In occasione della Giornata della riunificazione della Crimea con la Russia, il 14 marzo si è tenuta a Roma la II Conferenza delle Associazioni di Amicizia Russia–Italia, intitolata «Crimea: storia e attualità». L’evento, svoltosi presso il Centro Russo di Scienza e Cultura (Casa Russa Roma) in Piazza Benedetto Cairoli, è stato organizzato dall’Ambasciata della Federazione Russa nella Repubblica Italiana in collaborazione con la Casa Russa a Roma.
La conferenza si è posta l’obiettivo di analizzare il ruolo della diplomazia pubblica nel rafforzamento delle relazioni bilaterali e di promuovere la diffusione di informazioni sulla storia e le prospettive di sviluppo della penisola. L’occasione ha visto anche la presentazione della mostra di Oleg Putnin, membro dell’Accademia Russa delle Arti, intitolata «Un mare di lavanda».

I lavori sono stati aperti da Daria Pushkova, Direttore della Casa Russa a Roma, che ha accolto i partecipanti sottolineando come questo appuntamento rappresenti un momento di calore e vicinanza necessario per i rapporti tra i due Paesi. La direttrice ha ricordato con orgoglio il successo della prima edizione della conferenza, svoltasi l’anno scorso in occasione dell’ottantesimo anniversario della Grande Vittoria, evidenziando come la Casa Russa sia diventata un centro pulsante di attività: dalle mostre d’arte, come “Un mare di lavanda” di Oleg Putnin, ai concerti e alle presentazioni letterarie.
Un punto centrale del suo intervento è stato dedicato all’istruzione: la Pushkova ha riferito che oltre 500 studenti seguono i corsi di lingua russa online e che, per l’anno accademico in corso, sono state ricevute ben 180 domande da parte di cittadini italiani per le 50 borse di studio messe a disposizione dal governo russo per le università della Federazione. Ha concluso ribadendo che l’intera attività del centro si muove in costante sinergia e sotto la guida dell’Ambasciata Russa in Italia.
Successivamente ha preso la parola l’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Alexey Paramonov. Nel suo discorso, l’Ambasciatore ha espresso un profondo ringraziamento ai presenti, definendo il suo saluto come un atto di incoraggiamento per i popoli italiano e russo che, nonostante le complessità internazionali, continuano ad apprezzare e a ricercare occasioni di incontro e dialogo.
«L’evento di oggi si tiene in occasione del 12° anniversario della riunificazione della Crimea con la Russia. 18 marzo 2014, a seguito di un referendum democratico nazionale, la popolazione della penisola ha votato quasi all’unanimità per tornare al porto nativo dopo un breve periodo di permanenza forzata in un altro stato.
Paramonov ha sottolineato che questa attività di confronto costante, portata avanti con determinazione negli ultimi tre anni, è fondamentale per permettere alle persone di incontrarsi e scambiarsi visioni diverse in un clima di rispetto reciproco. L’Ambasciatore ha poi inquadrato il valore della conferenza come uno strumento per superare le logiche di chiusura, puntando sulla diplomazia culturale e sulla corretta narrazione dei fatti storici legati alla Crimea, elementi ritenuti essenziali per favorire nuovi progetti congiunti e consolidare i rapporti di partenariato tra le organizzazioni dei due Paesi.
L’Ambasciatore ha infine concluso il suo intervento sottolineando la necessità di una spinta globale verso un maggiore equilibrio e una giustizia più profonda. Ha osservato come il mondo stia attraversando mutamenti epocali che richiedono lo sviluppo di ideali basati sull’equità e sulla solidarietà. Secondo l’Ambasciatore, solo seguendo una strada tracciata dal rispetto reciproco e dal dialogo civile tra uomini e Stati sarà possibile superare le attuali criticità internazionali. Ha infine rivolto un invito ai presenti a visitare la mostra artistica appena inaugurata, augurando a tutti un dibattito proficuo e una serata costruttiva all’insegna dell’amicizia tra il popolo russo e quello italiano.

