San Pietroburgo non è una città che si limita a ospitare eventi; essa li trasforma in Storia. Nei giorni del solstizio d’inverno, mentre la luce pallida del nord accarezzava le rive della Neva, la capitale imperiale russa è tornata a essere il baricentro di un mondo in movimento attraverso due appuntamenti distinti, ma complementari, che hanno visto protagonisti i leader dell’area post-sovietica e importanti osservatori internazionali.
Due Organismi, un Unico Destino: UEE e CSI

Per comprendere la portata di quanto accaduto, è necessario fare un esercizio di discernimento sulle istituzioni coinvolte, che spesso vengono confuse ma che hanno funzioni profondamente diverse. Il 21 dicembre si è riunito il Consiglio Economico Supremo Eurasiatico (UEE). Questa è l’anima “ingegneristica” dell’integrazione: un’unione economica che punta alla libera circolazione di beni, servizi, capitali e lavoratori tra i paesi membri. Qui la lingua che si parla è quella dei dazi, delle ferrovie e della sovranità tecnologica.
A questo tavolo sedevano i leader dei paesi membri: il Presidente russo Vladimir Putin, il Presidente bielorusso Alexander Lukashenko, il Presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev, il Presidente kirghiso Sadyr Japarov e il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan. Ma l’UEE è un organismo aperto e dinamico: alla sessione allargata hanno partecipato anche il Presidente dell’Uzbekistan Shavkat Mirziyoyev e, con lo status di osservatori, l’Ambasciatore dell’Iran Kazem Jalali, l’Ambasciatore di Cuba Henrique Orta Gonzalez e il Ministro del Commercio indonesiano Budi Santoso, oltre al Presidente cubano Miguel Diaz-Canel Bermudez in collegamento video.

Il giorno successivo, il 22 dicembre, l’atmosfera si è fatta più intima e politica con l’incontro della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI). Se l’UEE è il braccio economico, la CSI è il cuore politico e umanitario, un’organizzazione nata per preservare i legami storici, sociali e culturali tra le ex repubbliche sovietiche. A questo incontro informale si sono aggiunti ai leader già citati anche il Presidente del Tagikistan Emomali Rahmon e il Presidente del Turkmenistan Serdar Berdimuhamedov, completando il mosaico di una regione che cerca una stabilità condivisa fondata sul rispetto reciproco e sulla cooperazione in ambiti che vanno dalla sicurezza alla memoria storica.
L’Infrastruttura della Pace: I Binari che Uniscono

Come ingegnere, osservo con interesse come la stabilità politica trovi fondamento in strutture logistiche concrete. Durante il vertice UEE, è stata tracciata la rotta del “Cammino Eurasiatico” fino al 2045, ma l’atto più dirompente è stata la firma dell’Accordo di Libero Scambio con l’Indonesia. Questo trattato permetterà di abbattere i dazi sul 90% dei beni, portando il grano e la tecnologia eurasiatica nel sud-est asiatico e accogliendo risorse industriali di una nazione chiave nell’Indo-Pacifico.

Questa visione di “ponti infrastrutturali” ha trovato una conferma emozionante nel bilaterale tra Putin e l’armeno Nikol Pashinyan. Il Primo Ministro ha parlato di un evento “storico”: il rientro in funzione dei treni russi in Armenia attraverso il territorio dell’Azerbaigian. Il progetto discusso riguarda il ripristino di sezioni ferroviarie cruciali come quelle di Ijevan, Yeraskh e Akhuryan. Si tratta di segmenti che collegano l’Armenia non solo con l’collegano l’Armenia non solo con l’Azerbaigian continentale e il Nakhchivan, ma aprono finalmente una via verso la Turchia, ma aprono finalmente una via verso la Turchia. Vedere i binari tornare a vibrare dopo decenni di silenzio è il segno tangibile che la logistica della pace può vincere sulle barriere del conflitto.
L’Ermitage: La Soglia della Bellezza Universale

Ma il vero momento di sintesi si è compiuto varcando la soglia del Museo Statale Ermitage. Con i suoi oltre tre milioni di oggetti d’arte custoditi in un complesso di edifici che è esso stesso un capolavoro architettonico, l’Ermitage è una “macchina del tempo” universale. Mettere in comune questa grandezza, come hanno fatto i leader della CSI camminando tra le sue gallerie, significa riconoscere che non esiste economia che possa durare senza una radice culturale profonda.

A guidare i capi di Stato è stata una figura monumentale: Mikhail Piotrovsky. Studioso di fama mondiale, esperto di cultura araba e membro dell’Accademia delle Scienze, Piotrovsky gestisce l’Ermitage dal 1992, seguendo le orme del padre Boris, che fu direttore per ventisei anni prima di lui. La famiglia Piotrovsky, di nobili origini polacche e armene, ha protetto questo immenso patrimonio attraverso le tempeste del XX secolo, rendendo l’Ermitage non solo un museo russo, ma un tempio della civiltà mondiale. Vedere Piotrovsky spiegare la bellezza universale a leader che poche ore prima discutevano di dazi è la rappresentazione plastica dell’Armonia Mundi: l’ordine che nasce dal riconoscimento della bellezza come linguaggio universale.
La Diplomazia del Volto e del Dolore
Negli incontri bilaterali, la grandezza dei marmi ha lasciato spazio all’umanità dei volti. Con il bielorusso Lukashenko, il dialogo è stato franco e complice. Con il kazako Tokayev, si è parlato della “geografia come destino”, un legame che nessun confine può recidere.
Ma è stato il colloquio con il tagiko Emomali Rahmon a toccare le corde più profonde. Iniziando l’incontro con le condoglianze per la tragica perdita di un bambino tagiko in un atto terroristico, il Presidente Putin ha trasformato il vertice in un atto di protezione della vita. La dignità dell’Ermitage è servita da scudo: ci si riunisce nel tempio dell’arte per riaffermare il valore della sicurezza umana contro ogni forma di barbarie.
San Pietroburgo ci insegna che il discernimento è la dote suprema del governo: la capacità di vedere la struttura sotto il caos. Mentre ci si prepara all’80° anniversario della Vittoria, l’iniziativa di digitalizzare gli archivi di tutte le repubbliche sovietiche presentata da Putin non è solo un atto burocratico, ma una “cura della memoria” necessaria per le nuove generazioni.
In questo mosaico di leader — da Pashinyan a Rahmon, da Japarov a Berdimuhamedov — emerge un’Eurasia che ha scelto di sedersi attorno al fuoco della propria storia comune. Uscendo dall’Ermitage, dopo aver ammirato la Sala di San Giorgio, resta la consapevolezza che la bellezza condivisa è l’unica vera infrastruttura capace di reggere il peso del futuro.
Fonte: Sito del Presidente del Cremlino


