In un’epoca di rapidi mutamenti geopolitici, la comprensione delle radici profonde delle civiltà diventa uno strumento indispensabile di dialogo e conoscenza. È in questo solco che si inserisce l’ultima iniziativa della Casa Russa a Roma: la nascita del Club di Storia Russa “Aleksandr Nevskij”. Non un semplice corso accademico, ma un laboratorio educativo e divulgativo dedicato ai fondamenti antropologici, culturali e civilizzazionali che hanno plasmato l’identità della Russia.
Un esordio tra archeologia e mito

Il sipario si alzerà venerdì 23 gennaio 2026, alle ore 17:00, con un primo incontro dal titolo suggestivo: «Dall’Uomo di Denisova a Baba Yaga. Preistoria e protostoria: riflessi nella vita quotidiana e nelle tradizioni russe».
Questa lezione inaugurale promette di essere un ponte affascinante tra la scienza e l’immaginario: partendo dalle scoperte paleoantropologiche dei Monti Altai (l’Uomo di Denisova), si arriverà all’analisi degli archetipi che popolano il folklore russo, incarnati dalla figura enigmatica di Baba Yaga. L’obiettivo è rintracciare come la preistoria e la protostoria continuino a vibrare nelle tradizioni contemporanee e nei gesti quotidiani.
L’approccio del ricercatore: due domande a Silvio Marconi
Abbiamo chiesto al coordinatore del Club, l’antropologo e storico Silvio Marconi, quale sia il valore di questa iniziativa nel contesto attuale.
D: Professor Marconi, perché partire proprio dall’Uomo di Denisova e da Baba Yaga per parlare di Russia oggi?
R: «Perché la storia non è una sequenza fredda di date, ma un flusso vivente di archetipi. L’Uomo di Denisova ci parla di una profondità biologica e territoriale che fa della Russia una culla dell’umanità, mentre Baba Yaga rappresenta quella sapienza ancestrale, a volte temuta, che custodisce i segreti della terra e della sopravvivenza. Comprendere questi simboli significa capire il “codice genetico” culturale di un popolo che ha saputo integrare influenze vastissime senza perdere la propria anima».
D: Qual è l’obiettivo finale di questo percorso mensile?
R: «Vogliamo stimolare una ricerca congiunta. Non sarò solo io a parlare; i partecipanti saranno coinvolti in un approfondimento degli snodi cruciali — dalla fondazione dello Stato russo all’invasione mongolo-tatara — per decodificare come la Russia sia diventata questa straordinaria sintesi di mondi».
L’eredità di Aleksandr Nevskij

Il nome scelto per il Club non è casuale. Il maggio 2026 segnerà infatti l’805° anniversario della nascita del principe Aleksandr Nevskij. Figura simbolo della statualità e custode della tradizione spirituale russa, Nevskij incarna l’idea di una Russia capace di difendere la propria identità tra Oriente e Occidente, rendendolo il “nume tutelare” ideale per un circolo che mira a indagare l’essenza stessa di questa civiltà.
Aleksandr Nevskij – L’Eroe del Ghiaccio e l’Architetto del Destino Russo
Se dovessimo scegliere un volto per rappresentare la capacità russa di resistere alle tempeste della storia, quel volto sarebbe quello di Aleksandr Nevskij. Ma non immaginatevi solo un cavaliere medievale con la spada sguainata; Aleksandr era, prima di tutto, un fine stratega e un uomo tormentato da scelte che avrebbero segnato il futuro di un intero continente.
Nato nel 1220, Aleksandr si trovò a governare in uno dei periodi più bui. La Russia era schiacciata tra due incudini: a Ovest i cavalieri cattolici (Svedesi e Teutonici) volevano non solo conquistare terre, ma cambiare l’anima del popolo, convertendolo con la forza. A soli vent’anni, sulle rive della Neva, Aleksandr guidò una carica leggendaria contro gli Svedesi. Da quel giorno divenne per tutti “Nevskij”, il vincitore. Due anni dopo, compì un capolavoro militare: la Battaglia sul Ghiaccio del Lago Peipus, dove attirò i pesanti cavalieri teutonici su una superficie gelata che non resse il loro peso, trasformando la natura stessa in un’alleata della Russia.
Ma la vera grandezza di Nevskij non sta solo nelle vittorie militari. Il suo atto più coraggioso fu diplomatico e, per molti contemporanei, controverso. Mentre a Ovest combatteva ferocemente, a Est scelse di inginocchiarsi davanti ai Mongoli dell’Orda d’Oro.
Perché lo fece? Aleksandr capì che i Mongoli volevano “solo” i soldi (le tasse), ma non erano interessati a distruggere la religione ortodossa o le tradizioni russe. Gli occidentali, invece, volevano sradicare l’identità spirituale del suo popolo. Nevskij scelse il male minore: pagò il tributo all’Oriente per proteggere l’anima culturale della Russia. Fu un sacrificio d’orgoglio immenso, fatto per permettere al suo popolo di sopravvivere e aspettare il momento giusto per rinascere.
Canonizzato dalla Chiesa Ortodossa nel 1547, la sua eredità è diventata il pilastro della statualità russa. Non è un caso che sia stato eletto ufficialmente, in un sondaggio nazionale del 2008, come “il più grande russo di tutti i tempi”.
Aleksandr Nevskij ci insegna che essere un leader significa saper combattere quando necessario, ma anche saper mediare quando la sopravvivenza della civiltà è a rischio. È per questo che oggi, a oltre 800 anni dalla sua nascita, il Club di Storia Russa a Roma porta il suo nome: perché Nevskij è l’archetipo dell’unità russa, colui che ha garantito che la Russia non scomparisse dalle mappe geografiche e spirituali.
L’Eroe nel Cinema – Il Capolavoro di Sergej Ejzenštejn

