Roberto Roggero – Intervista esplosiva a Scott Ritter, ex ufficiale esperto della Sezione Intelligence dell’US-Marine Corp e Ispettore ONU per gli Armamenti. La verità nuda e cruda su quello che sta accadendo in Medio Oriente, nel Golfo, in Iran e nello Stretto di Hormuz. Ciò che segue, sono le sue dichiarazioni, senza mezzi termini e giri di parole.
Il “mega-biondo” Donald ha annunciato la forzata apertura dello Stretto di Hormuz con l’operazione “umanitaria” Project Freedom, escogitata per aggirare il divieto di proseguire una guerra senza l’approvazione del Congresso oltre i 60 giorni dall’inizio. Il risultato è che la guerra si è riaccesa, gli elicotteri da combattimento americani attaccano le imbarcazioni veloci iraniane e l’Iran lancia a sua volta droni e missili, anche a danno dei Paesi del Golfo che continuano a supportare l’aggressione americana. È chiaro che gli Stati Uniti non puntano esclusivamente alla riapertura dello Stretto di Hormuz, anzi, probabilmente è la cosa che gli interessa di meno, se non in chiave di restituzione del favore da parte dei Paesi che invece dipendono da questo.
La massa di notizie, che in gran parte si contraddicono l’una con l’altra, rendono opaca la situazione reale, come quella delle due navi da guerra colpite da missili o droni iraniani, e quella delle due navi mercantili battenti bandiera statunitense che invece sarebbero riuscite a percorrere lo Stretto. Gli americani hanno una spiccata tendenza a mentire al mondo, ma certamente le navi non autorizzate e non riconosciute da Teheran vengono prese di mira, e anche che sono stati colpiti obiettivi sensibili negli Emirati Arabi. Da parte loro, gli americani hanno affermato di avere affondato almeno sei imbarcazioni veloci iraniane, quelle che appartengono alla cosiddetta “flotta delle zanzare”. DI fatto è innegabilmente una situazione di guerra, non si potrebbe definire in altro modo. E’ chiaro che la tregua è finita, se mai c’è stata. Se la situazione dovesse peggiorare, le opzioni sono diverse, quindi bisognerà necessariamente aspettare e vedere.
Nel frattempo, oltre agli Emirati Arabi, anche Bahrain e Kuwait hanno dichiarato lo stato di emergenza, e probabilmente altri Paesi dell’area saranno costretti a fare lo stesso. I Paesi del Golfo hanno capito che le conseguenze di un’azione così precipitosa e sconsiderata da parte degli Stati Uniti e di Israele, potrebbero essere non solo dannose, ma decisamente fatali.
L’Iran ha avvertito Washington, usando canali di comunicazione indiretti, gli iracheni si sono rivoti a Mosca, e Vladimir Putin è stato al telefono un’ora e mezza con il “biondone” Trump. Secondo quanto ha rivelato Yurj Oushakov, ex ambasciatore negli Stati Uniti e consigliere di Putin per la politica estera, Putin ha riferito che l’Iran è stato molto chiaro circa le conseguenze di un’ulteriore azione americana contro la Repubblica Islamica sarebbero devastanti per gli Stati Uniti, per il Medio Oriente e per il resto del mondo.
Al momento, secondo quanto riferisce Scott Ritter, ex ispettore per gli armamenti alle Nazioni Unite ed ex ufficiale dell’intelligence del corpo dei Marines, la situazione appare ancora contenibile, ma se il fulvo presidente americano continua a tirare la corda, c’è il rischio che si spessi, e allora saranno davvero guai seri.
Il problema è che il contenimento di una ulteriore escalation della guerra, richiede necessariamente un passo indietro da parte americana, cosa che Trump “il biondo” pare non essere assolutamente intenzionato a fare. Si spera che Washington opti per il buon senso e fermi l’aggressione. È l’unico modo per evitare il peggio.
Anche gli Emirati Arabi potrebbero ridimensionare la propria partecipazione, dato che nell’ultima settimana hanno fatto una manovra strategica molto azzardata, acquistando strumentazioni per la difesa missilistica da Israele e permettendo la presenza di truppe israeliane sul proprio territorio. Adu Dhabi ha preso una decisione effettivamente molto grave e pesante, perché fare arrivare missili israeliani e permettere che truppe israeliane operino sul proprio territorio, significa allontanarsi dalla comunità degli Stati del Golfo e orientarsi verso i cosiddetti Accordi di Abramo, cioè accettare, o quanto meno, tollerare il disegno terrorista del Grande Israele. Una scommessa enorme, perché è una scelta dalla quale difficilmente si potrà tornare indietro. Viene da domandarsi che cosa sperano di ottenere gli Emirati Arabi, dato per certo che è un disegno geopolitico che potrebbe avere qualche speranza di realizzarsi unicamente se l’Iran dovesse essere sconfitto strategicamente e militarmente, eventualità molto difficile, se non impossibile.
