Il Segretario della Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth
Il rilascio della Strategia di Difesa Nazionale 2026, avvenuto il 23 gennaio da parte del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti segna un punto di non ritorno nella politica estera americana e negli equilibri di potere globali. Il documento, presentato dal Segretario della Difesa Pete Hegseth, non è un semplice aggiornamento burocratico, ma rappresenta una rottura radicale con decenni di internazionalismo liberale, sancendo ufficialmente il passaggio ad un concetto di difesa focalizzata sulla protezione del territorio nazionale e sulla sovranità degli Stati Uniti. Il messaggio inviato dal Pentagono è inequivocabile e si allinea nettamente con l’inclinazione trumpiana della politica estera: gli States non intendono più farsi carico della sicurezza globale in modo incondizionato, preferendo concentrare le proprie risorse lungo i propri confini e nel quadrante dell’Indo-Pacifico, lasciando agli alleati l’onere principale della rispettiva stabilità regionale.
DALLA DOTTRINA MONROE ALLA DOTTRINA “DONROE”
Al cuore della NDS 2026 risiede il concetto di “difesa della patria” come missione primaria e assoluta del Joint Force. Il Pentagono ha introdotto quella che molti analisti hanno già ribattezzato come la “Donroe Doctrine”, una reinterpretazione moderna della Dottrina Monroe che mira a ristabilire il predominio militare americano nell’emisfero occidentale. Questa visione trasforma radicalmente il ruolo dei confini nazionali, che passano dall’essere una questione di sicurezza interna a una priorità strategica militare. Il documento chiarisce che il Pentagono sarà direttamente coinvolto nel sigillare i confini, respingere tentativi di invasione sotto ogni forma e garantire la sicurezza delle rotte marittime che portano alle coste americane.
In questo contesto, il progetto del Golden Dome, il sistema di difesa missilistico integrale per il Nord America, diventa la pietra angolare tecnologica della nuova strategia. L’obiettivo è creare uno scudo impenetrabile che protegga le città e le infrastrutture critiche degli Stati Uniti non solo da missili balistici, ma anche dalle minacce emergenti dei droni e dei vettori ipersonici. Questa enfasi sulla sicurezza territoriale segnala che Washington sta spostando il proprio baricentro difensivo dall’Europa e dal Medio Oriente verso il proprio “giardino di casa”, includendo un interesse rinnovato per territori strategici come la Groenlandia e il controllo dei canali marittimi vitali come quello di Panama.
LA SFIDA CON LA CINA
Sebbene l’impenetrabilità del territorio nazionale sia la priorità numero uno, la Cina rimane il principale competitore strategico, ma con un approccio profondamente diverso rispetto alle amministrazioni precedenti. La Strategia 2026 evita la retorica della crociata ideologica o del cambio di regime, preferendo una politica di deterrenza basata sulla forza bruta e sulla stabilità strategica. Il Pentagono punta a una “pace decorosa” nell’Indo-Pacifico, termine che sottintende una coesistenza basata sul bilanciamento del potere piuttosto che sulla sottomissione politica. L’obiettivo dichiarato non è lo strangolamento economico o l’umiliazione di Pechino, quanto piuttosto impedire che la Cina possa dominare la regione a spese degli interessi vitali americani.
La nuova posizione prevede il rafforzamento della prima catena di isole attraverso una difesa di negazione che renda proibitivo per la Cina intraprendere azioni aggressive. Tuttavia, la NDS 2026 apre anche canali di comunicazione militare-militare senza precedenti per evitare incidenti e de-escalare le crisi. È un approccio di realismo muscolare che accetta la multipolarità del sistema internazionale a patto che il commercio sia equo e la sicurezza americana non venga compromessa. Sorprende, in questo senso, la minore enfasi su Taiwan rispetto al passato, un segnale che suggerisce come Washington preferisca ora che gli alleati regionali, come il Giappone e l’Australia, assumano un ruolo più proattivo e autonomo nella deterrenza locale.
