Il Segretario di Stato statunitense Marco Rubio
L’intervento di Marco Rubio alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco del 2026 segna il passaggio definitivo verso una nuova egemonia statunitense, travestita da unità della civiltà occidentale. Mentre Washington impone una guida suprema basata sull’onere economico e sulla dipendenza strategica degli alleati, l’Europa risponde in ordine sparso. Tra le velleità di autonomia della von der Leyen, il desiderio di potenza di Macron e il rigore fiscale tedesco di Merz, emerge la fragilità di un continente incapace di trovare una voce comune dinanzi al comando statunitense.
L’atteso intervento del segretario di Stato statunitense, Marco Rubio, alla Conferenza di Monaco del 14 febbraio ha delineato una nuova postura di Washington confronti del Vecchio Continente. Tant’è che è terminato con una standing ovation. Un mago del palcoscenico? In realtà non c’era una seconda possibilità, a parte gli applausi. Nessuno lo avrebbe mai apertamente contestato e nessuno contesterà apertamente gli Stati Uniti finché le economie saranno fortemente interconnesse l’una all’altra e insieme fortemente dipendenti da quella a stelle e strisce e la guerra in Ucraina terrà banco. Si applaudirà finché si avrà forza nelle mani.
L’ARALDO DEL RE
Ma veniamo a Rubio. Metà del ragionamento del Segretario di Stato è stato caratterizzato da un tentativo di “creare ideologia”, una trappola nella quale gli astanti sono caduti (e sono voluti cadere) con tutte le scarpe. Anzitutto Rubio voleva superare l’immagine della sua nazione come “isolazionista” e disinteressata ai destini dell’Europa. Così il nostro ha tirato fuori dal cilindro l’idea di una “civiltà occidentale” connessa da valori e destini comuni. E come può l’uomo dividere ciò che metafisica unisce? Come potrà mai esistere una frattura insanabile tra vecchio e nuovo mondo? Gli Stati Uniti saranno sempre alleati dell’Europa.
Sul terreno teoretico restano un po’ di problemi aperti. Se noi parliamo di “Occidente” esso si caratterizza anzitutto come una unità culturale. Variopinta, di certo, ma comunque con tratti comuni che sono maggioritari. Religione, letteratura, filosofia, sistemi politici, messi insieme fanno ciò che noi possiamo definire “Occidente”. Qui si apre il problema della Russia che, secondo Rubio e l’UE, non sarebbe ascrivibile a quella famiglia. Eppure i russi al di qua degli Urali sono prevalentemente cristiani. Ortodossi, certo, ma cristiani. Dostoevskij, Tolstoj, Checov, Bulgakov, Majakovskij e tanti altri, sono stati un modello per le culture europee. Il socialismo è una faccenda europea. Accanto a Marx, a Ferdinand Lassalle, ad Antonio Gramsci, ci sono, a pieno titolo nella storia socialista, Lenin, Trotzskij e Martov. Se noi intendiamo l’Occidente anche come tensione materialistica verso l’infinito, in senso tecnologico, dobbiamo ammettere che se gli statunitensi sono arrivati per primi sulla Luna, i sovietici sono stati i primi ad arrivare nello spazio. E se Star Trek ha veicolato per decenni l’ideologia della nuova frontiera stellare, Solaris di Andrej Tarkovskij ha dato alla fantascienza quella profondità analitica che di certo mancava al capitano James Kirk.
Seguendo questo ragionamento bisognerebbe togliere lo status di “Occidente” anche alla Romania, alla Bulgaria, alla Grecia che sono paesi prevalentemente ortodossi. Perché l’unica difformità rispetto ad un canone riconosciuto universalmente è la variante religiosa, anche se interna al cristianesimo.
IL CONCETTO DI OCCIDENTE: GLI USA SONO PIU’ OCCIDENTALI DI TUTTI
Filosofia a parte Rubio parla chiaro: siamo tutti Occidente, ma noi statunitensi siamo più occidentali di voi. Il suo è un attacco frontale all’utopia liberal-globalista, che prende atto del fallimento di un’intera fase storica in cui l’ordine internazionale veniva pensato come progressiva neutralizzazione della geopolitica attraverso istituzioni, mercati e interdipendenza. Ma è anche un attacco ben calibrato ed estremamente efficiente al pluricentrismo occidentale e al margine di autonomia dei paesi dell’Alleanza atlantica.