Gli Emirati si trovano in una condizione praticamente esistenziale, non potendo più barcamenarsi fra le due parti e non potendo più accettare mezze misure. Gli Stati Uniti prenderanno una decisione simile? C’è da augurarsi di no, ma gli analisti non credono che il buon senso faccia parte del DNA del fulvo presidente americano e della sua cerchia di cortigiani, primo fra tutti l’invasato pseudo-religioso Pete Hegseth, segretario alla Difesa.
Quali sono allora gli obiettivi, se la situazione può ancora essere contenuta? Donald “the blond” Trump potrebbe presentare l’iniziativa di fermare la guerra come se fosse una sua idea e sfruttarla come mossa di comunicazione, presentando l’Iran come ha sempre fatto, ovvero come se l’aggressore fosse la Repubblica Islamica.
In questo quadro, quali potrebbero esser gli obiettivi americani, visti in chiave di frenata della escalation? È ipotizzabile che il fulvo presidente americano voglia spingere un po’ oltre, per vedere se l’Iran sia disposto o meno ad aprire lo Stretto di Hormuz anche sotto monitoraggio, ma è anche vero che l’intelligence americana in fondo non è composta da ignoranti e ingenui, e sanno benissimo che Teheran non permetterebbe una cosa del genere, che darebbe occasione anche ad alcuni Paesi europei di decidere per affiancarsi all’iniziativa americana.
Se comunque l’intelligence americana è formata da persone con cognizione di causa, intelligenza e realismo, l’entourage di Trump è invece formato da un discreto numero di idioti poco intelligenti, a partire dal segretario alla Difesa Pete Hegseth e dal segretario al Tesoro Scott Bessent, altrimenti non gli si sarebbe mai permesso di dare inizio a questa follia, anche su insistenza dell’assassino di massa israeliano Netanyahu. E purtroppo sono le persone che prendono le decisioni. Basta guardare alla base intellettuale della politica americana nei confronti dell’Iran e del Medio Oriente, gestita dalla FDD (Foundation for Defence of Democracy) di fatto appendice del ministero degli Esteri israeliano, tanto che quando venne costituita (appena dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001) aveva perfino un nome ebraico. Basta andare a vedere il sito internet per rendersi conto di che cosa sia. Originariamente si chiamava infatti Emet, che in ebraico significa “Verità”, e fu creata nell’aprile 2001 da un gruppo di donatori pro-Israele. Cambiò nome poco dopo gli attacchi alle Twin Towers, allargando la propria missione per concentrarsi sulla sicurezza nazionale e la lotta al terrorismo, ed è in collegamento costante con la ancora peggiore AIPAC (American Israel Public Affairs Committee), la potente lobby che promuove il rafforzamento dell’alleanza USA-Israele. Tutto questo fa capire come non sia né la CIA né la DIA a dettare le linee politiche, ma la lobby israeliana americana e quindi si può ben immaginare che certe decisioni non vengano prese nello Studio Ovale, ma a Tel Aviv.
In conseguenza di ciò, si torna al discorso che sta a monte della crisi fra Stati Uniti e Iran, cioè gli obiettivi, ovvero la politica israeliana nella regione, con il coinvolgimento degli Emirati Arabi nel folle progetto Grande Israele. In linea con tale obiettivo, il segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, sta adottando precise strategie economiche contro la Repubblica Islamica, che derivano totalmente dai rapporti del FDD, che sono strategie completamente sbagliate, prese in base a grossolani errori di valutazione. Tutto ciò che viene detto sull’Iran è assolutamente falso, le infrastrutture petrolifere ed energetiche iraniane non rischiano di crollare per cattiva manutenzione o per la guerra in corso, alla quale Teheran si stava preparando da diversi anni. Tanto meno è esaurita la disponibilità di stoccaggio del petrolio, ed è poi falso che l’Iran non stia guadagnando perché non vende il proprio petrolio. Basta osservare che cosa succede ai confini con il Pakistan, dove vi è un costante transito di mezzi ferroviari e cisterne. L’Iran sta vendendo molto petrolio, e sta guadagnando non poco in valuta pregiata. La stupidità e la mancanza di lungimiranza di Scott Bessent è eguagliata solo da quella di Pete Hegseth, invasato pseudo-religioso nonché alcolizzato in overdose da testosterone che continua a raccontare di una immaginaria vittoria contro l’Iran.
