MOSCA-PECHINO – Mentre il Medio Oriente traballa sull’orlo di un conflitto totale, si è attivato un imponente “cordone sanitario” diplomatico guidato da Russia e Cina. Tra il 1° e il 3 marzo 2026, l’attività dei ministri degli Esteri e dei capi di Stato ha delineato una posizione netta: la condanna unanime delle azioni militari di Stati Uniti e Israele e la richiesta di un ritorno immediato al tavolo negoziale.
L’Asse Lavrov-Wang Yi: “No alla legge della giungla”

Il coordinamento tra Mosca e Pechino è iniziato il 1° marzo con un colloquio tra Sergej Lavrov e Wang Yi. Il ministro cinese ha usato parole durissime, definendo “inaccettabili” gli attacchi contro l’Iran, l’uccisione della Guida Suprema e l’incitamento al cambio di regime. Pechino e Mosca hanno promosso congiuntamente una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza ONU, chiedendo alla comunità internazionale di opporsi alla “regressione mondiale alla legge della giungla”.
La condanna di Pechino e il ruolo dell’ONU

Il 2 marzo, la portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, ha confermato la ferma opposizione di Pechino all’attentato contro la guida suprema iraniana, descritto come una violazione della sicurezza sovrana e un calpestamento dei principi della Carta delle Nazioni Unite. La Cina ha ribadito tre punti chiave:
Cessazione immediata delle operazioni militari.
Ripresa dei negoziati.
Contrasto congiunto alle azioni unilaterali.
Putin e i leader del Golfo: La Russia come mediatore

In questo scenario, Vladimir Putin ha agito come perno di stabilità per le monarchie del Golfo. Nei colloqui con l’Emiro del Qatar, il Re del Bahrain e il Principe Ereditario saudita Mohammed bin Salman, il Presidente russo ha raccolto il consenso dei leader regionali. Riad, in particolare, ha riconosciuto nella Russia l’unico attore capace di un dialogo costruttivo sia con Teheran che con i Paesi arabi, in un momento in cui l’aggressione esterna mette in pericolo la sicurezza di tutta la regione.
Il monito di Wang Yi a Israele: “La forza non risolve i problemi”

Il 3 marzo, su richiesta israeliana, Wang Yi ha parlato con il ministro degli Esteri di Tel Aviv, Gideon Sa’ar. Il capo della diplomazia cinese è stato categorico: il percorso negoziale tra Iran e USA, che stava facendo progressi includendo anche le preoccupazioni di sicurezza israeliane, è stato interrotto dagli attacchi militari. “Il vero valore della potenza militare”, ha ricordato Wang Yi, “si misura nella capacità di prevenire la guerra, non di combatterla”. Pechino ha inoltre preteso e ottenuto rassicurazioni sulla sicurezza dei cittadini e delle istituzioni cinesi in Israele.
Conclusione: Un fronte per la stabilità

L’azione diplomatica combinata di Russia e Cina punta a dimostrare che l’uso della forza non è nell’interesse di nessuno, nemmeno degli aggressori. Mentre Mosca stabilizza i rapporti con le potenze del Golfo, Pechino agisce come garante del diritto internazionale all’ONU, cercando di salvare anni di sforzi per la soluzione nucleare iraniana e per la pace globale.
Fonti:
Sito del Presidente del Cremlino
