Messaggio video dell’imprenditore siriano alla comunità alawita tra avvertimenti, accuse di interferenze esterne e timori di destabilizzazione
di Chiara Cavalieri*
L’imprenditore siriano Rami Makhlouf è tornato a farsi sentire con un duro messaggio rivolto alla comunità alawita, attaccando apertamente lo sceicco Ghazal Ghazal, capo del Consiglio Supremo Islamico Alawita in Siria e all’estero. In un video pubblicato sulla propria pagina Facebook, Makhlouf ha messo in guardia contro quelli che definisce appelli irresponsabili alla mobilitazione, capaci di trascinare la setta “verso un luogo pericoloso da cui non c’è ritorno”.

L’attacco a Ghazal Ghazal e il rifiuto della mobilitazione
Secondo Rami Makhlouf, gli inviti dello sceicco Ghazal Ghazal a scendere in piazza e ad “alzare l’asticella delle richieste” rappresentano un comportamento privo di responsabilità, che rischia di esporre gli alawiti a conseguenze devastanti.
Makhlouf ha definito tali appelli come funzionali a interessi stranieri, accusando Ghazal di spingere la comunità verso uno scontro senza garanzie reali di protezione politica o militare.

Il riferimento alla famiglia Jaber e agli eventi sulla costa
Nel suo intervento, Makhlouf ha fatto riferimento diretto alla famiglia Jaber, affermando che essa sosterrebbe Ghazal e che sarebbe lo stesso gruppo coinvolto nella pianificazione degli eventi avvenuti sulla costa siriana lo scorso marzo. Secondo l’imprenditore, tale famiglia avrebbe successivamente facilitato il suo trasferimento verso il nord del Paese.
Makhlouf ha accusato questi attori di voler coinvolgere la comunità alawita in un progetto politico-militare opaco, privo di reali prospettive di sicurezza.
Il no al federalismo e alle “illusioni politiche”
Tra i punti più rilevanti del messaggio, la netta bocciatura dell’ipotesi federalista come soluzione alla crisi. Secondo Makhlouf, il federalismo non garantirebbe alcuna protezione concreta contro arresti, procedimenti giudiziari o repressioni, se non supportato da un sistema statale coeso.
Le proposte avanzate in questa direzione vengono liquidate come “pure illusioni politiche”, incapaci di rispondere alla realtà sul terreno.
Proteste sulla costa e critica all’“istinto del gregge”
Makhlouf ha inoltre minimizzato il significato delle proteste registrate nelle aree costiere della Siria, invitando gli alawiti a non lasciarsi trascinare da quello che ha definito “istinto del gregge” e a mantenere la calma in una fase estremamente delicata.
Rievocando gli eventi dello scorso marzo nel Sahel siriano, ha sostenuto che non si sia trattato di una reazione spontanea a pratiche specifiche, ma di un tentativo deliberato di spingere la setta verso l’ignoto.
Il giudizio sul passato regime e il collasso interno
Nel suo discorso, Rami Makhlouf ha collegato l’attuale instabilità al fallimento del precedente sistema guidato da Bashar al-Assad, parlando apertamente di “crollo del sistema” e di “fallimento dello sconfitto Assad”. Secondo Makhlouf, questo collasso avrebbe provocato la disintegrazione della coesione interna e l’abbandono delle armi da parte di molti, per disgusto verso la situazione generale.
L’appello finale: calma, silenzio e attesa
Il messaggio si conclude con un appello diretto agli alawiti a rimanere nelle proprie case nei prossimi mesi, evitando qualsiasi escalation.
“Ogni goccia di sangue è preziosa”, ha affermato Makhlouf, mettendo in guardia da possibili tensioni regionali, scontri interni e ripercussioni sul Libano, senza tuttavia entrare nei dettagli.
Ha inoltre invitato la comunità ad avere fiducia in lui personalmente e a non seguire ex uomini d’affari da lui definiti “corrotti”, accusati di danneggiare la setta alawita.
Makhlouf ha infine dichiarato di non riconoscere alcun atto settario o sabotaggio attribuibile agli alawiti, ribadendo che le soluzioni potrebbero emergere nei primi mesi del nuovo anno, purché si eviti di aderire a progetti definiti “suicidi”.
*L’autrice e’ presidente dell’ associazione italo egiziana Eridanus e vice presidente del Centro Studi UCOI- UCOIM.
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