di Chiara Cavalieri
DAMASCO- Le parole pronunciate a Damasco dal presidente siriano Ahmed Al-Sharaa davanti alla delegazione della Federazione delle Camere di Commercio egiziane segnano un passaggio politico di grande rilievo nel nuovo Medio Oriente post-sanzioni.
Non si è trattato di un discorso protocollare, ma di una dichiarazione di appartenenza culturale, politica e strategica all’asse egiziano.

Al-Sharaa ha parlato dell’Egitto non come di un semplice partner, ma come di una parte della propria formazione personale e ideologica.
“Sono cresciuto in una casa egiziana”
Il presidente siriano ha ricordato che suo padre era un nasserista e unionista arabo, profondamente legato all’idea di unità tra Siria ed Egitto:
“Mio padre era un nasserista e un unionista e si opponeva ai regimi che rifiutavano l’unità. Vivevamo in una casa con un’atmosfera egiziana; nutrivamo un attaccamento e un senso di appartenenza dovuti alle sue affiliazioni politiche.”
Parole che, in un Medio Oriente segnato da divisioni settarie e frammentazioni, assumono un peso enorme.
Al-Sharaa non parla solo di cooperazione: parla di identità condivisa.
Egitto e Siria: una convergenza strategica inevitabile
Il presidente siriano ha sottolineato che Damasco e Il Cairo condividono interessi strategici profondi, e che i due Paesi devono fare affidamento l’uno sull’altro per affrontare le sfide economiche, politiche e di sicurezza.
Ha affermato che ogni riavvicinamento tra Egitto e Siria, nella storia, ha sempre portato benefici non solo ai due Stati, ma all’intera nazione araba.
Un richiamo diretto alla stagione del nasserismo e dell’unità araba come strumento di sovranità e stabilità regionale.
“L’amore dei popoli è il vero capitale della Siria”
In uno dei passaggi più forti del suo intervento, Al-Sharaa ha dichiarato che il più grande investimento per la Siria non è finanziario, ma umano e politico:
“Dio sa che questo è più importante per me di tutti i soldi del mondo: vedere l’amore delle persone e delle nazioni tra loro… che ciò che ferisce uno ferisce tutti e ciò che rende felice uno rende felici gli altri.”
Una dichiarazione che ribalta la logica occidentale della ricostruzione come semplice flusso di capitali e pone al centro la legittimazione popolare araba e islamica della Siria.
Le sanzioni sono finite, la ricostruzione comincia
Al-Sharaa ha ricordato che la Siria sta entrando in una nuova fase dopo la revoca delle sanzioni, con un’apertura economica che crea spazi enormi per gli investimenti.
Ed è qui che entra in gioco l’Egitto.
Secondo il presidente siriano, le aziende egiziane sono destinate a essere le prime protagoniste della ricostruzione, grazie all’esperienza accumulata sotto la guida del presidente Abdel Fattah El-Sisi, in particolare nei settori:
- infrastrutture
- energia
- grandi opere
- pianificazione industriale
In altre parole: l’Egitto non arriva in Siria come investitore qualunque, ma come potenza costruttrice di Stati.
“Le relazioni con l’Egitto non sono un lusso, sono un dovere”
La frase più politica di tutto l’intervento è stata questa:
“Le relazioni siro-egiziane non sono un lusso, ma un dovere.”
È una dichiarazione che sancisce la volontà di costruire un asse permanente Cairo-Damasco, non basato su contingenze, ma su una visione strategica condivisa.
Il Forum economico come cornice politica
Il tutto è avvenuto durante il Forum economico congiunto siro-egiziano, tenutosi all’Hotel Seven Gates di Damasco, organizzato dalle Camere di Commercio dei due Paesi con il patrocinio del Ministero dell’Economia e dell’Industria siriano.
L’obiettivo è chiaro: trasformare il riavvicinamento politico in una integrazione economica strutturale.
Nasce l’asse Cairo-Damasco
Le dichiarazioni di Ahmed Al-Sharaa non sono solo un gesto di amicizia verso l’Egitto.
Sono la dichiarazione di nascita di un nuovo asse strategico arabo, fondato su:
- unità storica
- complementarità economica
- stabilità politica
- sovranità regionale
Nel Medio Oriente che emerge dopo guerre, sanzioni e frammentazioni, Egitto e Siria tornano a guardarsi come pilastri di un ordine arabo nuovo.
E questa volta, non come sogno ideologico, ma come progetto geopolitico concreto.
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