Roberto Roggero – “Abbiano attaccato l’Iran, vinceremo in tre-quattro settimane”… “Abbiano vinto su tutti i fronti, l’Iran è in ginocchio”… “Mi è stata offerta la nomina a Guida Suprema, ma ho rifiutato”… “Stiamo negoziando, ma non voglio ammetterlo, ci stanno supplicando di trovare un accordo”… “Andremo avanti fino alla distruzione delle centrali elettriche”… “Prevedo un imminente ritiro dalla guerra”… Insomma, tutto e il contrario di tutto, dimenticando perfino le palle che lui stesso racconta e si racconta, contraddicendosi in mondovisione. Questo è Donald “il biondone” Trump, il peggiore presidente della storia americana, secondo solo a George W. Bush. Due sconsiderati incoscienti che hanno mentito, inventato falsi pretesti per causare guerre, ingannato, sfruttato e sconvolto il pianeta. Ma il peggio è che glie lo si è lasciato fare.
Il mese di aprile ha segnato una svolta nella narrazione degli Stati Uniti nel conflitto con l’Iran, iniziato il 28 febbraio. Quella che doveva essere una guerra rapida e indolore per Stati Uniti e Israele si è trasformata in un vero e proprio incubo militare, economico e di immagine per l’amministrazione Trump, tanto che il Presidente ha annunciato, in dichiarazioni alla CBS News, che gli Stati Uniti si ritireranno dall’Iran entro due o tre settimane.

Il “biondo” presidente ha subordinato questa decisione alla certezza che il regime iraniano non sarà in grado di produrre un’arma nucleare per diversi anni.
In perfetto stile Trump, il presidente ha affermato che l’Iran è ansioso di raggiungere un accordo, che questo si concretizzi o meno è irrilevante per la tempistica degli Stati Uniti. Nel suo discorso, ha espresso la propria frustrazione per il fatto che altri Paesi non avessero inviato risorse militari a sostegno della sua guerra. Tuttavia, ha precisato di non avere ancora intenzione di ritirare le sue forze dal conflitto. “Prima o poi lo farò, ma non ancora”, ha dichiarato.
“I Paesi devono intervenire e risolvere il problema. L’Iran è stato devastato, ma dovranno intervenire e fare la loro parte”, ha detto Donald “il biondone” Trump, riferendosi ai Paesi che gli hanno negato il loro sostegno in questa guerra. “Se hanno difficoltà a procurarsi il petrolio, che vadano a prenderselo, è un loro diritto. Non hanno voluto aiutare nessuno. La NATO è una tigre di carta, e tutti quelli che ne fanno parte sono terribili. È ora che facciano qualcosa da soli”, ha insistito.
A coronamento del suo intervento, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha anche dichiarato alla CBS News che “una volta completata l’operazione Epic Fury, i prezzi della benzina torneranno ai minimi pluriennali. Affinché ciò accada, ovviamente, le due parti devono raggiungere un accordo e, sebbene sembri impossibile, Teheran ha mostrato volontà di farlo.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che Teheran possiede la volontà necessaria per porre fine alla guerra. Queste dichiarazioni sono giunte dopo un colloquio tra Masoud Pezeshkian e Antonio Costa, presidente del Consiglio Europeo, ma con una condizione essenziale per la loro attuazione. Inoltre, Masoud Pezeshkian ha ricordato a Donald Trump che lo Stretto di Hormuz riaprirà senza dubbio, ma non per te, riferendosi al blocco iraniano di questa vitale rotta marittima.

Teheran è disposta a fare la pace, a condizione che vi siano garanzie che non ci sarà ritorno al conflitto, condizione inclusa nel recente piano di pace in 15 punti in discussione. Tuttavia, mentre si negozia un accordo, tutte le parti continuano le offensive, con l’ulteriore complicazione che l’Iran ha indicato 18 importanti aziende americane come prossimi obiettivi dei suoi attacchi, se Washington non arresterà gli attacchi.
Di fatto, la volontà di Iran e Stati Uniti di raggiungere un accordo di pace ha fatto sì che i mercati azionari, in generale, salissero dopo diversi giorni di ribassi generalizzati, e un marzo caratterizzato da continue perdite.
Nel discorso in cui ha parlato al Paese della sua guerra contro l’Iran, il “biondo” Donald ha dato (caso strano!) segnali contraddittori sulla possibile durata del conflitto e sugli obiettivi, ma sull’andamento della guerra, sull’economia americana e sull’operato dei suoi predecessori ha detto invece delle cose che certamente sono a dir poco paradossali, ovvero colossali bufale, mentendo sapendo di mentire, ad esempio: “Ho posto fine all’accordo sul nucleare che Barack Hussein Obama aveva fatto con l’Iran. Era un disastro… Avrebbe permesso all’Iran di avere un colossale arsenale di potenti armi atomiche”… oppure; “Il nostro obiettivo non era un regime change. Non abbiamo mai parlato di regime change, ma il regime change è già avvenuto perché i leader che c’erano prima della guerra sono tutti morti”.
In realtà, nelle sue prime fasi, il Piano d’Azione Congiunto stipulato nel 2016 da USA e Iran (e sottoscritto anche da Francia, Gran Bretagna, Germania, Russia, Cina e UE) per monitorare l’uso dell’uranio da parte di Teheran, si stava rivelando efficace, ed è stato dopo il 2018, anno in cui Trump “the blond” decise di stracciare quell’accordo contro il parere di molti suoi consiglieri, che l’Iran ha iniziato nuovamente ad arricchire l’uranio senza alcun reale controllo.

