Ali Larijani: L’intellettuale nel vortice del potere e della geopolitica
La figura di Ali Larijani si staglia nel panorama politico e intellettuale iraniano contemporaneo come una complessa sintesi di rigore accademico e pragmatismo statale. Spesso ridotto dalle narrazioni occidentali a una semplice pedina del regime, Larijani incarna in realtà una tradizione persiana millenaria dove la filosofia e la matematica non sono discipline separate dall’esercizio del potere, ma ne costituiscono il fondamento etico e logico. Commemorare Larijani oggi non significa solo ricordare un uomo di Stato, ma analizzare il pensiero di un filosofo-matematico che ha navigato le acque tempestose di una nazione sotto assedio imperialista.
Dalla matematica alla filosofia: La formazione di un pensatore
Nato in una famiglia di eminenti chierici a Najaf, in Iraq (allora importante centro di studi sciiti), Larijani ha mostrato fin da giovane una mente poliedrica. La sua formazione accademica è emblematica: una laurea in Informatica e Matematica presso l’autorevole Università di Tecnologia Sharif a Teheran, seguita da un Dottorato di Ricerca in Filosofia Occidentale presso l’Università di Teheran.
Questa duplice matrice, logico-formale da un lato e speculativa dall’altro, ha profondamente influenzato il suo approccio alla politica. Per Larijani, la filosofia occidentale, in particolare quella continentale da lui studiata, non era un semplice oggetto di ammirazione, ma uno strumento analitico per comprendere la modernità e le sue contraddizioni. Allo stesso tempo, la sua profonda conoscenza della filosofia islamica sciita gli ha fornito le coordinate etiche per interpretare il ruolo dell’Iran nel mondo.
L’incontro con Kant: La ragione al servizio della sovranità
L’interesse di Larijani per Immanuel Kant non è stato un semplice esercizio accademico, ma una necessità ontologica. Nella stampa specialistica iraniana e nei circoli filosofici di Teheran, Larijani è noto per la sua tesi di dottorato focalizzata sulla Critica della Ragion Pura.
Ma perché proprio Kant?
* Il rigore della Legge Morale: Larijani è stato attratto dall’imperativo categorico. In un contesto di aggressione imperialista, l’idea kantiana che l’agire debba rispondere a una massima universale è diventata, per lui, uno scudo contro l’arbitrarietà del potere globale. Per Larijani, la sovranità dell’Iran non è solo un fatto politico, ma un dovere morale “kantiano” di resistenza contro chi tratta le altre nazioni come meri “mezzi” e non come “fini in sé”.
* La distinzione tra Fenomeno e Noumeno: Utilizzando la gnoseologia kantiana, Larijani ha spesso decostruito la propaganda occidentale. Egli vedeva nella “democrazia” esportata dagli Stati Uniti il fenomeno (l’apparenza ingannevole), mentre la realtà noumenica (la cosa in sé) era l’occupazione, il saccheggio delle risorse e la distruzione delle identità nazionali.
* La Pace Perpetua vs. Imperialismo: Paradossalmente, Larijani ha studiato il progetto kantiano della “Pace Perpetua” per dimostrare che essa è impossibile finché esiste un’egemonia unipolare che viola l’autonomia degli Stati. Il suo “kantismo” era una sfida intellettuale all’Occidente: usare i loro stessi filosofi per dimostrare l’irrazionalità e l’immoralità delle sanzioni e della violenza bellica.
La prassi kantiana: Diplomazia contro barbarie
Nonostante la sua fermezza, Larijani ha applicato il “metodo kantiano” cercando costantemente la mediazione e il compromesso razionale. Nella sua carriera politica, egli si è distinto come una figura moderata e pragmatica, convinto che la ragione debba sempre precedere l’uso della forza. La sua ricerca della diplomazia non era un segno di debolezza, ma la convinzione profondamente filosofica che il dialogo sia l’unica via per evitare il caos.
