Se c’è un’illusione pericolosa che paralizza l’opinione pubblica e l’attivismo femminile in Occidente, è la cieca fiducia nei marchi di fabbrica patinati. Basta una relatrice in abito elegante, uno striscione con la scritta “Freedom and Democracy for Iran” e una sequela di slogan sulla liberazione femminile per far scattare l’applauso acritico nelle sale conferenze di Parigi, Bruxelles o Washington. Ma cosa succede quando si solleva il velo della propaganda e si guarda cosa c’è davvero dietro le quinte?
I Mojahedin del Popolo (MEK/PMOI) e il loro braccio politico, il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI), rappresentano un perfetto specchietto per le allodole.
Purtroppo, molte attiviste e femministe occidentali — spesso prive di una solida formazione teorica, di strumenti critici e di una reale memoria storica sulle battaglie di emancipazione — finiscono per cascarci ingenuamente e credere solo alle apparenze. Sedotte da uno storytelling semplificato e superficiale che pretende di “difendere i diritti delle donne iraniane”, queste figure diventano casse di risonanza inconsapevoli di una struttura che con la liberazione femminile non ha nulla a che vedere.
L’INGANNO IDEOLOGICO: UN NAZIONALISMO BECERO MASCHERATO DA “SOCIALISMO”
Per comprendere la gravità dell’inganno, occorre prima di tutto smascherare l’identità politica del MEK. Presentatasi per decenni sotto una veste ibrida di matrice pseudo-socialista e islamica, nei fatti questa organizzazione ha ben poco a che fare con la tradizione socialista o con i valori progressisti. Non siamo di fronte a un nazionalismo repubblicano o di liberazione anti-imperialista, teso all’autodeterminazione dei popoli e alla giustizia sociale.
Al contrario, la struttura del MEK è dominata da un nazionalismo becero, troglodita e autoritario, organizzato attorno a un rigido culto della personalità e a dinamiche fortemente settarie. Il vero obiettivo di questa forza reazionaria è riallineare l’Iran — e per estensione l’intera Europa, grazie ai propri canali di penetrazione politica — all’interno dell’orizzonte geostrategico NATO-sionista. Un orizzonte strutturalmente guerrafondaio, fondato sull’escalation militare, sulle sanzioni e sull’asservimento al complesso militar-industriale, dove la causa femminile viene degradata a puro pretesto per giustificare interventi d’aggressione e progetti di regime change.
LA MASCHERA DEL MEK: DAL CULTO SETTARIO AL FEMONAZIONALISMO
Mentre la leadership del MEK, impersonata da figure come Maryam Rajavi o Sarvnaz Chitsaz (presentata nei salotti occidentali come presidente della Commissione Donne dell’NCRI), vende l’immagine dell’alternativa democratica, i rapporti indipendenti di organizzazioni per i diritti umani (come il dossier No Exit di Human Rights Watch) ed ex membri rivelano una realtà opposta:
- Controllo oppressivo sui membri: Una storia interna fatta di condizionamento psicologico, matrimoni cancellati d’ufficio per la cosiddetta “rivoluzione ideologica”, celibato/nubilato imposto e separazione dei figli dalle madri.
- Passato di violenza e mercenariato: Una storia di scontri armati, attentati e una diretta collaborazione militare con il regime di Saddam Hussein durante la guerra Iran-Iraq contro la propria stessa popolazione.
- Uso instrumental dei diritti: Il repentino cambio di registro linguistico avvenuto negli ultimi anni serve unicamente a rifarsi il look e a compiere attività di lobbying in Occidente dopo che l’organizzazione è rimasta per anni inserita nelle liste ufficiali dei gruppi terroristici (FTO) di Stati Uniti ed Unione Europea.
Siamo di fronte a un caso da manuale di femonazionalismo: l’uso strumentale e manipolatorio del linguaggio dei diritti delle donne per coprire agende neocoloniali, belliciste e profondamente antidemocratiche.
LO SCANDALO INTERNAZIONALE: L’ASSE ECONOMICO E POLITICO TRA IL MEK E L’ESTREMA DESTRA DI VOX
L’ ostilità verso Pedro Sanchez
Il velo dell’ambiguità si è squarciato del tutto quando inchieste giornalistiche di risonanza mondiale — a partire da quelle svelate dal quotidiano spagnolo El País — hanno portato alla luce uno scandalo finanziario internazionale di gravità inaudita: il legame viscerale e diretto tra l’organizzazione iraniana in esilio e la nascita dell’estrema destra spagnola.
