Roberto Roggero – Se ne parlava ormai da diversi giorni: l’escamotage architettato dal “super-biondo” Donald e dalla sua cerchia di invasati guerrafondai, per aggirare la Costituzione americana che impone lo stop a qualsiasi azione di guerra e ai poteri del presidente/comandante in capo, dopo 60 giorni dall’inizio, senza approvazione del Congresso.
Fedele al motto popolare “fatta la legge, trovato l’inganno”, Donald il biondone ha dichiarato chiusa l’operazione “Epic Fury” iniziata il 28 febbraio scorso (e certo risultata in maggior parte fallimentare), dopo 60 giorni esatti, quindi ha sfruttato la tregua e gli inutili colloqui che si sapeva non sarebbero approdati a nulla di concreto, appositamente escogitati per guadagnare il tempo necessario a preparare la nuova operazione “Project Freedom”, ovvero un piano che comincia da zero e aggira le norme in vigore, per continuare la guerra che non ha mai avuto intenzione di interrompere, contro la Repubblica Islamica dell’Iran.
Sempre intenzionato a “riportare l’Iran all’età della pietra”, il fulvo presidente tenta ancora di vendere la versione sulla necessità di liberare lo Stretto di Hormuz (che per lui è già lo Stretto di Trump) e liberare il traffico alle navi mercantili dei Paesi terzi, definiti “spettatori neutrali e innocenti” (…che uomo dal cuor d’oro) mentre cercherà ancora lo sforzo diplomatico. Nulla di più falso.
Allo Studio Ovale vige sempre e costantemente il concetto MAGA, o America First, secondo il quale a Washington non importa assolutamente niente dei Paesi terzi, che anzi, hanno perfino osato rifiutare il proprio appoggio alla guerra di aggressione israeliane e americana all’Iran.Come se non bastasse, sul suo personal social Truth, il “biondo” Donald si è lasciato andare a dichiarazioni che hanno tutto il sapore di una presa per i fondelli: “Si tratta di un gesto umanitario da parte degli Stati Uniti, dei Paesi del Medio Oriente ma, in particolare, dell’Iran”, confermando che i suoi rappresentanti sono impegnati in “discussioni molto positive” con Teheran. Tanto positive che, mentre i rappresentanti americani, i fedeli esecutori Steve Witkoff e il rampollo di casa Trump, Jared Kushner, sono “impegnato nei negoziati”, cominceranno a piovere bombe e missili. Strano, perché in genere, quando un capo di stato definisce “molto positivi” i negoziati, non si è soliti fare ricorso ai bombardamenti, anzi, il contrario.
Il Comando Operazioni Medio Oriente (CENTCOM) dell’ammiraglio Brad Cooper ha ricevuto disposizioni dal Pentagono, per incrementare l’aggressione con una forza ancora più massiccia della precedente, con più di 15mila soldati, oltre 100 aerei e una flotta considerevole di cacciatorpediniere lanciamissili, unità di supporto, droni e altre diavolerie di guerra, che secondo Donaldone servirebbero solo per liberare lo Stretto di Hormuz. Vedremo se in Iran verranno distrutti altri ospedali, scuole, abitazioni civili, centrali elettriche e siti di interesse strategico. E se non ci saranno nuovamente vittime civili.
“Project Freedom” si inserisce nel quadro del Maritime Freedom Construct, protocollo che punta a coordinare la diplomazia, con scorta armata, per garantire la sicurezza del traffico commerciale.
L’unilateralismo americano comincia però a vacillare, perché dopo l’opposizione della Spagna, è la volta della Francia, che intanto ha ritirato tutte le proprie riserve auree dal territorio americano. Il presidente Emmanuel Macron ha dichiarato esplicitamente che Parigi non prenderà parte a “Project Freedom”.
Per quanto riguarda l’Italia, il discorso è il solito: vassallaggio, servilismo, obbedienza. Dopo la commedia inscenata dal governo Meloni con un accenno di disaccordo, evidente manovra per recuperare consensi, debitamente orchestrata di concerto con Washington, proprio nell’imminenza della ripresa delle ostilità, il segretario di Stato Marco Rubio arriva a Roma per incontrare non solo il Papa, che per quanto riguarda il fronte bellico non ha voce in capitolo, ma il ministro degli Esteri, nonché maggiordomo Tony Tajani, e l’uomo delle lobby degli armamenti, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, e ovviamente la cameriera Giorgia Meloni, anche se i media mainstream danno per non ancora certo l’incontro con la premier…E certo, ci crediamo!
