Roberto Roggero – Nella attuale situazione di conflitto fra USA e Israele da una parte, e Iran, Russia e Cina dall’altra, Pechino sta dimostrando quale direttive intende seguire, in pratica in due modi paralleli.
Di certo, la Cina vede il conflitto come grande rischio sia politico-diplomatico che militare, non solo per le proprie esigenze, ma in senso globale.
Il comando dell’Esercito Popolare di Liberazione ha espresso, in un comunicato, commento che non lasciano spazio a dubbi, definendo gli Stati Uniti come tossicodipendenti per quanto riguarda la guerra, evidenziando che nei 250 anni della loro storia (comunque pochi rispetto alla Cina), hanno avuto solo 16 anni di pace. Il “biondo” presidente è considerato una minaccia mondiale, sia politica che morale ed etica.
La Cina, tradizionalmente legata ai concetti del Confucianesimo, sta elaborando con cura una solida critica morale ed etica alla guerra israelo-americana contro l’Iran, sottolineando che si tratta di un attacco portato da una nazione che ha perso la propria bussola morale.
Il Sud del mondo comprende appieno questo messaggio, e la realtà sul campo dimostra come la Cina abbia anche cambiato le regole stesse della guerra in Iran.
La rete iraniana è completamente connessa al sistema satellitare cinese BeiDou, motivo che spiega la precisione con cui l’Iran colpisce e come ogni mossa della coalizione USA-Israele si scontri con un muro digitale di tecnologia cinese, costituito da più di 40 satelliti.
Nell’ambito del Partenariato Strategico Globale, della durata di 25 anni, la Cina ha anche fornito all’Iran radar a lungo raggio integrati con sistemi satellitari. Il risultato principale è il tempo di reazione dell’Iran, ora molto più breve rispetto alla Guerra dei Dodici Giorni.

Da parte sua, la Russia ha fornito il suo aiuto, consentendo all’Iran di applicare ampiamente quanto appreso in Ucraina sui sistemi occidentali come Patriot e IRIS-T. Non si tratta solo di tattiche di saturazione con droni, ma di apprendere e mettere in pratica il metodo russo di coordinare sciami di droni con raffiche di missili balistici. È ciò che sta avvenendo, e che sta avendo effetti devastante nelle ultime fasi dell’Operazione Vera Promessa Quattro.
Questione Hormuz: la mossa chiave è che l’Iran consente il transito solo alle petroliere il cui carico è stato pagato in yuan. Niente dollari. Niente euro. Solo yuan, in linea con la politica economica del gruppo BRICS che punta allo smantellamento del sistema dollaro (o Bretton Woods), fon da quando la Cina ha intrapreso contatti con le monarchie del Golfo per introdurre i titoli azionari delle compagnie petrolifere mediorientali alla Borsa di Shangai. A ciò si deve poi aggiungere il nuovo Piano Quinquennale cinese varato recentemente, che ha come obiettivo la crescita del sistema digitale del 12,5%, la transizione energetica del 25%, la qualità dell’acqua dell’85%, e il Pil del 4%, oltre a numerosi brevetti tecnologici di estremo valore. Il tutto entro il 2030.
Pechino considerano economia, sicurezza energetica, ecologia, istruzione e sanità come un unico sistema in via di sviluppo, saldamente interconnesso perché ogni elemento alimenta l’altro.
Per questo serve assolutamente lo smantellamento del dollaro, soprattutto nel settore petrolifero ed energetico in genere, ed è proprio l’Iran a offrire su un vassoio d’argento, se non d’oro, uno degli elementi più favorevoli per la Cina, che grazie alla cooperazione con Teheran ha una sostanziale voce in capitolo sulle decisioni relative allo Stretto di Hormuz, visto che il 90% delle esportazioni di greggio iraniano è regolato in valuta cinese, con il CIPS, Sistema di Pagamento Interbancario Transfrontaliero, nonché nell’apertura alle economie in via di sviluppo nel Sud del mondo.
Questo perché, contrariamente a ciò che diffonde l’informazione mainstream, lo Stretto di Hormuz non è chiuso, o meglio, lo è solo per il transito che fa capo al blocco degli aggressori, che commerciano in dollari dagli anni Settanta del secolo scorso, da quando l’OPEC strinse accordi con il Consiglio di Cooperazione del Golfo. Sistema che a quanto pare potrebbe avere i giorni contati.
I Paesi esportatori di petrolio devono necessariamente reinvestire i profitti in dollari in titoli di Stato e azioni statunitensi. Ciò rafforza il ruolo del dollaro statunitense come valuta di riserva; finanzia gli investimenti tecnologici statunitensi; finanzia il Conglomerato Militare-Industriale e le sue guerre; e soprattutto, finanzia di fatto il debito pubblico statunitense, che è insostenibile.
Cina, Russia e Iran, in quanto membri BRICS, si trovano in prima linea nella promozione di sistemi di pagamento alternativi, e con il chiaro intento di eliminare il dollaro-petrolio. In gioco c’è il controllo del sistema finanziario globale, e molto oltre il 2030.
