Roberto Roggero – I vertici del Pentagono hanno manifestato profonda preoccupazione al presidente americano, il “biondo” Donald, per quanto riguarda operazioni militari a lungo termine contro la Repubblica Islamica dell’Iran: i piani elaborati al momento comprendono troppi rischi non calcolati, inoltre non presentano una stima accettabile delle vittime che tale iniziativa comporterebbe, ovviamente solo fra i reparti americani e alleati (vedi Israele), pur senza considerare minimamente le eventuali vittime fra i civili iraniani. Inoltre, i piani non tengono conto dell’indebolimento delle difese aeree, con riferimento alle basi in Medio Oriente, sia per la certa reazione nemica, sia per il sovraccarico stesso degli impegni richiesti.
A esprimere le riserve del Pentagono, è il generale Dan Caine, presidente del JCS (Joint Chief of Staff, stato maggiore congiunto) al Dipartimento della Difesa, sostenuto da gran parte degli ufficiali di alto grado del Pentagono stesso.
Fonti informate sostengono che tali manifestazioni, siano comunque parte della pianificazione generale, e che fra i compiti dello stato maggiore vi è appunto quello di evidenziare ogni punto debole, al fine di giungere a una versione dei progetti che non lasci nulla al caso.
Al momento, non è ancora chiaro quale possa essere la scelta definitiva, poiché le opzioni allo studio comprendono sia attacchi aeronavali di portata limitata nel tempo di alcuni giorni, su obiettivi sensibili di prima importanza, a scopo praticamente dimostrativo, sia attacchi di portata e durata maggiore, che però comprendono costi elevatissimi per le forze armate statunitensi (ovvero per il portafogli dei cittadini americani), a partire dalle scorte di munizioni e fino alle forniture alimentari per gli uomini che vi prendono parte, e inoltre complicano la protezione degli alleati regionali, per la ovvia risposta dell’Iran.
Se gli Stati Uniti dovessero consumare grandi quantità di munizioni per la difesa aerea e altri materiali, la cui disponibilità è limitata, ciò potrebbe influire anche nella fase preparatoria e in una ulteriore iniziativa di deterrenza nello scacchiere del sud-est asiatico in funzione anti-cinese.
Le rimostranze messe in luce dal generale Dan Caine (per altro fedele esecutore del “biondo” capo supremo), sono elemento fondamentale nella decisione finale sull’opportunità o meno di attaccare l’Iran, e sulle modalità di esecuzione. Per questo il “biondo” non ha ancora deciso e approfitta per guadagnare tempo, per il fatto che è ancora aperto il negoziato con Teheran.
Giovedi 26 febbraio è prevista una nuova fase dei colloqui, ancora all’ambasciata del Sultanato dell’Oman a Ginevra, in cui l’Iran dovrebbe presentare la proposta di accordo ai due inviati di Washington, Steve Witkoff e il rampollo dello Studio Ovale, nonché genero, Jared Kushner.
