Roberto Roggero – Com’era prevedibile, Teheran respinge in blocco i 15 punti proposti del “biondone” americano, che intanto continua a fare affluire forze militari nel Golfo, oltre ai già circa 50mila soldati presenti nell’area. In tutto e per tutto, proposte appositamente elaborate per non essere accettate, quindi escamotage poco efficace per guadagnare tempo e preparare nuove iniziative, fra cui operazioni offensive di terra, unanimemente considerate un azzardo destinato a sfociare in un bagno di sangue.
Il quadro rimane quindi pressoché invariato: l’Iran mantiene il controllo di Hormuz, non rinuncia al programma nucleare, né all’arsenale missilistico e a supportare gli alleati regionali, oltre all’intenzione di porre fine al regime di sanzioni imposte dall’Occidente e a ottenere un risarcimento per i danni di guerra.
Un quadro uguale a quello del periodo precedente al 28 febbraio, fermo al punto in cui si erano interrotti i negoziati mediati dall’Oman, e con la Turchia mantenuta fuori dal recinto della mediazione, nonostante le offerte del presidente Erdogan, alla presenza del vicepresidente americano J.D. Vance al posto del “biondo” Donald, e con il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf.
In dubbio anche la versione di eventuali colloqui a Islamabad, con la mediazione del Pakistan e il sostegno dell’Arabia Saudita, due Paesi a netta maggioranza sunnita, che recentemente hanno stipulato un importante trattato di cooperazione, anche dal punto di vista della deterrenza militare. Il binomio Pakistan-Arabia Saudita è profondamente significativo, in quanto tale alleanza pone in evidenza il fatto che un eventuale negoziato a Islamabad avrebbe lo stesso valore come se avvenisse a Riyadh. Su questa proposta, ancora nessuna risposta da Teheran.
Sullo sfondo, la magra figura di Donald “il biondone”, che aveva sbandierato, con la consueta propagandistica retorica e atteggiamento prepotente incontri e colloqui produttivi, prontamente smentiti dall’Iran, per voce dello stesso Mohammed Bagher Ghalibaf, autorità in continua ascesa dopo la morte di diverse figure chiave della leadership iraniana.
Probabilmente, il “biondo” presidente sta continuamente cercando di dichiarare vittoria, e tirarsi fuori da una guerra che a breve (elezioni di medio termine a novembre) potrebbe costargli la Casa Bianca. Intanto in Iran è stato nominato il successore del defunto Ali Larijani conme responsabile della Sicurezza Nazionale, cioè il generale Mohammad Bagher Zolghadr, ex comandante della Guardia della Rivoluzione Islamica, veterano e intransigente anti-occidentale, già vice comandante in capo, capo di stato maggiore congiunto e comandante delle forze paramilitari Basij.
Il Consiglio Nazionale di Sicurezza (SNSC) è più di un semplice organismo di coordinamento: è il punto di unione fra esercito, Guardia della Rivoluzione, intelligence e diplomazia.
