Roberto Roggero – La Redazione di BRICS&Friends ha ricevuto, da Hassan Nicola di Cola, ricercatore in storia e giornalismo presso l’Università Sapienza, l’intervento alla Manifestazione Contro la Guerra che si è tenuta in Piazza Sant’Apostoli, a Roma, il 20 marzo.
Un appello non solo contro le ostilità in corso fra Stati Uniti, Israele e Repubblica Islamica, ma contro tutte le guerre che pregiudicano il futuro di ciascuno di noi, contro il conflitto usato come arma di ricatto economico, contro la prevaricazione di chi si crede in diritto di vita e di morte sulle popolazioni di altri Paesi, augurando a tutta la comunità internazionale un futuro di convivenza, perché la guerra non ha mai portato a nulla di costruttivo, ma ha sempre lasciato questioni insolute che sono prologo a conflitti futuri:
“Bismillah ar-Rahman ar-Rahim. Recita il Sacro Corano: A coloro che sono stati aggrediti è data l’autorizzazione a difendersi, perché certamente sono stati oppressi e, in verità, Allah ha la potenza di soccorrerli.
Mi chiamo Hasan, sono italiano e musulmano. Nelle mie vene non scorre una sola goccia di sangue iraniano, eppure la guerra in Iran è una guerra contro di me, ed è una guerra contro di voi.

La guerra in Iran non è infatti una questione unicamente iraniana. La Repubblica Islamica dell’Iran, posta in essere in seguito alla Rivoluzione Islamica del ’79, rappresenta un baluardo di integrità e spiritualità per ogni musulmano nel mondo. E la Repubblica Islamica ha dimostrato di differenziarsi nettamente da tutti gli altri Paesi cosiddetti “islamici”, i quali non hanno esitato a gettarsi tra le braccia del miglior offerente, gli Stati Uniti, e ad accettare come cani scodinzolanti il dominio di Israele. Ebbene, la Repubblica Islamica dell’Iran ha mantenuto retta la sua schiena, non si è piegata ai vantaggi materiali e ha prediletto sempre il bene superiore. Oggi, l’Iran paga questo prezzo: il prezzo di aver agito come un Paese musulmano. Il prezzo di aver scelto di subire le angherie e le vessazioni dei potenti del mondo, pur di non retrocedere di un solo passo sui suoi princìpi. Oggi, l’Iran paga il prezzo di ricordare e dimostrare al mondo cosa sia un musulmano.
In questo contesto, il barbaro assassinio della Guida Suprema dell’Iran, l’Imam Sayyed Alì Khamenei, pace su di lui, non è un lutto per il solo popolo iraniano, ma per l’intera Comunità islamica mondiale. Egli, eminente studioso e raffinato pensatore, un anziano di 86 anni, ha fatto tremare il mondo a trazione statunitense con le sue parole di onore e rettitudine, che al mondo occidentale suonavano inevitabilmente come parole di sfida. In un mondo che ha ai suoi vertici i nomi dei documenti di Epstein, egli osò parlare d’amore, di rettitudine, di morale, di Dio, e di questo pagò il prezzo. L’Imam Khamenei era un filosofo, un instancabile studioso, un tenace antimperialista, un iraniano…ma prima di tutto era un musulmano. Pianga, dunque, il mondo musulmano la sua morte, e sappia di aver perso un faro luminoso e il suo più virtuoso portabandiera. Pianga, il mondo musulmano, e sappia di essere rimasto orfano.
La guerra in Iran, dunque, non riguarda solo gli iraniani, bensì tutti i musulmani. Ma non solo. Essa è la guerra della religione contro l’immoralità. È la guerra di chi crede in Dio contro chi Ne calpesta il nome e la Legge. È la guerra dei musulmani, certo, ma anche dei cristiani e di chiunque altro serbi nel suo cuore il timore autentico di Dio. In questa guerra si contrappongono, da un lato, coloro che costruiscono nel proprio Paese islamico chiese e monasteri, che riveriscono Gesù Cristo come un nobile profeta, che lodano Maria come una tra le migliori delle donne, e, dall’altro, coloro che bombardano le chiese e massacrano i preti, che insultano i credenti e il loro credo e che mietono senza morale le vite di donne e bambini innocenti. Come può un cristiano, un timorato di Dio, dubitare su quale dei due schieramenti spalleggiare? Ancor peggio, come può un cristiano tacere ed astenersi dalla presa di una posizione? Invero, se Cristo fosse qui, avrebbe il fucile in spalla e starebbe combattendo nell’Asse della Resistenza, che è l’Asse della fede in Dio, contrapposta all’Asse dei Pedofili e degli Infanticidi.