Un momento di grande rilievo istituzionale è stato la lettura del messaggio di saluto di Sergey Lavrov, Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa.
«Un posto centrale nell’esposizione delle opere di Oleg Jur’evic Putnin, membro dell’Accademia Russa delle Arti, occupano i lavori del cosiddetto “ciclo crimeano”. Sorprendenti per la loro tecnica magistrale, queste opere raccontano il glorioso passato e la vivace quotidianità della penisola, trasmettendo l’inconfondibile atmosfera della sua magnifica natura. È simbolico che la mostra del nostro valente connazionale sia dedicata all’anniversario della riunificazione alla Russia della Crimea e di Sebastopoli, resa possibile dalla volontà liberamente espressa dagli abitanti della Crimea».
Nel testo, Lavrov ha espresso il suo apprezzamento per l’iniziativa, definendo la Crimea non solo come un simbolo storico, ma come un ponte di civiltà. Il Ministro ha sottolineato come la diplomazia pubblica, rappresentata dalle associazioni di amicizia presenti, giochi un ruolo cruciale nel contrastare la disinformazione e nel mantenere aperti i canali di comunicazione culturale e umana tra Russia e Italia, specialmente in un contesto di mutamenti globali.

Dopo il suo intervento, sono stati portati all’attenzione della platea i messaggi delle autorità della Crimea.
Il Governatore della Repubblica di Crimea, Sergey Aksënov, ha dato il benvenuto ufficiale celebrando l’opera di Oleg Putnin, valente pittore e accademico delle Arti, la cui mostra è considerata un ponte culturale significativo. Aksënov ha rivolto un invito caloroso a visitare la Crimea per scoprirne la bellezza e l’ospitalità, augurando a tutti i partecipanti pace, serenità e bontà.
A questi saluti si è aggiunto il messaggio di Georgy Muradov, Vicepresidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica di Crimea – Rappresentante permanente della Repubblica di Crimea presso il Presidente della Federazione Russa. Muradov ha espresso profonda gratitudine a Oleg Putnin per aver portato la sua arte in quello che ha definito il “santuario” delle rappresentanze russe in Italia. Ha ricordato come l’Italia e la Crimea siano legate da secoli di storia comune e come l’interesse degli italiani verso la penisola sia tuttora enorme, un legame che l’arte di Putnin riesce a valorizzare attraverso un immaginario poetico di straordinaria unicità.
Intervento dell’artista Oleg Putnin

L’evento ha quindi visto l’intervento di Oleg Putnin, accademico dell’Accademia Russa delle Arti e autore della mostra “Un mare di lavanda”.
«Negli ultimi anni, ho lavorato attivamente in Crimea ed è così che è nata la serie di dipinti “crimeana”, dedicata alla vita contemporanea della penisola e alla sua storia. Ho provato a creare un’immagine della Crimea mediante elementi associativi: la vendemmia, la vinificazione, gli sconfinati campi di lavanda, le montagne e il mare. Ci sono anche opere legate alla storia della penisola. Per esempio, nel dipinto ‘Kachi-Kal’on’, è raffigurata la Crimea… di duemila anni fa. Raffigura due mercanti, un romano e un greco, che accompagnano una carovana di merci acquistate verso il porto più vicino. Oppure il quadro ‘L’inaugurazione del Ponte di Crimea’ che, per sua natura, è un’opera storica, pur dedicata alla vita contemporanea».
Putnin ha parlato a lungo della sua visione estetica, spiegando come il suo lavoro sia una ricerca profonda radicata nell’arte greca e nella lezione del Rinascimento italiano. Citando l’ispirazione ricevuta da Mikhail Piotrovsky, Direttore dell’Ermitage, ha descritto la Crimea non solo come un paesaggio di lavanda e mare, ma come un luogo carico di simbolismo storico, esemplificato dal dipinto dedicato all’inaugurazione del Ponte di Crimea.
L’artista ha espresso una critica severa verso il degrado dell’arte moderna, contrapponendovi la necessità di tornare alla bellezza e all’armonia con la natura, prendendo come esempio Giorgio Vasari e l’eredità di Leonardo da Vinci. Ha auspicato che le sue opere, inclusi i soggetti mistici e storici, possano ispirare i presenti a creare azioni positive e costruttive.
Le opere esposte, di una bellezza straordinaria, hanno materializzato l’anima di un popolo che non sembra essere molto distante da quella del nostro Paese: con i suoi bei scorci sul mare, con le sue viti ordinate lungo verdi filari, con i grappoli pendenti e i suoi campi rigogliosi. Ma è nell’interpretazione dei campi di lavanda che il pittore sembra farci scorgere il fruscio del vento o il silenzio della distesa dipinta, dalla sua pennellata sembra addirittura giungere il profumo della pianta, dalla sua tela fuoriesce quell’aroma e ci avvicina alla bellezza della sua terra. Se ci fossero gli artisti a tendere la mano tra i popoli, le tele della vita sarebbero piene di armonia ed equilibrio. Suggerisco a tutti di andare a vedere la Mostra che sarà aperta per il vasto pubblico mercoledì prossimo 18 marzo alla Casa Russa.