È vero che all’inizio della guerra “il biondo” non aveva parlato esplicitamente di regime change, ma in seguito ha fatto invece allusione e si è anche rivolto al popolo iraniano con queste parole: “Quando avremo finito, sostituite il vostro governo. Il potere sarà nelle vostre mani”. Quanto ai leader morti, è vero che Stati Uniti e Israele hanno eliminato molte delle persone che stavano ai vertici del regime, dalla Guida Suprema Ali Khamenei in giù, ma per ora le strutture politiche e militari iraniane hanno mostrato la capacità di sostituire i leader uccisi e mantengono una presa ferrea sul Paese…. e fino ad affermazioni senza alcuna credibilità come “Noi ora siamo totalmente indipendenti dal Medio Oriente, eppure siamo ancora lì a dare una mano. A noi non serve il loro petrolio”.
È vero che gli Stati Uniti producono molto petrolio e che la quota del loro fabbisogno interno che veniva coperta da greggio proveniente dal Golfo era già modesta, e in continua diminuzione (nel 2025 era solo l’8,5% del totale), ma il mercato dei combustibili è globalizzato e interconnesso, e i contraccolpi sui prezzi ci sono per tutti come sanno bene gli automobilisti americani che pagano la benzina il 25-30% in più rispetto a due mesi fa. Questo è uno dei motivi della manovra speculativa che ha fatto innalzare le borse petrolifere di tre trilioni di dollari all’annuncio delle trattative, e calare di due trilioni all’annuncio contrario di Teheran, con guadagno di un trilione di dollari per gli amiconi del “biondo”.
Un vecchio cavallo di battaglia di Trump il biondo è la fissazione sul fatto che gli investimenti fatti negli Stati Uniti sono da record, oltre i 18mila miliardi di dollari, ma il dato è parecchio gonfiato. Il sito della Casa Bianca che conteggia gli investimenti interni e stranieri fatti negli USA annota una cifra molto inferiore: 10.500 miliardi.

È vero che nel 2016 l’amministrazione Obama diede 1,7 miliardi all’Iran ma non si trattò di un regalo bensì di un rimborso con interessi: nel 1979 il governo dello Scià Reza Pahlavi aveva comprato dagli Stati Uniti armamenti per 400 milioni di dollari, che furono effettivamente pagati, ma le armi non furono mai consegnate, perché nel frattempo a Teheran c’era stata la rivoluzione e l’Ayatollah Khomeini aveva preso il potere. Nel 2016, sulla traccia dell’accordo sul nucleare, fu raggiunta un’intesa anche su questo antico contenzioso, e Washington restituì a Teheran il denaro che si era nel frattempo rivalutato. L’enorme somma fu effettivamente corrisposta in contanti (ma non in dollari) per problemi di rispetto delle sanzioni e di assenza di rapporti interbancari.
In ogni caso, il “biondone” insiste: “Il nostro esercito, il più grande e di gran lunga il più potente del mondo, non ha ancora iniziato a distruggere ciò che resta in Iran. I ponti saranno i prossimi, poi le centrali elettriche! La leadership del nuovo regime sa cosa bisogna fare, e bisogna farlo in fretta!”.
Teheran risponde: “Lo Stretto di Hormuz verrà chiuso a lungo termine a Stati Uniti e Israele”. Lo ha dichiarato il portavoce delle forze armate iraniane, generale Abolfazl Shekarchi, citato da Iran International.
L’emittente iraniana Press TV ha pubblicato un filmato in cui il generale Ebrahim Zolfaghari, avverte che, se Israele e Stati Uniti continueranno a minacciare attacchi contro le centrali elettriche, Teheran prenderà di mira le infrastrutture energetiche regionali e le società di telecomunicazioni e informatica con azionisti americani.
Secondo recenti valutazioni dell’intelligence statunitense, oltre la metà dei lanciamissili iraniani è ancora intatta, e migliaia di droni d’attacco rimangono nell’arsenale iraniano, nonostante i quotidiani bombardamenti statunitensi e israeliani. La stima dell’intelligence statunitense potrebbe includere nel totale anche lanciatori attualmente inaccessibili, come quelli sottoterra non distrutti. Secondo quanto riferito, migliaia di droni iraniani sono ancora in servizio. Le informazioni raccolte nei giorni scorsi indicano inoltre che un’ampia percentuale dei missili da crociera iraniani per la difesa costiera è ancora intatta.
