Islamabad rivendica attacchi mirati contro sette obiettivi terroristici nelle province afghane di Nangarhar e Paktika. Il governo talebano denuncia vittime civili e parla di “crimini”. Tensione crescente lungo la Linea Durand.
di Chiara Cavalieri
ISLAMABAD – Nuova escalation lungo il confine tra Pakistan e Afghanistan, dove nelle ultime ore l’esercito pakistano avrebbe condotto attacchi aerei nelle province orientali e sudorientali afghane di Nangarhar e Paktika. Islamabad afferma di aver colpito sette obiettivi appartenenti al Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP) e alla Islamic State – Khorasan Province (ISKP), in risposta ai recenti attentati suicidi avvenuti in territorio pakistano.
Secondo fonti locali citate dai media afghani, i raid avrebbero interessato i distretti di Khogyani, Ghani Khel e Behsud nella provincia di Nangarhar, nonché Barmal e Urgun nella provincia di Paktika. L’emittente TOLOnews ha riferito che nel distretto di Behsud sarebbe stata colpita un’abitazione civile, con 23 membri di una famiglia rimasti intrappolati sotto le macerie; quattro persone sarebbero state tratte in salvo, mentre proseguono le operazioni di ricerca.
Il portavoce del governo talebano, Zabihullah Mujahid, ha denunciato su X una “nuova violazione del territorio afghano” da parte del Pakistan, sostenendo che i bombardamenti avrebbero causato vittime tra civili, comprese donne e bambini. Islamabad, dal canto suo, parla di “attacchi selettivi basati sull’intelligence” contro campi e nascondigli terroristici, negando implicitamente di aver preso di mira obiettivi civili.
LA DINAMICA DEI RAID E IL CONTESTO DI SICUREZZA
Le aree colpite si trovano lungo la Linea Durand, il confine tracciato nel 1893 dall’amministrazione coloniale britannica e mai pienamente riconosciuto da Kabul come frontiera definitiva. La regione, caratterizzata da un territorio montuoso e da una forte continuità etnica pashtun su entrambi i lati, rappresenta da decenni un corridoio operativo per gruppi armati.
Il Tehreek-e-Taliban Pakistan, organizzazione jihadista attiva contro lo Stato pakistano, ha intensificato negli ultimi anni gli attacchi nelle province di Khyber Pakhtunkhwa e Belucistan. Islamabad accusa da tempo il TTP di utilizzare il territorio afghano come base logistica e retrovia operativa. L’ISKP, filiale regionale dello Stato Islamico, costituisce un ulteriore fattore di instabilità, operando contro obiettivi talebani, pakistani e internazionali.
Gli attacchi aerei sarebbero stati motivati, secondo il Ministero dell’Informazione pakistano, dalla necessità di rispondere a recenti attentati suicidi che hanno colpito le forze di sicurezza pakistane. Islamabad ha ribadito che “la sicurezza e l’incolumità del popolo pakistano vengono prima di tutto” e ha sollecitato il governo afghano ad interim a impedire l’uso del proprio territorio per operazioni ostili contro il Pakistan.
SOVRANITÀ CONTRO SICUREZZA PREVENTIVA
L’episodio riporta al centro una questione giuridica e strategica delicata: il bilanciamento tra sovranità territoriale e diritto alla legittima difesa contro minacce non statali. Il Pakistan sostiene di aver agito in risposta a minacce concrete e immediate; Kabul denuncia una violazione del diritto internazionale.
Dopo il ritorno dei talebani al potere nel 2021, Islamabad aveva inizialmente confidato in una cooperazione più efficace contro il TTP. Tuttavia, la capacità del governo talebano di controllare pienamente le aree di confine è oggetto di discussione, mentre il TTP ha dimostrato una crescente resilienza organizzativa.
Il rischio attuale è un progressivo deterioramento dei rapporti bilaterali, con possibili ripercussioni sulla stabilità regionale. Un’escalation militare diretta tra Kabul e Islamabad aprirebbe uno scenario complesso in un’area già segnata da fragilità istituzionale, presenza di gruppi jihadisti transnazionali e tensioni tribali.
PROSPETTIVE
Al momento non esistono dati indipendenti e verificati sul numero effettivo delle vittime. La narrazione rimane polarizzata tra la versione pakistana – che parla di operazione mirata contro obiettivi terroristici – e quella afghana, che denuncia perdite civili.
La dinamica lungo la Linea Durand conferma come il confine afghano-pakistano resti uno dei teatri più sensibili dell’Asia meridionale. In assenza di un meccanismo stabile di cooperazione antiterrorismo tra i due governi, ogni attentato rischia di tradursi in un’azione militare transfrontaliera, alimentando un ciclo di accuse e rappresaglie.
La partita non si gioca solo sul piano militare, ma su quello politico e diplomatico: senza un coordinamento strutturale tra Kabul e Islamabad, la sicurezza di entrambi continuerà a essere precaria.
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