L’ULTIMATUM ALLA NATO
Per l’Europa e gli alleati storici, la Strategia di Difesa Nazionale 2026 rappresenta un vero e proprio terremoto politico. Il Pentagono ha ufficializzato la richiesta che ogni membro della NATO innalzi la propria spesa per la difesa fino al 5% del Prodotto Interno Lordo, più del doppio del precedente obiettivo del 2% che molti paesi faticano ancora a raggiungere. La logica di Washington è semplice: se l’Europa gode di una propria potenza economica, deve essere in grado di gestire autonomamente la minaccia russa, che il documento definisce come persistente ma gestibile attraverso le capacità convenzionali degli stati europei.
Questo cambiamento significa che il supporto militare americano in Europa diventerà limitato e condizionato, focalizzandosi esclusivamente su minacce che colpiscono direttamente gli interessi degli Stati Uniti. Il messaggio agli alleati è che l’ombrello di sicurezza americano non è più un servizio gratuito o un impegno ideologico, ma un accordo di mutuo vantaggio che richiede un contributo equo. Il Pentagono ha esplicitamente collegato la cooperazione militare a termini commerciali favorevoli, avvertendo che i paesi che non rispettano gli impegni di spesa potrebbero trovarsi non solo con meno protezione militare, ma anche con barriere tariffarie più elevate. Questa fusione tra difesa e commercio è uno dei tratti più distintivi e controversi della nuova strategia.
L’APPARATO INDUSTRIALE-MILITARE
Un altro pilastro fondamentale della NDS 2026 è il potenziamento massiccio della base industriale della difesa degli Stati Uniti. Il Pentagono riconosce che anni di deindustrializzazione hanno reso l’America vulnerabile in caso di conflitti prolungati ad alta intensità. La strategia mira a solidificare la produzione nazionale di armamenti, puntando su tecnologie accessibili, scalabili e producibili in serie, piuttosto che su sistemi eccessivamente complessi e costosi che richiedono decenni per essere sviluppati. L’intelligenza artificiale viene vista non come un fine in sé, ma come uno strumento per rendere la produzione e la logistica più efficienti e rapide.
L’idea è quella di trasformare gli Stati Uniti nell’arsenale della propria democrazia (non della Democrazia in generale, ma della propria democrazia), garantendo che le forze armate abbiano sempre la superiorità numerica e qualitativa necessaria per vincere i conflitti che contano davvero per gli Stati Uniti. Questo approccio favorisce l’adozione di soluzioni commerciali esistenti e la semplificazione delle normative burocratiche che hanno rallentato l’innovazione bellica. In sintesi, il Pentagono sta abbandonando la rincorsa alla tecnologia estrema per concentrarsi sulla capacità di produzione di massa, un ritorno alle lezioni della Seconda Guerra Mondiale adattate al ventunesimo secolo.
VERSO UN NUOVO ORDINE MULTIPOLARE E SOVRANISTA
In conclusione, la Strategia di Difesa Nazionale 2026 delinea un mondo in cui gli Stati Uniti si ritirano dal ruolo di garante globale per tornare a essere una fortezza continentale. È la fine del sogno di un mondo unificato sotto la guida di Washington e l’inizio di un’era caratterizzata da grandi blocchi regionali e sovranità armata. L’isolazionismo pragmatico della nuova amministrazione non significa un ritiro totale dal mondo, ma una partecipazione molto più selettiva e orientata all’interesse nazionale immediato. Gli alleati sono avvertiti: l’era della dipendenza strategica è finita e il futuro della sicurezza globale dipenderà dalla capacità di ogni nazione di investire nelle proprie difese.
L’impatto di questo documento si farà sentire per i prossimi anni, costringendo le cancellerie di tutto il mondo a rivedere i propri piani di spesa e le proprie alleanze. Mentre l’America si concentra sui propri confini e sul Golden Dome, il resto del pianeta deve imparare a navigare in acque molto più incerte. Il Pentagono ha tracciato la rotta per un’America più forte all’interno, ma necessariamente meno presente all’esterno, lasciando spazio a una geopolitica dove la forza economica e militare di ogni singolo Stato tornerà a essere l’unico vero metro di giudizio.


Il punto debole della nuova strategia è che non fissa dei limiti negli interventi militari, limiti rispettati durante la Guerra Fredda e poi prevede unargemonia sul continente americano difficile da ottenersi, Canadesi e Latinoamericani non amano gli USA