La votazione che si è tenuta all’ONU lo scorso 7 luglio 2026, riguardante l’urgente necessità di porre fine al blocco criminale contro Cuba, non è stata soltanto una mera operazione contabile tra delegati. È stata, a ben guardare, un momento di scioccante verità che ha messo a nudo la vera natura dell’ordine mondiale in cui viviamo. Mentre una vastissima maggioranza di 136 nazioni ha alzato la voce per pretendere la fine di una persecuzione che dura da troppi decenni, i paesi che hanno scelto di votare contro o di rifugiarsi nell’astensione hanno dimostrato di essere, a tutti gli effetti, gli ingranaggi di una macchina che non possiamo definire altrimenti che neocoloniale, fascista e liberista: una macchina che, semplicemente, non riesce a tollerare che esistano alternative alla sua egemonia.
Se ci chiediamo perché questi paesi abbiano votato contro la fine del blocco, la risposta va cercata guardando alle loro politiche interne, che sono lo specchio fedele delle loro scelte diplomatiche. Questi regimi, infatti, agiscono come il braccio armato del capitale globale. Al loro interno, portano avanti agende basate su un autoritarismo estrattivo che si nutre del saccheggio delle risorse naturali e di un sistematico smantellamento dei diritti sociali. Non sono semplici alleati dell’imperialismo; sono essi stessi piccoli imperi che temono l’esempio cubano come il diavolo teme l’acqua santa. Perché lo temono? Perché la resistenza di Cuba dimostra, nei fatti, che un’altra strada è possibile, che si può gestire la salute, l’istruzione e le risorse in modo collettivo e dignitoso. Il loro “fascismo neoliberista” non è altro che la difesa strenua di un dogma: quello secondo cui il mercato è l’unico regolatore della vita umana. Di conseguenza, votare contro Cuba significa, per questi governi, votare per la restaurazione di un colonialismo in cui ogni popolo che osi rivendicare la propria autodeterminazione deve essere affamato e isolato per evitare che il “contagio rivoluzionario” si diffonda.
L’AMARA SCELTA DELL’ASTENSIONE
Poi c’è il capitolo, ancora più amaro, di chi ha scelto l’astensione, come il Canada e l’Egitto. A mio avviso, il loro comportamento è forse più disgustoso dell’aperta ostilità degli altri. Scegliere la neutralità quando si è di fronte a un’ingiustizia così manifesta significa, nei fatti, scegliere di stare dalla parte del carnefice.
Il Canada, in particolare, rappresenta un paradosso doloroso. Parliamo di una nazione che, fino a poco tempo fa, abbiamo visto subire minacce di annessione, aggressioni verbali e pressioni politiche brutali proprio da parte dell’amministrazione Trump. Eppure, di fronte a questa votazione, il governo canadese ha preferito la via della viltà, rifugiandosi in un’astensione che puzza di paura e di sottomissione. Avrebbero potuto cogliere l’occasione per denunciare la violenza dei metodi imperialisti che loro stessi hanno rischiato di subire sulla propria pelle, e invece hanno tradito i principi che, a parole, dichiarano di difendere, dimostrando che, quando la pressione si fa insostenibile, le democrazie liberali preferiscono sacrificare i diritti umani sull’altare della propria sicurezza nazionale.
E che dire dell’Egitto? La sua posizione è la testimonianza plastica di come il debito estero possa trasformarsi in catene invisibili ma insopportabili. Un paese che avrebbe una funzione storica nel panorama del Terzo Mondo è stato ridotto al silenzio dalle logiche del credito internazionale e da un allineamento forzato con gli interessi atlantici, tutto pur di preservare la stabilità interna di un regime che ha barattato la propria dignità per non scontentare i suoi protettori.
IL TRADIMENTO DELL’ITALIA
In questo quadro, anche l’Italia ha scelto l’astensione. È un comportamento profondamente ingrato e indegno, un vero tradimento verso Cuba che ha sempre dimostrato generosità verso il nostro paese. Non possiamo dimenticare gli aiuti fondamentali arrivati durante i momenti più critici della pandemia, con le brigate mediche “Henry Reeve” inviate a Crema e a Torino, o il sostegno offerto in Calabria e in tante altre realtà italiane. Cuba ci ha teso la mano quando eravamo in ginocchio e non ha chiesto nulla in cambio; rispondere a questo con l’astensione è un atto che offende la dignità di un intero popolo e dimostra, purtroppo, la nostra mancanza di valore in questa circostanza.
UNA CONCLUSIONE NECESSARIA
In conclusione, questa votazione è una vera e propria infamia documentata. I paesi che hanno sostenuto il blocco sono i custodi di un sistema che ha paura della libertà altrui, semplicemente perché la propria libertà interna si basa unicamente sul controllo, sulla repressione e sulla disuguaglianza. Non votano contro Cuba per ragioni di sicurezza; votano contro il diritto di ogni popolo di decidere il proprio destino. Maddalena Celano non può che denunciare questa farsa con la massima fermezza. Finché esisteranno governi disposti ad affamare un intero popolo pur di compiacere le logiche di Washington, il mondo rimarrà prigioniero di un modello criminale. Non c’è spazio per la diplomazia quando si parla di crimini contro l’umanità: chi non ha votato a favore della fine del blocco ha scelto di stare, consapevolmente o per vile convenienza, dalla parte dell’oppressore. Cuba, con la sua resistenza eroica, continua a indicare la via, mentre questi Stati confermano, con il loro voto, di essere solo spettatori decadenti di un’epoca che deve, al più presto, giungere a termine.

