di Chiara Cavalieri
WASHINGTON D.C. Secondo l’esperto americano di politica mediorientale Aaron David Miller, i negoziati tra Stati Uniti e Iran per ridurre le tensioni e arrivare a un possibile accordo sono destinati a essere “estremamente difficili”.

In un intervento pubblicato sulla piattaforma X, Miller – ex negoziatore del Dipartimento di Stato americano e attuale ricercatore senior presso la Carnegie Endowment for International Peace – ha indicato sette principali ostacoli che potrebbero compromettere qualsiasi processo negoziale tra Washington e Teheran.
Il primo problema è rappresentato da una profonda mancanza di fiducia reciproca, accumulata nel corso di decenni di tensioni tra i due Paesi. Questa diffidenza risale in particolare alla crisi degli ostaggi del 1979 e si è aggravata dopo il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano nel 2018, deciso dall’allora presidente Donald Trump.
Un secondo ostacolo riguarda la struttura decisionale complessa dell’Iran. Il potere non è concentrato in un’unica autorità, ma distribuito tra la Guida Suprema, il governo, il parlamento e soprattutto le Guardie Rivoluzionarie, rendendo più difficile assumere decisioni rapide e condivise.
Miller sottolinea inoltre la complessità dei temi sul tavolo negoziale, che includono il programma nucleare iraniano, lo sviluppo dei missili balistici, l’influenza regionale di Teheran e il suo sostegno a vari gruppi armati nel Medio Oriente.
Un altro fattore critico riguarda la dimensione politica interna iraniana. I leader di Teheran temono che eventuali concessioni agli Stati Uniti possano essere interpretate a livello interno come un segno di debolezza.
Tra le ragioni citate dall’analista figura anche il fatto che l’Iran dispone di importanti leve strategiche, tra cui il controllo dello Stretto di Hormuz, uno dei punti più sensibili per il traffico energetico globale, oltre alla sua influenza geopolitica nella regione.
Miller ha inoltre evidenziato il diverso approccio negoziale attribuito a Donald Trump, spesso percepito come un modello basato sulla logica “io vinco, tu perdi”, piuttosto che su un compromesso vantaggioso per entrambe le parti.
Infine, esiste uno scontro tra le linee rosse delle due parti, che rende molto difficile raggiungere concessioni reciproche senza rischiare un danno politico interno.
Secondo Miller, la combinazione di questi fattori rende qualsiasi negoziato tra Washington e Teheran estremamente fragile, anche se negli ultimi mesi si è parlato della possibilità di canali di dialogo diretti o indiretti per fermare l’attuale escalation.
Le dichiarazioni arrivano in un contesto di crescente tensione regionale, dopo l’escalation militare iniziata il 28 febbraio tra Stati Uniti e Israele da un lato e Iran dall’altro, che ha riacceso il timore di un conflitto più ampio in Medio Oriente.
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