La guerra in Iran, dunque, non riguarda solo gli iraniani, né unicamente i musulmani, bensì tutti i religiosi del mondo. Ma non solo. Questo mondo martoriato è diviso in molti oppressi e pochi op-pressori, e nessuno ha fatto per gli oppressi del mondo ciò che ha fatto l’Iran. Nessuno ha sfidato l’Impero statunitense col coraggio e con la forza della Repubblica Islamica dell’Iran. Questo è un mondo che si sta risvegliando, che sta iniziando a rifiutare lo strapotere delle grandi potenze globali: dall’Asia all’Africa fino all’America Latina soffia il vento del cambiamento. Dalla Cina a Cuba, dal Sudafrica alla Palestina, i popoli iniziano ad alzare il capo e la voce. La coscienza delle masse è prossima al risveglio: “Morte all’America” e “morte a Israele” sono le parole d’ordine che si gridano nelle piazze, poiché si è ormai compreso che un mondo in cui questi due cancri so-no presenti non può essere un mondo in pace. V’è però chi ha urlato queste parole nelle piazze, e chi ha invece combattuto fino a dare la propria vita per estirpare questi tumori dal mondo: i valo-rosi guerrieri di Narsallah, lo Yemen di Ansarallah, la Resistenza palestinese e, in testa e in prima linea, la Repubblica Islamica dell’Iran. L’Asse della Resistenza è oggi il baluardo dell’antimperialismo, del confronto diretto e impavido contro il nemico dell’umanità. E nonostante le bombe, i massacri, la devastazione, i valorosi resistenti del Libano, dell’Iran e di tutti i Paesi dell’Asse continuano la loro lotta contro l’Impero. Non si contano più i martiri caduti lungo la via della liberazione dal giogo sionista, cionondimeno l’Asse non arretra di un passo, impara dagli errori e sferra ogni volta colpi fieri e mortali contro il nemico. Mi rivolgo a voi, antimperialisti! Serbate le vostre convinzioni, rivendicate le vostre ideologie, ma riconoscete che oggi l’antimperialismo ha il colore giallo di Hezbollah, la grinta di Ansarallah e la fede della Repubblica Islamica dell’Iran. Poniamo da parte le nostre divergenze ideologiche, giacché il nostro nemico è comune. Alziamo la nostra voce in difesa di chi, oggi, sta combattendo sul campo di battaglia contro il nemico dell’umanità, e rivendichiamo per nostra la sua guerra. In Iran, oggi, assistiamo alla tenace resistenza di un popolo alla prepotenza di un Impero, e stiamo vedendo quel popolo costringere l’Impero sulle ginocchia. Siate parte di questa grande vittoria contro l’Impero, siate partecipi di questa lotta per la sopravvivenza non di una Nazione, ma di un ideale di libertà e autodeterminazione. Chi è sceso in piazza per la Palestina faccia lo stesso per l’Iran, poiché, come dichiarato dagli stessi leader della Resistenza palestinese, senza l’Iran, oggi, non ci sarebbe la Palestina che resiste. Fidel Castro, che non era né arabo né musulmano, definì l’occupazione della Palestina come “il crimine più grande della nostra epoca”. Oggi siamo tutti testimoni di chi, più di chiunque altro, ha combattuto per porre termine a questo crimine, ed è nostro dovere non abbandonare l’Iran, come l’Iran non ha mai abbandonato la Palestina e gli oppressi del mondo.
Se sei iraniano, in Iran stanno morendo i tuoi genitori e i tuoi figli. Se sei musulmano, in Iran stanno morendo i tuoi fratelli e le tue sorelle. Se sei religioso, in Iran stanno morendo dei timorati di Dio proprio come lo sei tu. Se sei antimperialista, in Iran stanno morendo i tuoi compagni e le tue compagne. Se sei umano, dimostralo scendendo in piazza, manifestando contro questa ennesima aggressione perpetrata dai due cancri del mondo, Stati Uniti e Israele, e non voltarti dall’altra parte.
La vittoria sarà nostra. Il nemico dell’umanità cadrà e un nuovo mondo emergerà dalle ceneri del precedente. E in quel nuovo mondo, un domani, saremo tutti chiamati a render conto delle nostre azioni, delle nostre scelte, delle nostre posizioni. Un giorno i nostri figli ci domanderanno da che parte abbiamo scelto di stare, e noi dovremo guardarli negli occhi e dir loro la verità. È giunto il momento di riappropriarci delle parole di un tempo, che la modernità ha voluto screditare e relegare ai margini dell’analisi storica: v’è il bene è v’è il male in questo mondo, e nessuno di noi ne è immune. Dobbiamo solo scegliere da che parte stare: o con l’Iran che resite, o nella pattumiera della Storia. A voi la scelta”.