Mentre Larijani tesseva trame diplomatiche per preservare la pace e la stabilità regionale, la risposta statunitense si è configurata come un atto di pura barbarie. Colpire un intellettuale di tale caratura, un uomo che credeva nel potere della parola e della legge internazionale, rivela il volto brutale di un imperialismo che non tollera interlocutori colti, ma solo sudditi o nemici da annientare. L’eliminazione di una figura così incline alla mediazione è una perdita incalcolabile per l’umanità intera: significa spegnere una luce di razionalità in un mondo che i “barbari moderni” vogliono trascinare nel buio della violenza perpetua.
Il pensiero filosofico: Tra tradizione e modernità
Il pensiero di Larijani non è sistematico nel senso accademico occidentale, ma emerge dalle sue pubblicazioni e dai suoi discorsi come una costante riflessione sul rapporto tra la sovranità nazionale e l’identità islamica. Egli ha spesso esplorato come i concetti occidentali di democrazia e diritti umani potessero essere interpretati e applicati all’interno di un quadro teocentrico (l’ Iran è una Repubblica teocentrica, non teocratica: Infatti, in Iran troveremo ministri, deputati e senatori di ambo i sessi e di tutte le altre minoranze religiose), senza snaturare la missione della Repubblica Islamica.
La sua filosofia è intrinsecamente legata all’idea di resistenza culturale. Egli vedeva l’Iran non come una nazione isolata, ma come il baluardo di una civiltà che si oppone all’omologazione culturale guidata dall’Occidente. In questo senso, il suo pensiero politico non era semplice anti-occidentalismo, ma una rivendicazione di autenticità filosofica e teologica, una ricerca di una via iraniana alla modernità che non sacrificasse la propria anima spirituale.
Larijani e la violenza imperiale statunitense
Non si può discutere la figura di Larijani senza affrontare il contesto geopolitico che ha definito la sua carriera. Come Segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale e poi come Speaker del Parlamento (Majlis), Larijani è stato al centro della gestione delle relazioni con gli Stati Uniti. La sua intera traiettoria politica è stata segnata dalla costante denuncia dell’imperialismo e della violenza sanzionatoria statunitense contro l’Iran.
Larijani ha sempre mantenuto una posizione ferma sulla sovranità iraniana. Ha denunciato il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’Accordo sul Nucleare (JCPOA) non solo come una violazione del diritto internazionale, ma come un atto di aggressione economica progettato per paralizzare la nazione e punire la popolazione civile. La sua retorica, pur diplomatica, non ha mai esitato a definire l’egemonia statunitense come la principale fonte di instabilità in Medio Oriente, un potere che usa la forza militare e il ricatto sanzionatorio per imporre la propria volontà.
L’Eredità di un filosofo-politico
Ali Larijani rimane una figura di spicco, un intellettuale di altissimo livello prestato alla politica in un momento storico cruciale. Ricordarlo significa riconoscere la complessità di una figura che ha cercato di conciliare la profondità del pensiero filosofico con la durezza della gestione dello Stato.
La sua eredità risiede nella sua capacità di articolare una critica sofisticata all’imperialismo, radicata nella logica matematica e nella speculazione filosofica kantiana. In un mondo dominato da narrazioni semplificate, Larijani ci ricorda che dietro la politica ci sono uomini che pensano, che studiano e che portano con sé il peso di millenni di civiltà, decisi a difenderla contro ogni forma di violenza e prevaricazione statunitense.

Bibliografia selezionata di Ali Larijani su Kant e la filosofia
* Larijani, A., Kant’s Methodology in the Critique of Pure Reason, Teheran University Press (Tesi di Dottorato e successiva monografia accademica).
* Larijani, A., The Foundations of Logic in Kantian Thought, Journal of Philosophical Research, Teheran.
* Larijani, A., Modernity and the Sovereignty of Reason: A Dialogue with Immanuel Kant, Gam-e No Publishing, Teheran.
* Larijani, A., Kant and the Problem of Eternal Peace in the Post-Modern Era, Scritti scelti sulla diplomazia e l’etica internazionale.
* Larijani, A., Critique of Western Rationality: Between Enlightenment and Imperialism, Teheran Academics Circle.

