Roberto Roggero – Perché Donald “il biondone” ha improvvisamente bloccato le operazioni contro l’Iran? Si continua a vociferare su un colloquio fra le autorità della Repubblica Islamica e gli inviati americani Jared Kushner e Steve Witkoff, ma anche di colloqui segreti fra rappresentanti di Egitto, Turchia, Pakistan e Arabia Saudita, che sarebbero avvenuti a Riyadh e sarebbero all’origine della decisione di Washington di fermare le operazioni. Che cosa c’è dietro?
Alcune fonti affermano che l’intelligence egiziana sarebbe riuscita a stabilire un solido contatto con emissari della Guardia della Rivoluzione Islamica, ai quali avrebbe riferito una proposta di tregua di cinque giorni, per stabilire le premesse che portino a un cessate-il-fuoco stabile, e quindi procedere a ulteriori negoziati a porte chiuse. Una proposta che sarebbe arrivata da parte americana, viste le enormi difficoltà nel portare avanti l’aggressione e gli esorbitanti costi relativi, oltre alla inaspettata reazione difensiva dell’Iran.
I Paesi del Golfo esprimono profondo scetticismo in merito a concrete possibilità di giungere a un accordo fra Teheran e Wahington, per di più, come condizione inequivocabile e indiscutibile, l’Iran ha chiesto che Stati Uniti e Israele si impegnino a non sferrare futuri attacchi, a smantellare le basi in Medio Oriente, a ritirarsi completamente da Gaza e dai Territori Palestinesi occupati, oltre al risarcimento dei danni subiti, nonché un chiarimento per quanto riguarda lo Stretto di Hormuz, al quale anche e soprattutto Egitto, Arabia Saudita e gli altri Paesi del Golfo sono direttamente interessati.
Secondo il New York Times, il principe saudita Mohammed bin Salman sta facendo pressione sul “biondo” Donald, perché prosegua la guerra contro l’Iran che, a suo avviso, è un’opportunità storica per rifondare il Medio Oriente, pregiudicando quella precedente apertura fra Riyadh e Teheran che era in corso fino a poche settimane fa.
Da parte sua, Teheran ha il fondato timore che le trattative per mettere fine al conflitto possano essere una trappola e puntare a uccidere Mohammad-Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano.
Il primo ministro del Pakistan, Shehbaz Sharif, ha dichiarato la disponibilità a ospitare e mediare i negoziati, con il consenso delle parti, e il primo ministro indiano, Narendra Modi ha reso noto di aver ricevuto una telefonata dal “biondo” Trump, e un proficuo scambio di opinioni sulla situazione in Asia occidentale, quindi ha dichiarato che l’India sostiene l’allentamento delle tensioni e il ripristino della pace nel più breve tempo possibile, in particolare riguardo al transito nello Stretto di Hormuz, sicuro e accessibile, che è fondamentale per il mondo intero.
