Roberto Roggero – Nonostante le difficoltà che l’apparato americano e israeliano sta trovando nella conduzione della guerra all’Iran, il “biondo” Donald vuole ancora far credere che l’idea di un ritorno alla trattativa sia una sua idea, volendo apparire come colui che, pur a un passo dalla vittoria totale, è disposto ad allungare la mano, e che invece non trova nessuno con cui parlare dalla controparte; “Stiamo avendo difficoltà, vogliamo parlare con loro, ma non c’è nessuno con cui parlare”. Dichiarazioni che, dopo gli omicidi mirati e i bombardamenti a tappeto, hanno quasi il sapore della grottesca presa in giro. E non è tutto: “I loro leader sono tutti morti, il gruppo successivo di leader è sparito e anche quello ancora successivo è quasi tutto scomparso, nessuno vuole più essere un leader in Iran”.
In effetti, la realtà è ben diversa: a Teheran nessuno vuole parlare con il “biondo” aggressore, specialmente ora che l’ago della bilancia non pende più verso le stelle e strisce o verso la stella blu in campo bianco.
Ieri, 20 marzo, si è espresso pubblicamente anche la Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, ovviamente da luogo protetto e assolutamente segreto, visto il vizio americano di togliere tutti di mezzo e poi affermare che “non c’è nessuno con cui parlare”.
Recenti informazioni affermano che la Guida Suprema sia stato ferito, intanto, dopo il primo messaggio alla nazione, letto da una giornalista della televisione di Stato, il Rahbar ha di nuovo parlato, e sempre sugli stessi toni determinati e decisi.
Un messaggio letto sulla rete statale in occasione del Nowruz, il Capodanno persiano, che quest’anno coincide con Eid al-Fitr, la fine del Ramadan, nel pieno della guerra: “Il nemico è sconfitto, e questo grazie alla particolare unità che vi unisce, nostri compatrioti, nonostante tutte le differenze di origine religiosa, intellettuale, culturale e politica”. Inoltre, Khamenei ha anche inviato una lettera personale al presidente Masoud Pezeshkian, nella quale ha ribadito la necessità prioritaria di togliere ogni sicurezza ai nostri interni ed esterni, e garantirla invece alla popolazione iraniana. Fra i vari messaggi, Khamenei si è anche proposto come mediatore tra Afghanistan e Pakistan.
La Guardia della Rivoluzione Islamica continua la ritorsione, soprattutto contro le infrastrutture americane e contro Israele, dove ieri frammenti di razzi sono caduti anche alle porte della Città Vecchia di Gerusalemme. Nel frattempo, il biondo” Donald e il criminale Bibi sono intenzionati ad andare avanti nella loro operazione, nonostante le richieste di dialogo del presidente americano, che già ha cambiato registro sugli obiettivi finali, che comprendevano il crollo del potere iraniano, mentre adesso è soprattutto legato allo Stretto di Hormuz.
Il generale Dan Caine, a capo del Joint Chief of Staff, ha dichiarato che velivoli A-10 ed elicotteri Apache stanno già effettuando missioni sullo Stretto di Hormuz e al largo della costa meridionale iraniana, per distruggere le batterie costiere e i motoscafi veloci, e preparare lo scenario per eventuali operazioni mirate “Boots on the Ground”
Il Pentagono ha deciso di inviare nel Golfo altre navi e migliaia di Marines, fra cui il gruppo anfibio della USS.Boxer, con 2500 soldati e tre navi scorta, oltre al 11° Special Commando, probabilmente destinati a una operazione per il controllo dell’isola di Kharg, centro nevralgico per le esportazioni del petrolio iraniano.
L’idea del “biondo” Donald sarebbe quella di prendere il controllo dell’isola da cui passa il 90% dell’export di greggio di Teheran, per costringere la Repubblica Islamica a trattare la riapertura di Hormuz, ma è difficile credere che da Teheran si rimanga a guardare alla finestra mentre gli americani attaccano il cuore del sistema petrolifero…