All’inizio delle operazioni, il 28 febbraio, Washington aveva dichiarato tre obiettivi per l’Iran: “regime change”, annullamento delle capacità riguardo i missili balistici, ed eliminazione del programma nucleare. Nessuno di questo obiettivi è stato raggiunto. Oggi la leadership di Teheran è più forte di prima; i missili ci sono ancora e in gran numero, e stanno colpendo navi, infrastrutture e basi americane; e per quanto riguarda il programma nucleare, Teheran non lo mette neanche in discussione. Di conseguenza, la tanto propagandata invincibilità yankee altro non è che imbarazzo, umiliazione e spreco di migliaia di miliardi di dollari.
Anche quella parte della stampa americana, che inizialmente aveva sostenuto l’attacco all’Iran, sta osservando la realtà dei fatti e sta ammettendo che la grande struttura americana in Medio Oriente è a pezzi, e quelli che, come Pete Hegseth, che continuano a dichiarare “ci pensiamo noi! Sistemiamo tutto noi!” mentono spudoratamente, sapendo di mentire oppure non se ne rendono conto e credono alle loro stesse bufale. Così come il comandante del Centcom, ammiraglio Brad Cooper, che si preoccupa più di dichiarare falsità come il fatto che giornalmente sorvola lo Stretto di Hormuz per resoconti fotografici. Forse lui, che è sul posto, si sta rendendo conto che tutta questa grande messa in scena non è che un clamoroso fallimento, e di certo non osa sorvolare quel tratto di mare, perché sarebbe immediatamente abbattuto. Pura stupidità di irresponsabili che hanno costruito una enorme fantasia e la riempiono di retorica. Niente di quello che dichiarano corrisponde al vero, e niente di quello che fanno porta ad alcun risultato.
Il fulvo presidente americano e la sua corte di incoscienti adulatori si trovano di fronte a un chiaro avvertimento da parte dell’Iran: se gli Stati Uniti continuano a incrementare l’aggressione, verranno attaccate e distrutte tutte le infrastrutture petrolifere in Qatar, Bahrain, Kuwait, ed Emirati Arabi, ovvero la distruzione fisica, e soprattutto economica, di questi Paesi-chiave per l’economia mondiale. Un pericolo oggi sempre più tangibile.
La Russia ha cercato più volte di mettere in guardia il “biondo” Donald, sia con la visita di quest’ultimo a Mosca, sia con ripetute telefonate, ma o fato è che intorno al fulvo Trump non c’è nessuno che abbia il coraggio di confermare ciò che Putin ha detto. Una situazione che ricorda quella di Hitler chiuso nel bunker di Berlino, con i suoi generali i quali, piuttosto che metterlo di fronte alla realtà, preferirono suicidarsi.
Gli analisti sono sempre più convinti che, oltre alla presenza di persone visceralmente stupide all’interno dell’amministrazione americana, lo stesso comandante in capo offre continue dimostrazioni di insanità mentale, con marcate caratteristiche di disturbo narcisista maligno della personalità, insomma, una patologia da disturbo psicotico, che sfoga in modo assolutamente immaturo in discorsi sconclusionati e con assurdi post sui social media, come un adolescente con montate ormonali. E parliamo del presidente di una potenza mondiale che ha in mano i codici di sicurezza di armamenti atomici, e che ha scelto i collaboratori non in base a capacità oggettive, ma alle capacità di adulazione e alimentazione del suo smisurato ego, che è la cosa peggiore che si posa fare con un narcisista patologico.
Quale potrebbe essere la cura? La parte di mondo che ragiona spera che il rimedio sia l’Iran, con un bel diretto dritto sul naso. IL problema è che Teheran probabilmente metterà in pratica gli avvertimenti, colpendo i Paesi del Golfo come gli Emirati Arabi, con una strategia molto astuta, non rispondendo colpo su colpo, botta e risposta, ma scegliendo accuratamente il momento e l’obiettivo, inviando un chiaro segnale a tutti i Paesi arabi della regione. A quel punto ne risentirà certamente l’economia americana che andrà allo sfascio, specialmente se il barile di greggio arriverà a 200 dollari. E con questo sarà devastata anche l’economia mondiale. Qualcuno dovrà allora dire chiaramente al “biondo” Donald come stanno le cose, e ricordargli l’avvertimento che il suo predecessore, Bill Clinton, fece a sé stesso: “L’economia è la chiave e il motore del mondo, stupido! Agli americani interessa poco o niente cosa succede in Medio Oriente o in Africa, ma interessa ciò che succede in casa propria, quando vanno a fare benzina, al supermercato, al lavoro, dal medico, all’aeroporto”.
Resta da vedere che cosa si deciderà al fondamentale vertice che Trump dovrà avere a Pechino, ma se andrà avanti così non si arriverà a niente, l’incontro potrebbe perfino essere annullato, perché la Cina, come la Russia, sostengono l’Iran, e sono potenze mondiali di prima grandezza.
