Mentre il panorama internazionale brucia sotto i colpi di una strategia di dominio globale sempre più spregiudicata, il “Deep State” americano, per bocca delle analisi di The Atlantic, svela il suo prossimo obiettivo: Cuba. Non è una novità, ma oggi la minaccia si tinge di un’urgenza militare che non vedevamo dai tempi della Guerra Fredda. Dopo le operazioni lampo contro il Venezuela e i raid in Medio Oriente, Donald Trump punta dritto al cuore pulsante della resistenza latino-americana.
Il pretesto della “Sicurezza Nazionale”: Una menzogna lunga 60 anni
La retorica della Casa Bianca è tanto logora quanto pericolosa. Giustificare un’aggressione a un’isola di 11 milioni di abitanti con la scusa della “minaccia alla sicurezza nazionale” è un insulto all’intelligenza globale. Cuba, situata a 90 miglia dalle coste della Florida, non ha mai invaso nessuno, non possiede testate nucleari puntate su Washington, né ha mai finanziato il terrorismo internazionale.
Al contrario, Cuba è vittima da oltre sei decenni di un bloqueo illegale, condannato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite quasi all’unanimità ogni singolo anno. La vera “colpa” di Cuba, quella che Washington non può perdonare, è la sua sovranità. È l’aver dimostrato che esiste un’alternativa al neoliberismo selvaggio, un modello che mette la vita e la dignità umana al di sopra del profitto. L’accusa di offrire basi a Russia e Cina è solo il paravento dietro cui si nasconde il desiderio di restaurare il protettorato coloniale che l’isola si è scrollata di dosso nel 1959.
L’esempio cubano: Medici contro bombe
Mentre le potenze imperialiste esportano democrazia a suon di droni e sanzioni che affamano i popoli, Cuba esporta vita. Noi italiani abbiamo un debito d’onore che non può essere dimenticato. Quando l’Europa ci voltava le spalle e il Nord Italia contava i morti a migliaia durante la prima ondata di Covid-19, la Brigada Henry Reeve era lì, nelle corsie di Crema e Torino.
Oltre 80 tra medici e infermieri cubani hanno rischiato la propria vita per salvare la nostra. Cuba non ci ha chiesto nulla in cambio, se non il riconoscimento della nostra comune umanità. Vedere oggi quegli stessi eroi minacciati di aggressione militare è un’infamia che ogni cittadino libero deve respingere con forza.
Solidarietà militante: Unisciti alla raccolta fondi
Non possiamo restare a guardare mentre si pianifica l’asfissia di un popolo. La solidarietà deve farsi azione politica e materiale. L’Associazione Umanitaria Semi di Pace, attiva da 28 anni a Cuba, ci offre lo strumento per rispondere concretamente. Le recenti misure restrittive americane hanno aggravato una situazione già difficile, colpendo l’accesso ai beni di prima necessità.
Dobbiamo sostenere le popolazioni di Artemisa e Mayabeque. Ogni euro inviato è un atto di resistenza contro chi vuole trasformare i Caraibi in un teatro di guerra. Stiamo raccogliendo fondi per:
* Medicinali salvavita che mancano a causa del blocco.
* Generatori e pannelli solari per rompere l’isolamento energetico.
* Beni alimentari per i più fragili.
DATI PER IL CONTRIBUTO:
* C/C Bancario n° 26611 presso BCC ROMA – Ag. Tarquinia
* IBAN: IT 75 W 08327 73290 000000026611
* C/C Postale n° 1072825027
* IBAN: IT 29 B 07601 14500 001072825027
* Intestato a: Associazione Umanitaria Semi di Pace – ODV (La Cittadella, Tarquinia)
* CAUSALE: CUBA NEL CUORE
Il Dovere della Scelta
José Martí ci ha insegnato che “gli uomini si dividono in due gruppi: quelli che amano e fondano, e quelli che odiano e distruggono”.
Noi abbiamo scelto da che parte stare. Stiamo con chi cura, con chi resiste, con chi non si vende.
Se “tutti gli occhi sono puntati su Cuba”, che siano gli occhi di chi è pronto a formare uno scudo umano contro l’ennesimo sopruso imperialista.
Giù le mani da Cuba! Patria o Muerte, Venceremos!
