Roberto Roggero – Dopo che la Repubblica Islamica dell’Iran ha decretato la chiusura dello Stretto di Hormuz a tutte le imbarcazioni che fanno capo all’alleanza Usa-Israele, le ultime notizie provenienti dal Medio Oriente riferiscono che, in seguito a un accordo segreto fra le autorità di Teheran e gli Houthi dello Yemen, anche lo Stretto di Bab-el-Mandeb (Porta delle Lacrime), altrettanto importante dal punto di vista strategico e commerciale, potrebbe andare incontro agli stessi provvedimenti. Si profila quindi la chiusura anche del tratto di mare che collega Oceano Indiano, Golfo di Aden e Mar Rosso. Un evento che infliggerebbe un colpo estremamente pesante al commercio mondiale di tutte le merci che transitano in quel territorio, e sono la maggior parte dei volumi globali, petrolio e gas soprattutto.
Lo stretto di Bab el-Mandeb, largo circa 40 km, e lungo 130, separa il Corno d’Africa dalla punta meridionale della Penisola Arabica. Sul lato occidentale si affacciano Eritrea, Gibuti e Somalia, lungo quello orientale si trova lo Yemen. Importantissima è l’isola Perim, che blocca parzialmente la parte più stretta sul lato yemenita, mentre poco più a sud, al largo di Gibuti, ci sono le Isole dei Sette Fratelli. Un passaggio ancora più stretto e facilmente controllabile, fra forti correnti trasversali, venti altrettanto forti, scogli e secche, oltre al fenomeno della pirateria.
Qualsiasi imbarcazione fra l’Asia ed Europa, attraverso il Mar Rosso, deve necessariamente passare per Bab-el-Mandeb, porta meridionale per il Canale di Suez, da dove ogni anno passa circa il 15% del commercio mondiale solo per quanto riguarda il petrolio. Se questo passaggio venisse limitato o bloccato, le navi sarebbero costrette a circumnavigare l’estremità meridionale dell’Africa, con enormi ripercussioni sui prezzi di tutte le merci in commercio, con disastrose conseguenze per compagnie di navigazione, di assicurazione, e tutti gli anelli della catena.
