del pensiero di José Carlos Mariátegui e il modo in cui le ideologie insorgenti — in particolare quelle del Partito Comunista del Perù Sendero Luminoso (PCP-SL) — si siano compenetrate con la questione femminile e la struttura agraria della società. Il testo esplora inoltre il complesso e sofferto rapporto tra maternità e militanza armata, evidenziando il profondo doppio standard patriarcale all’interno delle organizzazioni rivoluzionarie e la rottura dei ruoli tradizionali di cura.
Ampio spazio viene dedicato alle biografie e alla simbologia di figure emblematiche come Edith Lagos, Carlota Tello ed Elvira Ramírez, le cui parabole intersecano gioventù, radicalismo politico e identità andina, alimentando memorie di resistenza e reazioni di rigetto da parte del potere costituito. Infine, il volume esamina la risposta dell’apparato controinsurrezionale — tra strategie militari, intelligence e il ricorso alla violenza di genere — mettendo in luce l’inquietante coinvolgimento di agenti femminili all’interno delle stesse strutture repressive statali.
Inoltre, un elemento di particolare rilievo che arricchisce l’opera è la sua natura bilingue: il libro è infatti pubblicato in due lingue, italiano e spagnolo, grazie alla preziosa traduzione con testo a fronte curata da Luis Felipe Cuenca Meneses, di origine colombiana.
La maternità come campo di battaglia ideologico e corporale
Il cuore pulsante del libro nasce da un interrogativo radicale: come si concilia l’utopia della trasformazione radicale della società con il corpo che genera vita? Per molte guerrigliere, la maternità non è stata semplicemente un impedimento operativo o una scelta da reprimere in nome della causa, ma un vero e proprio terreno di scontro ideologico. Nei movimenti armati di stampo marxista-leninista o guevarista, il corpo della donna è stato spesso ideologizzato come risorsa per la rivoluzione o, al contrario, rigorosamente disciplinato per evitare distrazioni rispetto alla linea politica.
Analizzare le testimonianze delle donne che hanno imbracciato le armi significa interrogarsi su come il patriarcato, la violenza di Stato e la militanza rivoluzionaria abbiano preteso di governare il corpo femminile, e su come queste stesse donne abbiano cercato di riappropriarsi del proprio destino. In Sendero Luminoso, ad esempio, la rigidità dogmatica e la struttura verticistica hanno imposto dinamiche ferree sulla vita privata e familiare dei militanti. Eppure, le testimonianze e i documenti ci restituiscono frammenti di umanità complessa, in cui la cura dei figli, la separazione forzata dai neonati affidati alle reti di solidarietà popolare, o la scelta consapevole di non procreare in clandestinità diventano atti politici di immenso peso specifico.
Oltre i confini del Perù: un’indagine geopolitica e di genere
Lavorare su questi temi significa anche fare i conti con la mia costante attenzione teorica verso le dinamiche dell’America Latina, un continente in cui la resistenza antimperialista si è costantemente intrecciata con la questione sociale e di genere. Allargare lo sguardo oltre il caso peruviano, includendo il prisma delle FARC e altre realtà regionali, mi ha permesso di evidenziare le differenze strutturali nei modelli organizzativi e nei codici etici dei diversi movimenti.
Se nelle FARC la struttura rurale e il controllo territoriale prolungato hanno talvolta permesso forme differenti di gestione della vita comunitaria e familiare all’interno dei fronti, in contesti di clandestinità urbana estrema e di terrore incrociato come quello peruviano, la maternità si è trasformata in una tragedia silenziosa, consumata tra i doveri della lotta armata e la repressione statale feroce.
Con questo libro ho voluto restituire voce a chi è stato ridotto al silenzio dalla retorica della contrapposizione armata, offrendo a chi legge non una tesi precostituita, ma uno spazio critico di riflessione sul prezzo umano, psicologico e politico che le donne continuano a pagare nei processi rivoluzionari e nei conflitti asimmetrici del nostro tempo.
