Roberto Roggero – Lo schieramento che il “biondo” Donald ha voluto contro la Repubblica Islamica dell’Iran pare sia completo, fra unità navali, aeree e coordinamento delle basi in tutta la regione mediorientale. Il che include a pensare che non si tratti più solo di deterrenza, ma che l’apparato sia pronto all’attacco, con l’Iran praticamente sottoposto a una sorta di effetto accerchiamento, dal Mediterraneo al Golfo.
Secondo gli analisti, a questo punto si tratterebbe solo di capire quando e come, ma probabilmente saranno gli esiti dei colloqui di giovedi a Ginevra a decidere se il meccanismo scatterà o meno. Di certo, ammassare forze militari non vuol dire essere costretto a usarle, tuttavia è da tenere ben presente che gli Stati Uniti vogliono dare una dimostrazione di superiorità non tanto all’Iran quanto alla Cina. In questi giorni prevale comunque un diffuso senso di incertezza.
Sarà quindi la volontà politica a dettare le regole dell’iniziativa militare, ma l’incognita è fondamentalmente che cosa ci sia nella testa del “biondo” Donald, e questo nessuno può saperlo…forse nemmeno lui. Si spera solo che non sia talmente incosciente da trascinare gli Stati Uniti in un conflitto che costerebbe svariati miliardi di dollari (come i precedenti in Medio Oriente, tutti risolti con evidenti fallimenti) perché a migliaia di chilometri dal Paese, che svuoterebbe le tasche dei cittadini americani, e soprattutto per interessi che riguardano certo gli Stati Uniti quanto lo stato terrorista israeliano e i suoi disegni di realizzazione dell’utopico “Grande Israele”.
Molti elementi fanno pensare al peggio, ad esempio i continui voli di rifornimento verso le diverse basi (dove si trovano in totale circa 45mila soldati), con materiali che fanno pensare a operazioni a lungo termine, nonché i continui collegamenti con le diverse unità in mare, cioè due gruppi navali completi, con le portaerei Abraham Lincoln e Gerald Ford. È un fatto che uno schieramento di tali dimensioni esiga un apparato logistico che possa sostenere un impegno del genere, soprattutto così lontano dai confini nazionali.
In ogni caso, le portaerei sono unità complesse in grado di affrontare un ampio spettro di missioni, proiettando le capacità belliche a lunga distanza e quindi indispensabile per settori così lontani. Inoltre, parte della flotta potrebbe integrare il sistema di difesa aerea dell’area da proteggere, in particolare quella israeliana.
Da considerare poi la presenza di diversi tipi di aerei da combattimento, ovvero F35, F15, F16 e F18, oltre ai bombardieri Stealth nelle basi a terra, e quindi è pensabile siano stati selezionati per diversi tipi di incarichi.
Sono velivoli che hanno una diversa configurazione concettuale e operativa: l’F35 è più bombardiere che caccia, è un sistema di computazione aereo, capace di raccogliere informazioni sul campo di battaglia, e distribuirle automaticamente a una serie di piattaforme. Ha una capacità di elaborazione e calcolo dieci volte superiore ai velivoli della generazione precedente, e utilizza tali capacità in integrazione con le altre componenti impegnate nelle operazioni. Poi ha anche capacità offensive proprie, come la invisibilità ai radar. Gli F15 e F16 sono concepiti per la conquista e il mantenimento della superiorità aerea, da utilizzare nella difesa contro eventuali intercettori, per contrastare gli attacchi che arriverebbero dall’Iran che, oltre all’aviazione, ha considerevoli capacità missilistiche, e adeguate difese aeree.
A questo punto, resta da valutare se l’operazione abbia scopi dimostrativi o se c’è la volontà di fare crollare il governo iraniano, obiettivo che ha poche possibilità di essere raggiunto, perché necessita di un solido supporto interno. L’Iran ha un’amministrazione molto articolata, con parte governativa e militare forte e strutturata, e con la Guardia della Rivoluzione Islamica che è un corpo autonomo e risponde solo alla Guida Suprema.
L’ipotesi più verosimile è quella di un depotenziamento delle capacità militari e di blocco del programma nucleare. Di conseguenza, la lista degli obiettivi è evidente. Se poi il “biondo” Donald ha qualcos’altro in mente, non si può sapere. Al momento l’armamentario permette una vasta gamma di opzioni ed è proprio questo uno dei vantaggi: non si sa come e dove colpirà e se colpirà.
Da parte sua, l’Iran sta potenziando a sua volta le difese, per intercettare i missili lanciati contro il proprio territorio. Teheran dispone di missili che potrebbero colpire le navi, le basi americane e il territorio di Israele.
Se la protezione alle flotte è assicurata in modo tale che dia garanzie mai assolute ma sicuramente adeguate, le sono un obiettivo fisso, con difese di ottimo livello, ma la difesa non può mai essere sicura al 100%.