Non si può parlare di Aleksandr Nevskij senza citare il cinema, lo strumento che lo ha reso un’icona visiva globale. Nel 1938, il leggendario regista Sergej Ejzenštejn diresse il film omonimo, considerato ancora oggi uno dei vertici della storia della cinematografia mondiale.
Il film non fu solo una prodezza tecnica — celebre è la sequenza della “Battaglia sul Ghiaccio”, un capolavoro di montaggio e tensione — ma anche un’opera d’arte totale grazie alla colonna sonora composta da Sergej Prokof’ev. La musica di Prokof’ev non si limitava ad accompagnare le immagini, ma “dialogava” con esse, creando un’esperienza sensoriale potentissima che esaltava il coraggio del popolo russo. In un momento storico in cui le ombre della Seconda Guerra Mondiale si addensavano sull’Europa, l’immagine cinematografica di Nevskij divenne il simbolo universale della resistenza contro l’invasore, influenzando generazioni di registi, da Laurence Olivier fino a George Lucas.
Silvio Marconi – L’Antropologo dei “Fili Neri” e delle Reti

Silvio Marconi è una figura poliedrica nel panorama culturale italiano: ingegnere di formazione, si è affermato come uno dei più autorevoli etnoantropologi, storici e saggisti contemporanei. La sua ricerca si distingue per un approccio “a rete”, volto a scardinare le narrazioni storiche rimosse o censurate.
Esperto di culture dell’Africa, dell’America Latina e dell’Europa mediterranea, Marconi si occupa da decenni di cooperazione internazionale e intercultura.
La sua metodologia mira a dimostrare le interconnessioni profonde tra mondi apparentemente distanti (come quello afro-mediorientale ed europeo), sostenendo che l’identità non sia un blocco monolitico ma un intreccio di scambi e sincretismi.
Le sue Opere Principali:
Donbass. I neri fili della memoria rimossa (2016): Un saggio fondamentale che analizza le radici storiche e culturali della regione, rompendo il silenzio su molti aspetti della storia ucraina e russa.
Reti Mediterranee: Un’indagine sulle matrici censurate della nostra civiltà.
Il nemico che non c’è: Sulla costruzione “a tavolino” di identità contrapposte per fini politici.
Come coordinatore, Marconi porta la sua capacità di leggere la storia russa non solo attraverso i documenti, ma attraverso gli archetipi antropologici (dal mito di Baba Yaga alle eredità della protostoria).
Come partecipare
Il Club è aperto a tutti gli appassionati di storia, ricercatori o semplici curiosi desiderosi di esplorare gli archetipi culturali che definiscono la Russia contemporanea. Per garantire un dialogo proficuo, il gruppo sarà limitato a un massimo di 25 partecipanti.
INFO UTILI:
Frequenza: Incontri a cadenza mensile.
Sede: Casa Russa a Roma, Piazza Benedetto Cairoli, 6.
Iscrizioni: Tramite il link https://forms.gle/sxc8EKJ1kuyNhwNu8.
Contatti: 06 88816333.
Nota: È obbligatorio esibire un documento d’identità all’ingresso.
