NEW YORK, PALAZZO DI VETRO – 25 MARZO 2026
Questo 25 marzo 2026, nel Giorno Internazionale del Ricordo delle Vittime della Schiavitù, la Storia ha emesso la sua sentenza definitiva tra le mura dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Con l’adozione della risoluzione A/80/L.48, intitolata “Dichiarazione della tratta di africani schiavizzati e della schiavitù coloniale razziale come il più grave crimine contro l’umanità”, il mondo ha finalmente chiamato l’orrore con il suo vero nome.
Non più una “tragedia accidentale”, non più un “capitolo oscuro” da archiviare con sterili celebrazioni: la tratta transatlantica è stata definita il crimine supremo, unico per scala, durata, brutalità e per il modo in cui continua, ancora oggi, a strutturare le disuguaglianze globali attraverso regimi razzializzati di lavoro e capitale. Eppure, mentre l’aula esplodeva in un applauso liberatorio guidato dal Ghana, il tabellone dei voti ha svelato una spaccatura morale che l’Occidente non potrà più nascondere sotto il tappeto della diplomazia.
La mappa del disonore: I paesi “contro” (rosso)
Mentre la stragrande maggioranza dei popoli chiedeva giustizia e riparazione, tre nazioni hanno avuto l’ardire di votare CONTRO, ergendosi a paladini dell’impunità storica. In questa mappa del disonore, il ROSSO dei regimi che negano la propria responsabilità brilla di una luce sinistra:
* Stati Uniti: Il delegato Dan Negrea ha avuto il coraggio di dichiarare che gli USA non riconoscono un “diritto legale a riparazioni per atti che non erano illegali all’epoca”. Una logica aberrante che vorrebbe sottoporre la moralità umana ai codici scritti dai carnefici stessi.
* Israele: Ancora una volta allineato fedelmente all’agenda negazionista di Washington.
* Argentina: Sotto l’attuale deriva revisionista, Buenos Aires ha tradito la sua stessa storia di lotte civili per accodarsi al blocco reazionario.
Questi stati non si sono limitati a votare contro; hanno tentato di boicottare il linguaggio della risoluzione, opponendosi ferocemente all’idea di una “gerarchia dei crimini” e, soprattutto, all’obbligo di scuse formali e risarcimenti materiali.
La pavidità dell’Europa: Gli astenuti (giallino)
L’Unione Europea, che ama autoproclamarsi “faro dei diritti umani”, si è rifugiata nell’astensione in blocco (GIALLINO). Tutti i 27 membri dell’UE, insieme a Regno Unito, Canada, Giappone e Australia, hanno scelto la via della codardia politica.
La scusa ufficiale di Bruxelles? La risoluzione mancherebbe di “chiarezza legale” e rischierebbe di “indebolire la portata di altri crimini contro l’umanità”. Menzogne. La verità è puramente finanziaria: i vecchi imperi coloniali temono i processi miliardari che questa risoluzione potrebbe innescare. Preferiscono ammettere la “mostruosità” dell’atto a parole, ma si rifiutano di mettere mano al portafoglio per risarcire le nazioni che hanno saccheggiato per secoli.
La dignità del “Global South” e gli alleati (verde)
Il fronte del VERDE (Favorevoli) ha invece mostrato una compattezza granitica. 123 voti che rappresentano il cuore pulsante e la coscienza del pianeta:
* Russia, Bielorussia e Serbia: In un’Europa asservita agli interessi atlantisti, sono stati gli unici ad alzare la testa, votando a favore e rivendicando la necessità di una giustizia storica integrale.
* Arabia Saudita e gli Stati dell’America Centrale: Hanno dimostrato che la lotta contro il colonialismo unisce geografie e culture diverse sotto un’unica bandiera di dignità.
* Ghana e Unione Africana: Autentici motori di questa vittoria, hanno preteso che il mondo smettesse di offrire “scuse deboli” e passasse finalmente ai fatti.
La battaglia per le riparazioni è appena iniziata
Questa risoluzione non è solo simbolica. Il testo esige la restituzione immediata e incondizionata dei beni culturali rubati (opere d’arte, archivi, monumenti) e apre la strada a negoziati internazionali per risarcimenti economici diretti.
L’Occidente può continuare a votare “no” o ad astenersi, ma non può fermare la marea della storia. Chi ha votato contro ha scelto di stare dalla parte delle catene; chi si è astenuto ha scelto di guardare altrove mentre le ferite sanguinano ancora. Noi, insieme alla maggioranza del mondo, abbiamo scelto la verità. E la verità non accetta sconti.
