Ro. Ro. – Sono trascorsi quasi tre mesi dal 28 febbraio, data in cui è cominciata l’aggressione israelo-americana alla Repubblica Islamica dell’Iran, e dopo oltre una sessantina di annunci-farsa, propagandati con la solita sbruffonaggine dal fulvo presidente americano, e puntualmente smentiti da Teheran, questa volta pare che l’accordi sia stato trovato per davvero, con la preziosa mediazione specialmente del Pakistan. Il trattato infatti dovrebbe essere formalizzato come Dichiarazione di Islamabad, per mettere la parola fine a quella che ufficialmente è considerata la Terza Guerra del Golfo, dopo le prime due scatenate sempre a causa della prepotenza americana, per opera degli ex presidenti Bush padre e Bush figlio.
La tregua, per altro ben poco rispettata da Stati Uniti e Israele (che per altro sta continuando a bombardare il Libano e ha manifestato l’intenzione di non ritirarsi), e le ovvie risposte da parte iraniana, pare finalmente approdata a un accordo di pace, che dovrebbe essere sottoscritto il 19 giugno a Ginevra.
Il trattato è stato redatto sulla base della documentazione raccolta dai mediatori di Qatar e Pakistan, e il punto focale è l’intesa per la riapertura dello Stretto di Hormuz, la rimozione del blocco americano e, in cambio, l’Iran si impegna allo sminamento entro 30 giorni dalla firma, a non imporre pedaggi per 60 giorni e, come contropartita, gli Stati Uniti si impegnano per un sensibile allentamento delle sanzioni.
Nonostante le pesanti opposizioni del nazi-sionista assassino di massa Netanyahu, il trattato prevede il cessate-il-fuoco in Libano. Una volta stabilita e portata termine questa fase, si procederà alla definizione della questione dell’uranio arricchito.
Il fulvo presidentone americano ha comunicato che sarà il suo vice, J.D. Vance a rappresentare gli Stati Uniti, mentre da parte iraniana ci saranno il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, e il presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. Le due delegazioni hanno comunicato inoltre la disposizione al ristabilimento delle relazioni bilaterali, interrotte nel 1979, da quando la Rivoluzione Islamica ha segnato la caduta del regime dello Scià Reza Pahlavi e la presa del potere da parte dell’Ayatollah Ruhollah Khomeini.Dal 28 febbraio, giorno dell’aggressione israelo-americano, l’Iran ha vissuto un vero e proprio assedio militare e subito duri colpi, ma ha ribaltato il campo usando la leva di Hormuz e degli attacchi alle infrastrutture e le basi nei Paesi del Golfo come strumento di pressione sull’economia globale.
Alla prova dei fatti, se l’accordo reggerà, gli Stati Uniti dovranno ricorrere a un negoziato per vedere rispettato il principio strategico del controllo su stretti e rotte marittime globali.
Inoltre, è stato stabilito che verrà separato il negoziato con Washington e con Israele, per tre principali motivi: il Libano è incluso nel perimetro del cessate-il-fuoco, contro la volontà del governo nazi-sionista; l’arsenale missilistico, vero e proprio spauracchio iraniano; e il sostegno di Teheran alle milizie sciite nella regione mediorientale, che non rientrano nel negoziato. L’Iran si impegna a non sviluppare armi nucleari ai sensi del Trattato di Non Proliferazione (di cui è firmatario), al contrario di Israele, che ha un arsenale nucleare non dichiarato e non è firmatario dello stesso trattato TNP.
La vera sfida sarà capire come consolidare le basi dell’accordo e, soprattutto, comprendere in quali modi si passerà dalla prima alla seconda e decisiva parte delle trattative sul nucleare.
La vera notizia, comunque, è che dopo molti annunci a vuoto finalmente si parla di un percorso verso la stabilità, di cui il Medio Oriente e il mondo hanno bisogno.
