Giordania, Egitto, Arabia Saudita, Kuwait, Iraq e Oman respingono le affermazioni di Mike Huckabee sul controllo israeliano dal Nilo all’Eufrate: “Violazione del diritto internazionale e della sovranità degli Stati”.
IL CAIRO – Forte reazione diplomatica nel mondo arabo dopo le dichiarazioni dell’ambasciatore statunitense a Tel Aviv, Mike Huckabee, che in un’intervista ha sostenuto l’esistenza di un “diritto biblico” di Israele su territori che si estenderebbero “dal Nilo all’Eufrate”, affermando: “Sarebbe bello se la prendessero tutta”.
Le parole dell’inviato americano, pronunciate nel corso di un’intervista al giornalista statunitense Tucker Carlson, hanno innescato una serie di condanne ufficiali da parte di Giordania, Egitto, Arabia Saudita, Kuwait, Iraq e Oman, che le hanno definite “assurde”, “provocatorie”, contrarie al diritto internazionale e lesive della sovranità degli Stati della regione.
LA POSIZIONE DELLA GIORDANIA
Il Ministero degli Esteri giordano ha parlato di dichiarazioni che costituiscono “una violazione delle norme diplomatiche e della Carta delle Nazioni Unite”, oltre che un attacco diretto alla sovranità degli Stati della regione. Amman ha sottolineato che tali affermazioni contraddirebbero la posizione pubblicamente dichiarata dal presidente Donald Trump, il quale avrebbe respinto l’ipotesi di annessione della Cisgiordania.
La Giordania ha inoltre invitato tutte le parti a concentrarsi sugli sforzi per consolidare la stabilità a Gaza e a rispettare le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, evitando dichiarazioni “irresponsabili e prive di qualsiasi valore legale”.
LA REAZIONE DELL’EGITTO
Il Ministero degli Esteri egiziano ha definito le affermazioni di Huckabee una “flagrante deviazione” dai principi del diritto internazionale. Il Cairo ha espresso sorpresa per parole che, secondo la diplomazia egiziana, contraddicono il quadro politico delineato dall’amministrazione statunitense per porre fine alla guerra nella Striscia di Gaza.

L’Egitto ha ribadito con fermezza che Israele non detiene alcuna sovranità sui territori palestinesi occupati né su altri territori arabi, respingendo categoricamente qualsiasi tentativo di annessione della Cisgiordania o di separazione strutturale tra Cisgiordania e Gaza.
ARABIA SAUDITA: “PRECEDENTE PERICOLOSO”
Anche l’Arabia Saudita ha condannato “nei termini più forti” le dichiarazioni dell’ambasciatore statunitense, definendole un precedente pericoloso proveniente da un alto funzionario americano. Riyadh ha avvertito che simili affermazioni minacciano la pace e la sicurezza internazionale e rischiano di minare le relazioni storiche tra gli Stati Uniti e i Paesi della regione.
Il Regno ha ribadito che l’unica via per una pace giusta e globale resta la soluzione a due Stati, con la creazione di uno Stato palestinese indipendente sui confini del 4 giugno 1967 e Gerusalemme Est come capitale.
LE POSIZIONI DI KUWAIT, IRAQ E OMAN
Il Kuwait ha definito le dichiarazioni una chiara violazione delle risoluzioni internazionali e ha riaffermato il diritto inalienabile del popolo palestinese all’autodeterminazione.
L’Iraq ha parlato di “grave eccesso” contrario ai principi fondamentali del diritto internazionale e ha ribadito il rifiuto di qualsiasi politica fondata sull’imposizione del fatto compiuto.
L’Oman ha descritto le affermazioni come un’accettazione illegittima dell’imposizione del controllo sulle terre arabe, avvertendo che tale retorica compromette le prospettive di pace e stabilità regionale.
IL CONTESTO POLITICO E IDEOLOGICO
Il riferimento al territorio “dal Nilo all’Eufrate” richiama un’interpretazione biblica talvolta associata al concetto politico di “Grande Israele”, termine utilizzato in alcuni ambienti della politica israeliana per indicare un’espansione territoriale comprendente la Cisgiordania, Gaza e le Alture del Golan, con letture più estese che includono anche altre aree limitrofe.
Nell’agosto scorso, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva dichiarato in un’intervista televisiva di sentirsi “in missione storica e spirituale”, affermazioni che in alcuni ambienti sono state interpretate come un richiamo simbolico a visioni espansive della storia ebraica.
IMPLICAZIONI DIPLOMATICHE
Le dichiarazioni di Huckabee rischiano di avere ripercussioni significative sul delicato equilibrio diplomatico regionale. In un momento in cui sono in corso tentativi di consolidare una tregua a Gaza e rilanciare un percorso negoziale, la retorica legata a rivendicazioni territoriali su base religiosa appare destinata a irrigidire ulteriormente le posizioni.
Sul piano del diritto internazionale, la questione centrale resta la sovranità territoriale e il divieto di acquisizione di territorio con la forza, principio cardine della Carta delle Nazioni Unite. Le reazioni arabe mostrano una convergenza rara e compatta nel respingere qualsiasi ipotesi di legittimazione di annessioni o espansioni territoriali.
La vicenda evidenzia come dichiarazioni di natura ideologica, provenienti da figure diplomatiche di alto livello, possano produrre effetti immediati sul piano geopolitico, incidendo sugli equilibri regionali e sulle relazioni tra Washington e il mondo arabo.
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