Tra la fine del 2013 e le elezioni europee del 2014, quando Vox muoveva i suoi primi passi come formazione politica marginale, il network finanziario riconducibile al MEK/NCRI ha letteralmente ipotecato e sostenuto il lancio del partito, inviando nelle sue casse oltre un milione di euro. Non si è trattato di una vaga simpatia ideologica, ma di un vero e proprio asservimento economico: attraverso circa 140 bonifici internazionali segreti provenienti da sostenitori del MEK sparsi in tutto il mondo, l’organizzazione ha pagato la prima campagna elettorale di Vox e ha persino finanziato direttamente gli stipendi iniziali dei leader fondatori, tra cui l’attuale capo del partito Santiago Abascal.
Il ponte di collegamento fondamentale in questa operazione è stato Alejo Vidal-Quadras, ex vicepresidente del Parlamento Europeo ed esponente di spicco dei gruppi di pressione filo-MEK a Bruxelles. Quando Vidal-Quadras ha fondato Vox nel 2013, ha attinto direttamente ai canali del MEK per raccogliere le risorse necessarie alla nascita della formazione politica.
Si configura così una contraddizione devastante e scandalosa: la stessa organizzazione che riempie i teatri europei parlando di emancipazione femminile ha finanziato e fatto nascere uno dei partiti più apertamente misogini, anti-femministi, xenofobi e reazionari dell’ Europa. Vox e i Mojahedin si sono saldati in un’alleanza di ferro: Vox è diventato l’alleato d’acciaio dei Mojahedin del Popolo, mentre il MEK ne è diventato il grande finanziatore occulto. Vox ha fatto dell’abrogazione delle leggi contro la violenza di genere, dell’attacco al diritto all’aborto e della demolizione di ogni conquista di parità tra uomo e donna il centro della propria propaganda clericofascista. Il MEK, dunque, si è legato mani e piedi all’estrema destra occidentale, comprando sponde politiche con i soldi per alimentare la reazione nei paesi europei.
L’ATTACCO A PEDRO SÁNCHEZ: COLPIRE IL PILASTRO DEL SOCIALISMO E DEL FEMMINISMO EUROPEO
Questa saldata alleanza tra il MEK e la destra reazionaria risponde a una precisa convergenza politica che trova oggi il suo bersaglio principale nel governo progressista spagnolo guidato da Pedro Sánchez.
La figura di Sánchez rappresenta un caso fondamentale nel panorama politico globale. Nella storia politica moderna sono stati pochissimi i leader di governo di sesso maschile ad essersi dichiarati esplicitamente e pubblicamente femministi, rivendicando questo termine non come una concessione di facciata, ma come un pilastro ideologico del proprio programma. Si tratta di un approccio condiviso storicamente solo da pochissimi altri leader internazionali, come Hugo Chávez in America Latina — che fece della liberazione della donna e del femminismo popolare un punto cardine del suo progetto politico — o come Jeremy Corbyn nel Regno Unito, da sempre attento alla centralità delle politiche di genere. Poche altre figure, come Fidel Castro a Cuba o Rafael Correa in Ecuador, pur non avendo mai usato l’ aggettivo “femminista” per autodefinirsi, si sono apertamente schierati per una totale emancipazione femminile e favorevoli all’ ingresso massiccio delle donne in tutti i luoghi di influenza e potere istituzionale.
Sánchez ha tradotto la propria identità femminista in scelte concrete e senza precedenti:
- Ha composto esecutivi a forte maggioranza femminile, affidando prevalentemente alle donne i ministeri chiave della politica, dell’economia e della transizione sociale.
- Ha approvato la legge “Solo sì è sì” (Ley de Libertad Sexual), ponendo il consenso esplicito come perno della tutela contro le aggressioni sessuali.
- Ha garantito i diritti riproduttivi nella sanità pubblica, introdotto per la prima volta in Europa i congedi mestruali retribuiti e blindato l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza.
- Ha rafforzato in modo massiccio i fondi destinati alla prevenzione dei femminicidi e alla lotta per contrastare la violenza sessuale.