Entra in campo una variabile significativa: noi non vi abbandoneremo se voi vi comporterete bene. Gli Stati Uniti chiedono all’Europa di smettere di essere un consumatore passivo di sicurezza e di diventare un produttore attivo della propria difesa. Detto in altri termini: noi non pagheremo più per voi. Anche se voi dovrete acquistare i vostri armamenti, le materie prime e l’energia da noi.
Fin qui la richiesta economica, che può essere anche comprensibile. Del resto anche la generosità umana ha un limite.
Vi è poi la richiesta “ideologica”: nelle parole di Rubio la dottrina Monroe o Donroe che dir si voglie, si mescola con quella del “Destino Manifesto”. Il nuovo “Destino Manifesto” degli States, dopo aver conquistato ambedue le sponde del continente americano, quella pacifica e quella atlantica, sta nell’essere “guida suprema” dell’intero Occidente. Gli Stati Uniti, risolta la questione della compartecipazione economica alle spese da parte di tutti i paesi della NATO, non saranno più un “fratello maggiore”, ma saranno quelli che effettivamente comanderanno. Saranno loro a dirigere, senza se e senza ma, l’Occidente. Dirigere vuol dire non solo negare spazio politico ai singoli stati dell’Alleanza, del resto questo avviene da anni, ma gestire le scelte politiche ed economiche di tutti in funzione della sola ed esclusiva difesa degli interessi Washington. Tutto il resto è ininfluente.
Rubio alterna, quindi, la carota al bastone. Ed esattamente come gli asini abituati a prendere randellate, gli astanti applaudono. Poi sentono come un leggero mal di testa. Poi si rendono conto di essere stati bastonati.

L’EUROPA. CONFUSA E IN ORDINE SPARSO
Pur dichiarandosi rassicurata dalle parole di Rubio (prodigi della carota!), Ursula von der Leyen ha parlato apertamente di indipendenza europea, rivendicando uno spazio di autonomia politica e decisionale. Per la von der Leyen la forza dell’alleanza transatlantica dipende paradossalmente dalla capacità dell’Europa di agire da sola qualora fosse necessario. Peccato che questo “agire da sola” non regga nemmeno alla prova della guerra in Ucraina dove, senza l’impegno economico dell’amministrazione Biden, con il solo impegno europeo, Kiev avrebbe già perso la guerra da molto tempo. Presentare poi una eventuale “autonomia strategica” del vecchio continente non come un’alternativa alla NATO, ma come il suo pilastro fondamentale è come dire: le decisioni le prediamo noi in Europa, ma voi a Washington continuate a pagare le spese. Lascio a voi immaginare la faccia di Donald Trump…
Macron ha rilanciato con forza l’idea di una “Europa potenza”, capace di investire massicciamente nell’intelligenza artificiale e nelle tecnologie di difesa di sesta generazione. Ma questo è possibile solo con ingenti investimenti e, senza un debito comune per la difesa, l’Europa, per il leader francese, è destinata all’irrilevanza tecnologica e politica, schiacciata tra il gigantismo americano e l’ascesa cinese.
Autonomia strategia dell’Europa vuol dire quindi debito comune. Berlino ha già fatto sapere che non ci sta. La competitività economica e la sicurezza, per la Germania, sono interdipendenti, ma questo non giustifica la creazione di nuovo debito garantito da tutti gli Stati. Il Cancelliere ha gelato la proposta degli Eurobond per la difesa, ribadendo che la solidità dell’Euro e la disciplina di bilancio sono i veri garanti della stabilità continentale a lungo termine.
Rubio, quindi, accarezza e bastona, ma alla fine il suo “L’Occidente è solo a stelle e strisce”, risuona per le sale della conferenza di Monaco. L’Unione e gli Stati europei, dopo aver ascoltato ed applaudito la parola dell’araldo del Re, si disperdono, raminghi …
