La Russia intensifica l’attivismo diplomatico tra Teheran, Tel Aviv e Washington per evitare uno scontro armato che potrebbe incendiare l’intera regione.
di Chiara Cavalieri
MOSCA- In un momento di crescente instabilità regionale e di rinnovate minacce di uno scontro diretto tra Iran e Occidente, la Russia ha intensificato i propri sforzi diplomatici per contenere le tensioni e prevenire un’opzione militare in Medio Oriente. Al centro di questa iniziativa si colloca il presidente Vladimir Putin, impegnato in un delicato lavoro di mediazione tra attori regionali e internazionali.
Mosca ribadisce una linea chiara: le crisi regionali devono essere risolte attraverso il dialogo e la diplomazia, non con l’uso della forza.
Telefonate con Netanyahu e Pezeshkian
Nel quadro di questo attivismo, Putin ha avuto contatti diretti sia con il primo ministro israeliano sia con il presidente iraniano, in un momento segnato da forti timori americano-israeliani su un possibile attacco contro Teheran.

Secondo una nota ufficiale del Cremlino, Putin ha illustrato al premier israeliano Benjamin Netanyahu una serie di “approcci per rafforzare la stabilità in Medio Oriente”, sottolineando la necessità di intensificare gli sforzi politici e diplomatici per affrontare le sfide attuali e ridurre le tensioni.
Al termine del colloquio, le parti hanno concordato di mantenere aperti i canali di comunicazione e di proseguire il dialogo sulla stabilità regionale a diversi livelli.
L’asse Mosca–Teheran
Nella stessa giornata, Putin ha ricevuto una telefonata dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che lo ha aggiornato sugli sforzi della leadership iraniana per normalizzare la situazione interna.

La dichiarazione del Cremlino ha evidenziato come Russia e Iran condividano una posizione unitaria a favore di una rapida de-escalation e di una gestione delle crisi esclusivamente attraverso mezzi politici e diplomatici. Le due parti hanno inoltre ribadito l’intenzione di rafforzare la partnership strategica e di proseguire nei progetti economici congiunti, confermando la solidità del rapporto bilaterale.
Pressioni su Washington e timori regionali
Questo coordinamento russo-iraniano si inserisce in un contesto più ampio, caratterizzato da crescenti pressioni interne all’amministrazione statunitense per evitare un’azione militare contro l’Iran. Secondo il New York Times, lo stesso Netanyahu avrebbe chiesto al presidente Donald Trump di rinviare eventuali piani di attacco, nonostante il protrarsi delle tensioni interne in Iran.
Anche diversi attori regionali – tra cui Arabia Saudita, Qatar, Oman ed Egitto – avrebbero rivolto appelli a Washington, mettendo in guardia dalle gravi conseguenze regionali di un’azione militare contro Teheran.
Il rischio di un conflitto allargato
Secondo funzionari statunitensi, una eventuale escalation potrebbe spingere l’Iran a colpire obiettivi militari statunitensi nel Golfo, inclusa la base aerea in Qatar, o le forze USA dispiegate in Iraq e Siria, con il rischio concreto che anche Israele diventi bersaglio diretto.
Uno scenario che Mosca considera estremamente pericoloso per la sicurezza internazionale.
Peskov e Nebenzja: “No alle avventure militari”
Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha ribadito che la Russia non sostiene solo l’Iran, ma la stabilità dell’intero Medio Oriente, lavorando per eliminare i focolai di tensione.
Sulla stessa linea, il rappresentante permanente russo alle Nazioni Unite, Vasilij Nebenzja, ha messo in guardia Washington e altre capitali dal pianificare “una nuova avventura militare” contro Teheran, denunciando una retorica pericolosa e irresponsabile.
Nebenzja ha inoltre ricordato che qualsiasi intervento volto a modificare l’ordine costituzionale di uno Stato sovrano rappresenta una violazione flagrante del diritto internazionale, sottolineando che la questione iraniana deve essere affrontata dal Consiglio di Sicurezza nell’ottica della pace e della sicurezza internazionale, non degli affari interni.
La strategia di Mosca punta a presentare la Russia come attore di equilibrio e mediazione, capace di dialogare con Teheran, Tel Aviv e Washington. In un Medio Oriente sempre più polarizzato, il Cremlino tenta di frenare la logica dello scontro, convinto che una soluzione militare produrrebbe solo caos, mentre la sicurezza regionale può essere costruita solo attraverso il dialogo e la comprensione reciproca.
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