LA GENESI DELLA DISARTICOLAZIONE: DAL “VINCOLO ESTERNO” ALLA MACELLERIA SOCIALE
L’attuale disastro socio-economico dell’Occidente, e dell’Italia in particolare, non è il frutto di una congiuntura sfavorevole, ma l’esito calcolato di una tecnologia di disciplinamento di classe avviata tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90. Con la dissoluzione del blocco sovietico, il capitale finanziario neoliberista ha spalancato le porte a un’offensiva deregolamentatrice senza precedenti.
In Italia, questo processo si è consumato attraverso una duplice operazione:
La liquidazione della sinistra di classe e l’invenzione dei partiti ibridi:
La transizione politica ha visto la progressiva distruzione della rappresentanza dei lavoratori, rimpiazzata da formazioni centriste ed equivoche. La stagione della Margherita e la sua successiva convergenza con i resti de-ideologizzati del post-comunismo nel Partito Democratico (PD) hanno rappresentato il cavallo di Troia per inoculare il dogma neoliberista nel campo progressista. Una metamorfosi che ha trasformato l’opposizione in una nuova Democrazia Cristiana, votata al “vincolo esterno” europeo, alle privatizzazioni e alla svalutazione del lavoro.
L’Università come incubatrice della precarietà:
Gli atenei sono stati assoggettati alle esigenze immediate del mercato. La teoria critica e l’analisi di classe sono state scientificamente emarginate. Al loro posto si è imposta la pedagogia della “formazione continua” e dell’”occupabilità”: una gabbia concettuale che ha trasformato la disoccupazione da fallo sistemico a colpa individuale.
LA MORSA SULLA GENERAZIONE ’78-’80: L’ESTORSIONE DELLA GIOVINEZZA
La generazione nata tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80 è stata la cavia di questo esperimento biopolitico. A questa fascia di popolazione è stata somministrata la prassi del ricatto permanente: stage gratuiti, tirocini infiniti e contratti a termine, accompagnati dal ritornello colpevolizzante del “non sei ancora abbastanza preparata/o”.
Questo dispositivo di prolungato “parcheggio sociale” ha risposto a tre obiettivi strategici:
Compression esalariale: Estrarre lavoro qualificato a costo zero o irrisorio per garantire la redditività di un apparato produttivo incapace di innovare.
Neutralizzazione psicologica: Deviare la rabbia sociale verso l’autocolpevolizzazione, bruciando i decenni biologicamente e professionalmente più fertili nella stasi e nell’impossibilità di pianificare un futuro.
Differimento della risposta politica: L’inculcamento dell’ideologia del “capitale umano” ha anestetizzato il conflitto per oltre vent’anni, concedendo allo Stato il tempo per ristrutturarsi, perfezionare gli apparati di sorveglianza digitale e dotarsi di norme penali e repressive per blindare la piazza.
LA RESTAURAZIONE GROTTESCA: LOMBROSIANESIMO E RAZZISMO SENZA BASE MATERIALE
Raggiunto il limite sistemico dell’accumulazione e di fronte al crollo demografico causato dalle sue stesse politiche, il sistema tenta una svolta autoritaria. Non potendo più comprare la pace sociale tramite il welfare o salari dignitosi, il potere vira verso il tecno-fascismo: un’alleanza tra capitale finanziario-tecnologico ed elementi repressivi, patriarcali e razzisti.
Assistiamo all’uso di influencer prezzolati per riesumare dottrine pseudo-scientifiche di matrice lombrosiana, volte a giustificare la gerarchizzazione biologica e la iperspermitura dei corpi. Tuttavia, questa narrazione reazionaria crolla di fronte alla realtà geopolitica:
L’asimmetria produttiva globale: L’Occidente è ridotto a un’architettura parassitaria di finanziarizzazione e speculazione. La produzione materiale vera si è spostata irrevocabilmente verso il Sud Globale.
L’illusione dell’immigrazione di ricambio: L’Italia è diventata terra di mero transito. I flussi migratori qualificati cercano sbocchi altrove, mentre la popolazione straniera stabilizzata, colpita da salari da fame e carovita, sta rapidamente allineando i propri tassi di natalità al declino italiano.
