Ro. Ro. – Un ritorno del greggio venezuelano sotto influenza statunitense può ridurre sensibilmente il bisogno di Washington di coordinarsi con l’Arabia Saudita per la gestione dei prezzi, e al tempo stesso indebolendo uno dei principali canali di leva politica nei confronti degli Stati Uniti che è l’Iran, e oltretutto sottraendo le riserve di greggio, principalmente a Russia e Cina. Il controllo americano sulle riserve di Caracas rappresenta un potenziale fattore di riequilibrio nei rapporti di forza all’interno del mercato globale.
L’impatto non sarebbe immediato, data la natura del greggio venezuelano, particolarmente pesante e costoso da raffinare, e i tempi necessari per rilanciare infrastrutture e capacità produttive. Sul piano strategico, il solo scenario di un Venezuela petrolifero stabilmente agganciato agli Stati Uniti è già sufficiente a rimettere in discussione equilibri consolidati tra Washington e le monarchie del Golfo.
Il continente americano si schiera: “Tutto il popolo venezuelano, colombiano e latinoamericano deve scendere in piazza. La sovranità nazionale è sovranità popolare”. Così su X il presidente colombiano Gustavo Petro risponde alle minacce di Donald Trump.
Gustavo Petro, in una serie di post online nelle ultime ore, ha affermato che avrebbe verificato se le parole di Trump in inglese si traducono come dice la stampa nazionale. Petro ha aggiunto che risponderà loro una volta capito cosa significa realmente la minaccia illegittima di Trump.
Dall’altra sponda, la dichiarazione rilasciata da Kaja Kallas sul Venezuela mostra chiaramente la profonda crisi della politica estera comune dell’UE. Lo ha dichiarato il ministro degli Affari Europei ungherese, Janos Boka, secondo quanto riportato dal portavoce del governo ungherese, Zoltan Kovacs.
“Oltre a esprimere vaghi desideri, l’UE non ha un messaggio o una strategia reali per la regione e non è in grado di definire i propri interessi nella nuova era della politica delle grandi potenze”, ha aggiunto Boka, sottolineando inoltre che, “priva di strumenti e influenza, l’Ue non è finora riuscita a diventare un attore significativo e non si intravedono cambiamenti. La dichiarazione di Kaja Kallas è un segno di debolezza e di una fondamentale incomprensione della trasformazione delle relazioni internazionali. Se l’Ue vuole essere un vero attore globale, dovrebbe iniziare a non rilasciare dichiarazioni simili in futuro”.
La Repubblica Islamica dell’Iran naturalmente si schiera a favore di Maduro e chiede la sua liberazione: “Il rapimento del presidente di un altro Paese non è un onore ed è illegale, quindi l’Iran chiede il rilascio del presidente venezuelano Nicolas Maduro”. Lo ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, invitando le Nazioni Unite a “salvaguardare l’ONU, poiché non prendere una reazione esplicita sulla questione danneggerebbe la comunità internazionale”.
Riferendosi alle accuse degli Stati Uniti contro Maduro, Baghaei ha affermato che le accuse degli Stati Uniti servono solo a giustificare il loro atto illegale, poiché le leggi nazionali dei Paesi non possono essere una base per la violazione dell’immunità di altri Paesi.
Dalla Cina dichiarazioni prudenti: “I nostri interessi in Venezuela saranno protetti dalla legge”, in merito al robusto export di petrolio dal Paese caraibico verso Pechino, dopo il blitz militare.
Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, ha ribadito la contrarietà di Pechino “all’uso della forza nelle relazioni internazionali” da parte degli USA, che allo stato rischia di minare la pace in America Latina. Lin ha inoltre espresso il pieno sostegno cinese alla riunione odierna del Consiglio di Sicurezza dell’ONU dedicata al Venezuela.
Lin, ricordando la posizione contraria di Pechino rispetto all’attacco americano a Caracas, anche la Cina ha rinnovato la richiesta di un “immediato rilascio” di Maduro. Il portavoce del ministero degli Esteri ha poi rimarcato che la Cina ha mantenuto una comunicazione e una cooperazione positive con il governo venezuelano, aggiungendo che, a prescindere dall’evoluzione della situazione internazionale, la Cina rimarrà in buoni rapporti con i Paesi latinoamericani.
Il presidente cinese Xi Jinping ha dichiarato: “Azioni prepotenti stanno cambiando l’ordine internazionale. Il mondo sta attraversando un periodo di turbolenze e cambiamento”, dove ”azioni unilaterali e prepotenti stanno avendo un grave impatto sull’ordine internazionale”. Senza citare gli Stati Uniti o il Venezuela, Xi ha affermato che “tutti i Paesi dovrebbero rispettare i percorsi di sviluppo scelti in modo indipendente dai popoli delle altre nazioni”.
Il presidente cinese ha poi dichiarato che occorre “rispettare il diritto internazionale e gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite”. Inoltre ”le grandi potenze, in particolare, devono assumere un ruolo guida”, ha aggiunto Xi durante un incontro con il primo ministro irlandese Micheal Martin in visita in Cina.
Pechino si trova a misurare il suo peso diplomatico e a tentare di difendere la partnership cooperativa firmata nel 2023 con Caracas, a 50 anni circa di rapporti diplomatici, dopo l’affermazione del presidente americano Donald Trump secondo cui gli Usa puntano a supervisionare in via temporanea il governo del Venezuela.
La Cina ha rappresentato per il Venezuela un’ancora di salvezza economica da quando gli Stati Uniti e i suoi alleati hanno intensificato le sanzioni nel 2017, acquistando beni per un valore di circa 1,6 miliardi di dollari nel 2024, secondo i dati annuali più recenti disponibili: quasi la metà degli acquisti mandarini riguarda il petrolio, secondo i dati doganali.
Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha dichiarato di non ritenere che l’operazione militare condotta da Washington in Venezuela, culminata con la cattura del presidente Nicolas Maduro, possa compromettere i rapporti con il leader cinese Xi Jinping.
La presenza militare degli Stati uniti in Venezuela dipenderà dagli sviluppi futuri e dall’atteggiamento della nuova leadership a Caracas. Lo ha dichiarato il presidente statunitense Donald Trump parlando con i giornalisti, ritornando sulla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro.
Parlando con i giornalisti sull’Air Force One domenica, il presidente americano ha affermato che le compagnie petrolifere “interverranno e ricostruiranno il sistema” petrolifero in Venezuela. L’industria petrolifera venezuelana è in rovina dopo anni di abbandono e sanzioni internazionali, quindi secondo le compagnie petrolifere le infrastrutture necessitano di investimenti significativi prima che la produzione possa aumentare drasticamente.