Prima Sessione: “La primavera di Crimea: dalla specifica regionale alla dimensione globale”
Conclusa la fase dei saluti e l’ampia introduzione artistica, i lavori della conferenza sono entrati nel vivo con la prima sessione tecnica, volta a sviscerare il legame profondo tra l’Italia, l’Europa e la penisola crimeana.
L’intervento di Mikhail Rossiysky: «La Crimea come Santuario e Identità»
Il primo intervento è stato quello di Mikhail Rossiyskiy, Primo Segretario dell’Ambasciata Russa, che ha accompagnato il pubblico in un affascinante viaggio nel tempo per spiegare perché la Crimea non sia solo un territorio, ma il cuore pulsante dell’anima russa.
Rossiyskiy ha esordito ricordando che il mondo odierno sta attraversando mutamenti epocali e che, per affrontarli, serve una spinta verso una maggiore giustizia ed equità. Secondo il diplomatico, solo attraverso il rispetto e il dialogo civile tra uomini e Stati si potrà uscire dall’attuale situazione di stallo.
Entrando nel vivo della storia, Rossiyskiy ha descritto la Crimea come il “santuario” della nazione. Ha citato l’antica città bizantina di Chersoneso, dove nel 988 il Gran Principe Vladimir ricevette il battesimo, segnando l’ingresso del popolo russo nella cristianità. Questo luogo, ha sottolineato, è considerato tra i più importanti santuari storici dell’intera area russa.
Il diplomatico ha poi ripercorso le tappe che hanno legato la penisola allo Stato russo: dalle campagne di Pietro il Grande fino a Caterina la Grande, che nel 1783 la rese parte integrante dell’Impero. Ha ricordato con orgoglio come le truppe russe abbiano lasciato la penisola solo in un’occasione in tutta la storia: durante l’occupazione nazista nella Seconda Guerra Mondiale.
Un passaggio toccante è stato dedicato all’eroismo della difesa di Sebastopoli durante la Guerra di Crimea (1853-1856), definita una battaglia epica paragonabile all’Iliade. Rossiyskiy ha ricordato che tra quei difensori c’era anche un giovane ufficiale di artiglieria, il conte Lev Tolstoj, che proprio lì mosse i primi passi per diventare il gigante della letteratura mondiale. Ma la Crimea è stata anche terra d’elezione per artisti e intellettuali come Cechov, Volosin e Gorkij, attratti dalla sua luce e dal suo clima straordinario.
Arrivando alla storia recente, Rossiyskiy ha evidenziato come la Crimea sia stata la sede della Conferenza di Yalta del 1945, dove i grandi della Terra posero le basi dell’ordine mondiale del dopoguerra. Infine, ha toccato il tema del 2014, descrivendo il referendum come il culmine di una protesta contro la politica di “ucrainizzazione forzata” e il ritorno alla Russia come un passaggio verso lo sviluppo del XXI secolo, oggi visivamente rappresentato dal maestoso Ponte di Crimea inaugurato nel 2018.
Il diplomatico – ribadendo che i messaggi del Governatore Aksënov e del Rappresentante Permanente Muradov, hanno ribadito il legame secolare tra la Crimea e l’Italia – ha concluso augurando a tutti che l’arte di Oleg Putnin possa ispirare sentimenti di pace, serenità e reciproca comprensione.
L’intervento di Stefano Valdegamberi: “La Crimea vista da un italiano, tra passato e futuro”
Il primo italiano a prendere la parola è stato Stefano Valdegamberi, Consigliere Regionale del Veneto, che ha portato una testimonianza politica forte basata sulla sua esperienza diretta in Crimea nel 2015. Valdegamberi ha esordito denunciando quella che definisce una “visione russofobica” strumentale, utilizzata per dividere l’Europa occidentale dalla Russia. Secondo il consigliere, un’Europa unita e forte dovrebbe idealmente estendersi “da Lisbona ai monti Urali”, e la rottura di questo asse ha danneggiato in primis gli imprenditori italiani che guardavano con estremo interesse ai mercati orientali.
Ripensando alla storia, Valdegamberi ha ricordato come la presenza italiana in Crimea sia antica e radicata: dai sabaudi che cercavano legittimazione internazionale, alla storica comunità italiana che ha vissuto tragiche deportazioni sotto l’era staliniana. Ha sottolineato con orgoglio che “c’è un’anima italiana nella Crimea”, citando anche il legame di Garibaldi con quei luoghi. Ha infine raccontato il suo primo viaggio a Simferopol, ricordando l’emozione di aver agito per il diritto internazionale e per la verità, esortando la politica europea a ritrovare il coraggio di cambiare radicalmente rotta rispetto alle sanzioni e ai pregiudizi.
Eliseo Bertolasi: “Crimea. Memoria. Giustizia. Volontà”

