Roberto Roggero – Dopo i recenti eventi a Caracas e il sequestro di Nicolas Maduro, la presidente Delcy Rodriguez sta cercando di spacciare la versione nazionalista circa le prime riserve mondiali di greggio (“Basta interferenze straniere”, “No all’egemonia di Washington”) ma non incanta, perché l’oro nero venezuelano è già nelle mani di due aziende assolutamente “trumpiane”, con movimentazione al momento stimata in oltre 3 miliardi di dollari.
Prima del colpo di stato americano a Caracas, le sanzioni imposte dal “biondo” Donald e i continui attacchi alle petroliere che uscivano dai porti venezuelani, rendevano il commercio del petrolio molto rischioso, con gravissimi problemi per le compagnie di navigazione. Ma già mentre Washington imponeva sanzioni, due grandi gruppi aziendali multinazionali stavano agendo nell’ombra e attualmente le grosse tanker di questi due gruppi sono dirette in Venezuela per caricare greggio verso gli USA, con recuperi e guadagni già abbondantemente calcolati, che si fanno beffe del fatto che i costi delle rotte da e per il Venezuela siano aumentati di circa il 470% su base annua, e che l’accesso agli ormeggi e il trasferimento del petrolio sia molto difficoltoso per lo stato delle infrastrutture. Una strategia che il gruppo Vitol (multinazionale dell’energia con capitale olandese e sede a Ginevra) ha già messo in pratica.
Viene da chiedersi perché Vitol è già sul terreno quando la produzione di petrolio e le attrezzature venezuelane sono ancora traballanti? La risposta è semplice: Vitol ha un rapporto privilegiato con lo Studio Ovale, e la presenza di John Addison, manager numero uno della compagnia, alla ristretta riunione che si è tenuta alla Casa Bianca lo scorso 10 gennaio, ne è prova lampante, oltre al fatto che Vitol ha lautamente contribuito alla campagna elettorale del “biondo” Donald. Al meeting della White House, Vitol ha inoltre garantito la piena capacità operativa in Venezuela per trasportare petrolio in tutto il mondo (ovviamente dopo gli Stati Uniti).
Il secondo “asso nella manica” del “biondo” presidente si chiama Trafigura, e anche Richard Holtum, amministratore delegato, era presente nella ristrettissima cerchia di “amici” alla riunione nello Studio Ovale. Anche Trafigura è una holding multinazionale dell’energia, con sede a Singapore, e Richard Holtum ha a sua volta garantito la piena operatività per il trasferimento di petrolio venezuelano negli Stati Uniti.
Il volume d’affari che queste due aziende amiche del “biondo” Donald si apprestano ad affrontare, fra riattivazione degli impianti e trasporto, si aggira intorno ai 3 miliardi di dollari, stando alla valutazione del Dipartimento Energia degli Stati Uniti, ovvero una misura insufficiente anche per le due flotte Vitol e Trafigura messe insieme, per cui è già stato messo a punto un piano di noleggio concluso con armatori greci, con il prima fila TMS-Tankers, Okeanis e Thenamaris, che vengono dalla scuola vecchia maniera di Artistotele Onassis e Stavros Niarchos, i quali hanno costruito i loro patrimoni negli anni ’70 del secolo scorso, proprio grazie alla operatività marittima in zone di crisi.
Nel frattempo, Richard Holtum e John Addison sono impegnati nel trovare i compratori di carichi di petrolio del valore di 250 milioni di dollari ciascuno, il primo dei quali è già stato destinato da Trafigura a Curaçao, isola olandese politicamente appartenente all’Olanda, guarda caso da dove arrivano i capitali del gruppo Vitol…
