Negli scorsi giorni l’ex leader laburista Jeremy Corbyn, parlamentare britannico indipendente e attuale leader del partito socialista Your Party, ha denunciato la decisione del regime di Netanyahu di vietargli l’ingresso in Isreale, assieme ad altri 11 parlamentari britannici.
Corbyn, in merito ha scritto, in un articolo riportato anche dal sito Metro (https://metro.co.uk/2026/09/09/jeremy-corbyn-israel-cant-stop-fighting-a-free-palestine-29571852/) che tale aspetto offrirebbe “un piccolo assaggio del tipo di autoritarismo a cui i palestinesi sono sottoposti ogni giorno”.
Il leader socialista ha sottolineato che, durante le sue visite in Palestina ha “assistito a ciò che i palestinesi subiscono: infiniti posti di blocco, torri di guardia presidiate, arresti arbitrari, espulsioni e distruzione delle loro case” ed ha sottolineato che “A Gaza, l’occupazione israeliana controlla la maggior parte dei flussi in entrata e in uscita, bloccando illegalmente gli aiuti umanitari, il che ha provocato fame e sfollamenti di massa tra i palestinesi”.
Egli ha spiegato, nel suo articolo, che “La decisione di Israele di vietarci l’ingresso nel Paese, a quanto pare, è stata presa in risposta alla benvenuta decisione del governo britannico di imporre sanzioni sui prodotti provenienti dagli insediamenti illegali”. Ed ha aggiunto: “Questa decisione era attesa da tempo e l’isteria di coloro che vi si oppongono dimostra quanta impunità abbia goduto finora Israele. Il diritto internazionale è chiaro: la presenza di Israele nei territori palestinesi è illegale, come stabilito dalla Corte Internazionale di Giustizia nel luglio 2024, che ha imposto al Regno Unito l’obbligo di non fornire aiuto o assistenza a tale entità illegale”.
Nell’appello, ha ribadito la sua richiesta al governo britannico “di riconoscere il genocidio a Gaza” e di “porre fine a tutte le vendite di armi – compresi i componenti degli F-35 – a Israele e di dare ascolto alle mie ripetute richieste di un’inchiesta pubblica sulla complicità britannica”.
Jeremy Corbyn ha aggiunto che “Il governo israeliano può vietarmi di parlare, ma non può impedirmi di affermare che stanno commettendo un genocidio – e non smetterò mai di lottare finché non ci saranno vera giustizia, pace e libertà per il popolo palestinese”.
Il parlamentare britannico ha concluso scrivendo: “Nonostante tutti i tentativi di Israele di intimidirci e ridurci al silenzio e alla disperazione, non ho perso la speranza di poter un giorno tornare a trovare i bambini che ho conosciuto, in una Palestina libera e indipendente”.
Luca Bagatin
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