Successivamente è intervenuto Eliseo Bertolasi, antropologo e membro dell’Associazione della Stampa Estera, che ha presentato un’analisi basata sul suo libro del 2019 e su anni di ricerche sul campo. Attraverso la proiezione di foto originali da lui scattate, Bertolasi ha illustrato l’essenza degli eventi del 2014, definendoli come un “ritorno a casa” dettato da una volontà popolare inequivocabile.
L’antropologo ha spiegato la profonda differenza identitaria riscontrata durante il suo dottorato: mentre nell’Ucraina occidentale l’identità veniva definita “in opposizione” ai russi, in Crimea la popolazione si sentiva e si dichiarava puramente russa. Ha mostrato immagini della fortezza genovese di Sudak per testimoniare il legame storico con l’Italia e ha ricostruito i giorni concitati del Maidan e dell’Anti-Maidan, evidenziando come la popolazione crimeana protestasse contro l’ucrainizzazione forzata e il ritorno di figure collaborazioniste elevate a nuovi eroi a Kiev. Citando i dati del referendum (oltre il 96% di consensi per la Russia), Bertolasi ha descritto il salto tecnologico della Crimea post-2014, mostrando le immagini del nuovo e avveniristico aeroporto di Simferopol e la grandiosità “ciclopea” del Ponte di Crimea, simboli di un nuovo inizio.
Fabrizio Famà: La dimensione spirituale e San Luca di Crimea

La conferenza ha toccato vette di profonda umanità con l’intervento di Fabrizio Famà, autore del volume “LUCA. Il Santo Medico” (Di Nicolò Edizioni, 2025). Famà ha aperto il suo discorso con una nota personale toccante, ricordando il legame storico tra la sua città, Messina, e la Russia. Ha rievocato il tragico terremoto del 1908, quando i marinai della Marina Imperiale Russa furono i primi a prestare soccorso, salvando migliaia di vite e recuperando il patrimonio sacro dalle macerie. «Per noi messinesi – ha dichiarato Famà – il rapporto con la Russia non è geopolitica, ma un ricordo di gratitudine umana».
Presentando la figura di San Luca di Crimea (al secolo Valentin Vojno-Jaseneckij), Famà ha descritto un uomo capace di unire fede e scienza: un chirurgo d’eccellenza, i cui studi sulle infezioni sono ancora citati nella letteratura medica, che scelse di restare fedele alla sua missione episcopale nonostante le persecuzioni e i lager siberiani. «San Luca è il santo con il bisturi in mano – ha sottolineato l’autore – un uomo che operava senza strumenti né anestesia nei luoghi di prigionia, dimostrando che la vera grandezza risiede nella fedeltà alla propria vocazione anche nel tempo più oscuro».
La Seconda Sessione: “Superare la logica delle sanzioni con iniziative civili”

I lavori sono proseguiti con il passaggio alla seconda sessione, introdotta da un momento solenne: la consegna di una lettera di ringraziamento da parte di Evgenij Primakov, capo della Rossotrudnichestvo (Casa Russa), a Sandro Teti, – editore, politologo, giornalista ed esperto di relazioni internazionali – definito un grande amico della Casa Russa per il suo instancabile lavoro di divulgazione culturale e editoriale.
Sandro Teti: “La vergogna delle sanzioni culturali. Il caso della Biennale di Venezia”
Proprio in questa fase è emerso uno dei temi più sentiti della giornata: il destino degli italiani di Crimea. È stato ricordato come la comunità italiana di Kerch, che affonda le radici nell’Ottocento (epoca in cui persino il fratello di Garibaldi risiedeva nella zona), sia stata per decenni ignorata dalle autorità di Kiev nonostante le richieste di riconoscimento. La svolta è avvenuta nel 2015 quando, a seguito di un incontro con il Presidente Putin, è stato emesso un decreto che riconosce ufficialmente gli italiani come una minoranza della Federazione Russa. Un atto che restituisce dignità a un popolo che si sente parte integrante di quella terra.
Il dibattito si è poi spostato sulla critica alla crescente censura culturale in Occidente, definita da Teti come “ignominiosa e inutile”. È stata denunciata la pressione su artisti e intellettuali russi (come il caso di Valery Gergiev) e il tentativo di cancellare la letteratura e l’arte russa dai palcoscenici europei.
Le associazioni presenti hanno ribadito la loro controproposta: intensificare i percorsi culturali e la divulgazione. È stato citato il lavoro di slavisti come Francesca Legittimo, autrice de “La Sfinge Russa”, e i percorsi curati da Sandro Teti sulla letteratura del volo. L’intervento ha lasciato un messaggio chiaro: nonostante le sanzioni e le chiusure istituzionali, lo sforzo di divulgazione della cultura russa in Italia – che prosegue ininterrottamente dal 1948 – non si fermerà.
Leonardo Fredduzzi: “Come togliersi il cappotto di Gogol: le difficolta di diffondere la lingua e la cultura russa in Italia”

