Roberto Roggero – Il 59enne ammiraglio Charles Bradford Cooper II, detto “Brad”, è il primo nome della lista nell’imponente organigramma militare che il “biondo” Donald sta ammassando contro la Repubblica Islamica dell’Iran, ovvero colui che è indicato come il comandante in capo delle operazioni. E’ il successore del generale Michael Kurilla, che nel giugno 2025 ha guidato l’attacco ai siti nucleari iraniani.
Brad Cooper viene da 36 anni di carriera militare, educato allUS-Navy Academu e alla National Intelligence University di Harvard, è stato ufficiale in servizio in Kosovo, Afghanistan nelle Guerre del Golfo, e ha comandato la componente navale, cioè la 5a Flotta, nelle operazioni Prosperity Guardian e Poseidon contro gli Houthi dello Yemen.
Dall’agosto 2025 è a capo dell’US-Combat Command, poi aiutante di bandiera sulla portaerei USS-Eisenhower, comandante del cacciatorpediniere lanciamissili USS-Russel e quindi dell’incrociatore lanciamissili USS-Gettysburg
Per approvazione del Congresso, oggi è al comando del CENTCOM, ovvero il comando centrale statunitense per Africa e Medio Oriente, con autorità anche sulla nuova Task Force basata sulla intelligenza artificiale, la prima sperimentata dalla US-Navy.
Da notare poi che, se al gruppo navale della portaerei USS-Abraham Lincoln, dovessero aggregarsi le Task Force delle portaerei USS-Gerald Ford e USS-George W. Bush, l’ammiraglio Cooper avrebbe sotto la propria autorità il concentramento di mezzi militari più massiccio in assoluto dai tempi della guerra del Vietnam.
Non trascurabile il fatto che l’ammiraglio Cooper sia stato presente ai negoziati indiretti USA-Iran di Muscat, in Oman, lo scorso febbraio, e che quindi sia il collegamento fra strategia diplomatica e militare, nonché membro della delegazione americana per i colloqui fra Turchia e Siria che stanno trattando l’inclusione dell’Esercito Democratico Siriano (a guida curda) nell’esercito nazionale di Damasco. Non certo una “pedina”, ma sicuramente elemento determinante in quel meccanismo sovranista “Made in Donald” che si arroga il diritto di decidere gli equilibri politici e militari dal centro del potere, che vogliono avere sotto controllo ogni più remota periferia, fino alla guida dell’ordine mondiale.