Attaccare Pedro Sánchez, o sostenere apertamente i suoi nemici politici come Vox, significa lavorare attivamente per far regredire i diritti delle donne a livello europeo.
Se il modello della Spagna progressista dovesse crollare sotto i colpi dell’estrema destra alimentata da questi finanziamenti oscuri, l’intero continente subirebbe un colpo devastante, facendo passare il principio che nessuna conquista sociale è al sicuro.
LA MINACCIA GEOPOLITICA: IMPERIALISMO, GUERRA E TRAFFICO D’ARMI
Le conseguenze di questa convergenza reazionaria vanno ben oltre la sfera dei diritti civili e minacciano la pace e la sicurezza internazionale. L’obiettivo ultimo di questo blocco è la totale sottomissione dell’Europa alle logiche militariste:
- Asservimento all’agenda guerrafondaia: Destabilizzare governi come quello di Sánchez — che ha dimostrato una posizione autonoma in politica estera, battendosi per la diplomazia, per il rispetto del diritto internazionale e per lo stop all’invio di armi nei contesti di massacro di civili — significa eliminare qualsiasi freno alle spinte belliciste.
- Consegna dell’Europa all’atlantismo più estremo: Smantellare le forze progressiste europee vuol dire consegnare l’Unione Europea, mani e piedi e senza alcuna opposizione, alle logiche dell’escalation militare NATO, al rilancio sfrenato delle spese belliche, alla militarizzazione forzata e al traffico d’armi senza controllo.
- Militarismo sotto copertura rosa: Il femonazionalismo serve a coprire gli appetiti del complesso militar-industriale. Con la scusa di “salvare le donne” nei paesi arabi o mediorientali, si giustificano interventi d’aggressione, sanzioni criminali e politiche di riarmo che finiscono per impoverire ed opprimere le popolazioni civili in tutto il mondo.
UN IPOCRITA CORTOCIRCUITO: SVEGLIATEVI, NON POTETE SOSTENERE SÁNCHEZ E I SUOI CARNEFICI
È qui che l’ipocrisia di un certo attivismo occidentale diventa inaccettabile e ridicola. Non si può ammirare Pedro Sánchez come leader, esaltarne il coraggio femminista e poi, per ignoranza o superficialità, appoggiare i Mojahedin del Popolo che sono i finanziatori e gli alleati d’acciaio di Vox, cioè i suoi peggiori nemici!
È un cortocircuito logico e politico totale: come si può affermare di voler difendere il modello spagnolo e la liberazione femminile se contemporaneamente si concede agibilità politica, applausi e legittimazione a una struttura oscura che ha dato i soldi a Santiago Abascal per far nascere l’estrema destra in Spagna?
Per sostenere davvero il femminismo e l’autentica emancipazione femminile, bisogna difendere e sostenere Pedro Sánchez, ma per farlo è tassativamente vietato appoggiare chi lavora ogni giorno per affossarlo.
Sánchez e la sua visione — il “sanchismo”, cioè quel socialismo democratico, popolare e sociale ed esplicitamente femminista — rappresentano oggi l’unico vero argine dell’Europa contro le guerre, l’unico argine contro il militarismo cieco, l’unico argine contro la militarizzazione forzata delle nostre società e l’unico baluardo rimasto per preservare una reale democrazia liberale e popolare.
UN ULTIMO ACCORATO APPELLO ALLE DONNE OCCIDENTALI
Donne occidentali, femministe, attiviste: è tempo di svegliarsi!
Abbandonate la pigrizia intellettuale, smettetela di cadere negli specchietti per le allodole montati da organizzazioni opache che usano il vostro nome per fare lobbying di guerra.
Riconoscere l’inganno del MEK e dell’NCRI significa capire che non si possono difendere le donne a Teheran sostenendo chi lavora per sottometterle a Madrid, Roma o Parigi. Non si può applaudire la battaglia per i diritti civili e contemporaneamente strizzare l’occhio a chi finanzia la reazione clericofascista e la corsa agli armamenti.
Se volete salvare i diritti delle donne, se volete salvare la pace e fermare la deriva bellicista che sta divorando l’Europa, aprite gli occhi: difendiamo la vera emancipazione, difendiamo l’argine del socialismo femminista e respingiamo senza se e senza ma i mercanti di guerra mascherati da liberatori.