Un momento di particolare fascino è stato dedicato alla lingua russa da parte di Leonardo Fredduzzi, direttore dell’Istituto di Cultura e Lingua Russa, come specchio della geografia e dell’anima di un popolo. È stato spiegato come la complessità dei verbi di movimento russi nasca dalla vastità stessa del territorio: una lingua costruita per descrivere lunghezze e direzioni in un Paese senza confini visibili. Questa riflessione si è intrecciata con la letteratura, citando l’incipit de “Le anime morte” di Gogol’, dove il destino di una carrozza e delle sue ruote diventa metafora del cammino della Russia stessa, una “troika” che continua a correre attraverso i secoli.
È stato inoltre evidenziato come, nonostante le restrizioni attuali, la Casa Russa rimanga uno dei pochi centri in Italia in grado di permettere agli studenti di viaggiare e vivere esperienze dirette, come i recenti soggiorni in Transnistria, descritta come un esempio armonioso di convivenza tra diverse comunità.
Mirko Preatoni: “Diplomazia culturale in tempi di crisi – orientarsi tra insidie e nuovi orizzonti di possibilità”

L’intervento di Mirko Preatoni, Presidente di Destinazione Solaris, ha portato il dibattito su un piano filosofico ed esistenziale. Analizzando l’etimologia della parola “crisi” (dal greco krino: separare, distinguere), Preatoni ha spiegato come il momento attuale, per quanto drammatico, sia un “momento di verità” necessario per distinguere il grano buono dal loglio.
«La crisi nel dialogo culturale – ha affermato Preatoni – non è solo un attacco alla Russia, ma un attacco all’identità di ognuno di noi».
Ha poi lanciato una proposta ambiziosa: riattivare, non appena i tempi lo permetteranno, il percorso per la creazione di un Centro di Cultura Italiana a Sebastopoli, riprendendo un’idea sollecitata già nel 2015 e che vedrebbe l’Italia tornare protagonista in Crimea con la propria eccellenza accademica e artistica.
Alfredo Ranieri Montuori: “L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. Difficoltà e prospettive di un nuovo ponte culturale con la Russia”

In chiusura Alfredo Ranieri Montuori, vicepresidente dell’Associazione Culturale “L’Aquila Siamo Noi”, ha portato la testimonianza della città de L’Aquila, legata alla Russia da un debito di gratitudine profondo. Dopo il terremoto del 2009, la Federazione Russa finanziò generosamente il restauro di monumenti simbolo come Palazzo Ardinghelli e la Chiesa di San Gregorio Magno.
«Chi vive all’Aquila è ben conscio di ciò che ha fatto la Russia», ha dichiarato il Montuori, sottolineando come l’attuale “ostracismo” culturale stia bloccando reti preziose tra i conservatori e le accademie delle due nazioni. In vista di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026, è stato annunciato un impegno solenne: l’Associazione proporrà al Sindaco Pierluigi Biondi un evento culturale di alto profilo con artisti russi, da tenersi proprio a Palazzo Ardinghelli, per onorare lo sforzo generoso che ha permesso la rinascita della città.
Un Mare di Lavanda per la Pace
L’evento si è concluso con la proiezione del documentario di Russia Today “Crimea. Rinascita” (28 min) sui cambiamenti infrastrutturali della Crimea negli ultimi dieci anni: dal nuovo aeroporto ai centri medici d’avanguardia.
Mentre gli ospiti si spostavano verso il rinfresco, tra i quadri di Oleg Putnin, restava nell’aria la sensazione che, nonostante le barriere politiche, il dialogo tra Italia e Russia continui a scorrere come un fiume sotterraneo, alimentato dall’arte, dalla memoria dei soccorsi prestati e dalla volontà di costruire, un futuro dove la cultura sia l’unica “arma” di confronto tra i popoli.







