L’Italia delle sabbie mobili: cronaca di un declino corporativo e di un’asfissia intellettuale
Maddalena Celano
L’Italia non è semplicemente un Paese in difficoltà: è un organismo sociale e politico in avanzato stato di putrefazione, intrappolato in sabbie mobili asfittiche che stritolano ogni energia vitale, ogni spinta all’innovazione e qualsiasi forma di vero pensiero critico. Il Bel Paese si è trasformato in una gigantesca e lussuosa casa di riposo a cielo aperto, una nazione deindustrializzata, vecchia e ripiegata su se stessa, che ha barattato il proprio futuro in cambio della conservazione feroce dello status quo. Ma la tragedia più grande non è l’inevitabile declino economico o demografico; è la consapevolezza cinica e predatoria con cui la classe dirigente assiste a questo naufragio. Per i parassiti che occupano i posti di comando, il collasso dell’Italia non è un problema da risolvere, ma l’ennesima rendita da spremere fino all’ultima goccia.
Il blocco corporativo e l’allergia al merito
Il motore immobile di questa catastrofe è una fitta rete di corporazioni che governa ogni ganglio strategico dello Stato, dell’economia e della cultura. Non parliamo di un comitato segreto, ma di un sistema palese e blindato di privilegi ereditari: dai baroni accademici che gestiscono le università e i concorsi per cooptazione, alle professioni regolamentate chiuse a riccio contro la concorrenza; dai potentati finanziari del capitalismo di relazione e dei mercati protetti, fino alla burocrazia ministeriale inamovibile.
Questa casta ha un terrore viscerale del merito, della concorrenza e della competizione internazionale. Un sistema dinamico e meritocratico spazzerebbe via istantaneamente i mediocri compiacenti che occupano le poltrone. Ecco perché tutto deve restare immobile: la mobilità sociale è il nemico giurato di un’oligarchia che vive di favori, di tessere di partito e di fedeltà correntizie. L’obiettivo non è far crescere il Paese, ma preservare il proprio orticello, condannando i giovani brillanti, i ricercatori indipendenti e le voci radicali all’emigrazione o all’invisibilità forzata.
Il finto bipolarismo: la destra reazionaria e la sinistra dei salotti
In questo teatro di ombre, la dialettica politica italiana si riduce a una farsa grottesca. Da un lado siede una destra che incarna una cultura reazionaria, provinciale e asfittica, legata a doppio filo a una mentalità patriarcale e familista che non ha mai fatto i conti con la modernità antropologica.
Dall’altro lato vi è la cosiddetta “sinistra”, un fossile ereditario che usa l’antifascismo o la solidarietà internazionale — come il feticcio stanco di Cuba — come meri distintivi di nobiltà borghese. I quattro gatti che popolano questo panorama non studiano, non si aggiornano, non producono innovazione teorica e disprezzano il rigore intellettuale. Campano di rendite di posizione e di slogan ammuffiti, terrorizzati da qualsiasi analisi geopolitica autonoma, decoloniale o anticapitalista che metta in discussione il loro eurocentrismo salottiero. Di fatto, questa sinistra si è rivelata profondamente reazionaria e funzionale al sistema: serve unicamente a recitare la parte dell’opposizione addomesticata, innocua e utile a puntellare il regime dei poteri forti.
Il destino di un Paese che rifiuta di respirare
Il sistema mediatico ed editoriale mainstream fa il resto, fungendo da filtro spietato contro chiunque rifiuti di baciare la mano ai soliti notabili. Chi scrive libri di geopolitica critica, chi analizza i processi dei Sud del mondo, chi possiede una leadership intellettuale autonoma e tagliente viene confinato nei margini della piccola editoria indipendente o fatto oggetto di un silenzio assordante. I grandi gruppi editoriali preferiscono premiare il conformismo acritico e la mediocrità compiacente.
L’Italia è una nazione che sta morendo perché ha paura della propria intelligenza. Ha paura di chi sa guardare oltre la siepe del proprio cortile, di chi non si piega alle gerarchie di bottega e di chi rifiuta di farsi castrare da una mentalità di provincia elevata a sistema di governo. Finché le corporazioni, i baroni e i falsi oppositori continueranno a spartirsi le spoglie di questo Stato ESANIME, ogni sforzo di riscatto resterà imprigionato nelle sabbie mobili. E l’orizzonte, purtroppo, promette solo un rapido e inesorabile affondo.
