Mosca, 1 Aprile 2026 – Il Cremlino è stato teatro di un incontro di capitale importanza per gli equilibri del Caucaso meridionale. Il faccia a faccia tra Vladimir Putin e il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan ha delineato i contorni di una relazione che, pur restando “speciale” per storia e civiltà, deve fare i conti con le nuove realtà geopolitiche: l’ombra delle imminenti elezioni armene, l’attrazione verso l’Unione Europea e il difficile rapporto con l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO).
1. La “Lezione” Economica di Putin: UE o EAEU?

Il Presidente russo ha aperto l’incontro con un approccio pragmatico, quasi da contabile, mettendo sul tavolo cifre che parlano da sole. Con un interscambio che ha toccato gli 11 miliardi di dollari, Putin ha voluto ricordare a Pashinyan che l’integrazione eurasiatica non è una scelta ideologica, ma un pilastro di sopravvivenza economica.
Il passaggio più critico ha riguardato le “tentazioni” europee di Erevan. Putin ha avvertito che non si può stare con due piedi in una scarpa:
«L’adesione simultanea all’Unione Doganale con l’Unione Europea e all’Unione Economica Eurasiatica è impossibile; è semplicemente insostenibile per definizione. La questione non è nemmeno politica; è puramente economica.»
Il leader del Cremlino ha poi affondato il colpo sul tema dell’energia, citando il costo del gas:
«Attualmente i prezzi del gas in Europa superano i 600 dollari per 1.000 metri cubi, mentre la Russia fornisce gas all’Armenia a 177,5 dollari. La disparità è vasta, la differenza è sostanziale.»
2. La replica di Pashinyan: Trasparenza e Diversificazione

Nikol Pashinyan non si è lasciato intimorire, rivendicando il diritto dell’Armenia di cercare le condizioni migliori per il proprio sviluppo, pur confermando la profondità dei legami con Mosca. Sulla questione europea, il Primo Ministro ha mantenuto una posizione sfumata:
«Ciò che stiamo facendo ora, e l’agenda che abbiamo, sono compatibili. È un fatto. E finché sarà possibile combinare queste agende, continueremo a farlo. Quando si arriverà al punto in cui una decisione dovrà essere presa, saranno i cittadini armeni a prenderla.»
Anche sul fronte energetico, Pashinyan ha giocato a carte scoperte, confermando che Erevan valuta anche altri partner per la costruzione della nuova centrale nucleare:
«Siamo completamente trasparenti, perché non nascondiamo il fatto che stiamo discutendo di queste questioni non solo con i partner russi, ma anche con altri, poiché cerchiamo la proposta più vantaggiosa.»
3. Il Nodo Sicurezza: CSTO e Karabakh

Il tema più spinoso è rimasto quello della sicurezza e del ruolo dell’CSTO, l’alleanza a guida russa da cui l’Armenia si è progressivamente allontanata dopo i conflitti con l’Azerbaigian. Putin ha ricordato che, una volta riconosciuto il Karabakh come parte dell’Azerbaigian (nel 2022 a Praga), l’intervento dell’alleanza non aveva più basi legali.
Pashinyan ha però ribadito il profondo senso di tradimento avvertito dalla popolazione armena:
«Non siamo ancora stati in grado di spiegare ai nostri cittadini perché l’organizzazione non abbia risposto, nonostante i suoi obblighi ai sensi del Trattato di Sicurezza Collettiva. Per questo motivo, al momento, non partecipiamo alle attività dell’CSTO.»
4. Elezioni e Prigionieri Politici

Infine, Putin ha sollevato con insolita franchezza il tema della politica interna armena, chiedendo indirettamente la liberazione o la partecipazione al voto di esponenti politici filorussi attualmente detenuti, alcuni dei quali in possesso di passaporto russo.
«Saremmo molto lieti se tutti questi partiti e politici potessero prendere parte al processo politico interno durante le elezioni. Alcuni, mi risulta, sono in prigione… vorremmo che potessero, perlomeno, partecipare.»
Pashinyan ha risposto con una difesa della democrazia armena, citando i limiti costituzionali:
«Sotto la Costituzione della Repubblica di Armenia, le persone con passaporto russo non possono candidarsi al Parlamento o alla carica di Primo Ministro. Quindi, non ci sono restrizioni in tal senso, ma regole chiare.»
Conclusioni: Una “Pace Fredda” tra Alleati?

L’incontro si è concluso con un clima di reciproco rispetto ma con la consapevolezza che l’Armenia è a un bivio. Se da un lato il legame con la Russia garantisce gas a prezzi di favore e mercati di esportazione certi, dall’altro Erevan non intende rinunciare alla propria sovranità nelle scelte di sicurezza e di politica estera. Putin ha sigillato il colloquio con una promessa che suona anche come un monito:
«Qualunque cosa accada, noi in Russia saremo sempre guidati da ciò che è meglio per il popolo armeno.»
FONTE: Sito del Presidente del Cremlino
