Roberto Roggero – In un recente intervento, il “biondo” Donald ha affermato con decisione che sarà lui a decidere chi sarà il prossimo leader della Repubblica Islamica. Una delle sbruffonate alle quali ormai siamo abituati, che suscitano una domanda sopra tutte: ma lui ci crede veramente alle panzane che dice?
In ogni caso, anche se lui, e la sua cerchia di cortigiani, ci credono, la più che mai illusoria dichiarazione si scontra con la realtà.
L’obiettivo finale dell’aggressione israelo-americana alla Repubblica Islamica, cioè quello che nello Studio Ovale è definita “regime change”, e messo in pratica con le operazioni “Epic Fury” da parte americana e “Ruggito di Leone” da parte nazi-sionista, non hanno speranza di riuscire, né l’hanno mai avuta, sia per quanto riguarda il voler nominare il leader iraniano, sia per quanto riguarda la certezza che l’Iran sia costretto a chiudere definitivamente il proprio programma nucleare.
L’attacco scattato il 28 febbraio, con l’uccisione dell’Ayatollah Ali Khamenei, deve portare all’insediamento di una nuova leadership approvata dall’America? Pura illusione, sostenuta da ciò che il “biondo” pirata è riuscito a combinare in Venezuela.
Secondo i rapporti del NIC (National Intelligence Council), l’obiettivo di prendere le redini della Repubblica Islamica è estremamente complesso e non può avere successo.
L’acronimo NIC è poco noto ai non addetti ai lavori, e si sa che le agenzie di spionaggio e controspionaggio statunitensi sono più di una (in totale sono 18), tuttavia il Consiglio che riunisce esperti, tecnici e analisti delle varie branche, sono concordi nelle valutazioni classificate. Per altro, a questo punto, non è nemmeno chiaro se il “biondo” Donald abbia letto con la dovuta attenzione i rapporti, prima di scatenare la guerra all’Iran.
“Il presidente e l’amministrazione hanno chiaramente definito gli obiettivi riguardo all’operazione Epic Fury: distruggere i missili balistici e la capacità produttiva dell’Iran, smantellare la marina, porre fine alla capacità di armare i suoi alleati e impedire di ottenere un’arma nucleare”, dice la portavoce della Casa Bianca, Anna Kelly, in una nota in cui sostiene che il regime iraniano è stato completamente annientato”. I fatti smentiscono tale affermazione.
La documentazione che è stata presentata alla Casa Bianca, ben prima del 28 febbraio, confermata da tre fonti interne alla struttura di intelligence, analizza nel dettaglio ogni possibile eventualità, sia per quanto riguarda scenari sia di offensive mirate contro i leader avversari, sia campagne più ampie contro istituzioni governative e militari.
La conclusione è che le strutture del governo iraniano sono in grado di rispondere alla morte della Guisa Suprema seguendo protocolli volti a preservare la continuità del potere.
I fatti confermano: dopo la morte dell’Ayatollah Khamenei, la direzione è quella anticipata dal Dossier NIC, e infatti è già stato reso noto il nome del successore.
Allo stesso modo, la documentazione NIC afferma che non è possibile contare sulla opposizione interna, poiché non ha una struttura adatta a sfidare la struttura ancora al potere, tanto meno di gestire una eventuale conquista del potere stesso, dal momento che la successione della Guisa Suprema resta saldamente in mano alla Assemblea degli Esperti, con un imprescindibile ed estremamente rivelante ruolo della Guardia della Rivoluzione Islamica, soprattutto per quanto riguarda l’organizzazione della sicurezza nazionale.
L’intenzione del “biondo” Donald di “ripulire” la leadership iraniana e scegliere il successore della Guida Suprema, incontrerebbe la netta opposizione della stessa cultura iraniana.