LA “MANOSFERA” E LA MORTE DEI PRESUPPOSTI MATERIALI DEL PATRIARCATO
L’esempio più ridicolo dell’impotenza culturale del tecno-fascismo è la manosfera e la retorica del maschilismo reazionario. I seguaci di questi movimenti evocano con toni nostalgici le fatiche della miniera e dei cantieri per pretendere sottomissione femminile e servitù domestica. Ma i dati materiali ed etno-sociali smentiscono radicalmente questa mitologia:
La mistificazione della miniera e la realtà del lavoro femminile: Fin dal XIX secolo in Europa (Pit Brow Women), le donne e i bambini costituivano la spina dorsale dell’estrazione. Oggi, nei Paesi in via di sviluppo (America Latina, Africa subsahariana, Asia), il lavoro estrattivo vede una massiccia e documentata presenza femminile direttamente nei giacimenti. Nessun “maschio alfa” occidentale che popola la manosfera lavora in miniera: la stragrande maggioranza svolge mansioni precarie nel terziario dequalificato, nei call center o nell’IT alienato.
La realtà etnica e di genere nell’edilizia: In Italia, il lavoro di cantiere e le mansioni più gravose sono quasi interamente subappaltate a forza lavoro maschile ma migrante (romeni, albanesi, nordafricani, asiatici) ad altissima ricattabilità. Nel Regno Unito, in Canada e negli Stati Uniti, i lavori manuali pesanti NON sono svolti da maschi caucasici autoctoni, ma da lavoratori di colore, afroamericani, ispanici o indiani, con una presenza femminile nei cantieri in costante crescita a livello globale.
Il cortocircuito della subordinazione: Il patriarcato storico poggiava sull’unità economica del breadwinner. La manosfera educa invece maschi fragili e narcisisti che pretendono servitù gratuita da donne che spesso lavorano più di loro, sopportando il triplo carico (lavoro salariato, lavoro domestico, cura familiare).
L’ESITO FINALE: DALLA REPRESSIONE ALLA DESERTIFICAZIONE UMANA E SOCIALE
L’illusione dell’élite tecno-fascista è credere che la repressione poliziesca possa piegare la società al proprio volere. Ma se il tecno-fascismo vincerà nel breve termine, non produrrà un regime ordinato o una forza lavoro disciplinata, bensì un totale deserto umano e sociale.
La trappola della criminalizzazione di massa: La reazione alle proteste e all’impossibilità di integrarsi porterà a una spirale di denunce, procedimenti penali, carcerazioni e fedine penali sporche per migliaia di giovani, estromettendoli definitivamente dal circuito economico formale.
Il punto di non ritorno demografico ed economico: L’ulteriore incremento della povertà, della precarietà e della disoccupazione condurrà a una paralisi totale delle nascite e a un’accelerazione della fuga delle menti migliori.
Il vuoto sistemico: Il tecno-fascismo si troverà a governare macerie: un territorio svuotato di competenze, abitato da una popolazione invecchiata, impoverita, priva di fiducia istituzionale e attraversata da una rabbia sorda e improduttiva. Il capitale reazionario non avrà più nulla da spremere.
IL REDDITO UNIVERSALE E LA SOVRANITÀ DEL LAVORO: UN’AMARGENZA SISTEMICA, NON UN CAPRICCIO
Di fronte all’impatto dell’Intelligenza Artificiale e dell’automazione avanzata, il modello neoliberista basato sul ricatto occupazionale è tecnicamente fallito. L’IA non sta liberando l’essere umano, ma viene usata dal tecno-fascismo per mortificare il lavoro intellettuale e scacciare le intelligenze critiche.
Le soluzioni correttive d’emergenza non rappresentano affatto un capriccio ideologico o una concessione assistenzialista, ma l’unica condizione materiale per evitare che il corpo sociale venga definitivamente isterilito e distrutto:
Reddito di Cittadinanza Universale e Incondizionato (UBI): Un trasferimento diretto di ricchezza slegato dalla prestazione lavorativa. È l’unico strumento capace di spezzare il ricatto della precarietà, garantire una sussistenza dignitaria e riattivare il circuito dei consumi di base. Se il capitale vuole mantenere in vita il mercato e sostenere la domanda, deve mettere la popolazione nelle condizioni materiali di consumare.
Garanzie e dignità per l’economia produttiva: Per chi lavora, occorrono stipendi maggiormente elevati, drastica riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario e massime tutele. Se il sistema intende sfruttare la forza lavoro, deve prima garantirne le condizioni di riproduzione sociale e biologica. Il ricambio sociale e la tenuta dell’industria reale esigono dignità, non disperazione.
Superamento dell’economia parassitaria: Le economie finanziarizzate e speculative hanno svuotato le nazioni non solo del loro apparato industriale, ma degli stessi esseri umani. Senza un’inversione di rotta immediata, gli stessi sfruttatori troveranno unicamente il deserto e non avranno più nulla da estrarre.
L’adozione di un reddito universale e la valorizzazione del capitale umano colto e preparato non sono un’utopia generosa: sono l’unico argine razionale per spezzare un cortocircuito autodistruttivo e fermare la desertificazione totale della società.
