Al-Azhar, Siria e Stati della regione uniti contro il terrorismo e la violenza settaria
di Chiara Cavalieri*
IL CAIRO- I Paesi arabi hanno condannato con forza il grave attentato terroristico che ha colpito una moschea nella città siriana di Homs durante la preghiera del venerdì, causando la morte di almeno 8 persone e il ferimento di decine di fedeli. L’esplosione è avvenuta all’interno della moschea Ali bin Abi Talib, situata nel quartiere Wadi al-Dahab, uno dei quartieri residenziali della città.
Tra le prime e più nette prese di posizione figura quella di Al-Azhar Al-Sharif, che ha condannato “nei termini più forti” quello che ha definito un atto terroristico e un crimine contro l’umanità.

In una dichiarazione ufficiale, Al-Azhar ha affermato che l’attacco rappresenta una violazione della sacralità della vita umana e dei luoghi di culto, sottolineando che i responsabili sono privi di ogni valore religioso, umano e morale e costituiscono una minaccia diretta alla sicurezza e alla stabilità delle società. L’istituzione religiosa ha inoltre espresso le sue condoglianze a tutto il popolo siriano, in tutte le sue componenti, invitando i cittadini a unirsi contro i tentativi di seminare caos, divisione settaria e destabilizzazione, ribadendo l’importanza di preservare l’unità nazionale della Siria.
Il Ministero dell’Interno siriano ha confermato che l’esplosione è stata causata da ordigni esplosivi collocati all’interno della moschea durante la preghiera del venerdì. Le forze di sicurezza si sono immediatamente recate sul posto, imponendo un cordone di sicurezza e avviando indagini approfondite per raccogliere prove e individuare i responsabili dell’attacco, definito ufficialmente un atto criminale e terroristico.
Poco dopo l’attentato, il gruppo estremista “Saraya Ansar al-Sunna” ha rivendicato la responsabilità dell’esplosione in una dichiarazione diffusa tramite l’app Telegram, affermando di aver agito in collaborazione con militanti di un altro gruppo armato. La formazione, nata dopo il rovesciamento del precedente regime un anno fa, aveva già rivendicato in passato un attentato suicida contro una chiesa a Damasco nel mese di giugno. Nel messaggio diffuso online, il gruppo ha dichiarato che i suoi attacchi “continueranno ad aumentare”, sostenendo che circa 40 persone sarebbero state uccise o ferite, e negando che l’obiettivo fosse una moschea appartenente alla comunità sunnita, affermazione che ha ulteriormente alimentato le tensioni settarie.

La condanna dell’attacco è stata estesa a livello regionale. Il Ministero degli Esteri siriano ha definito l’attentato un atto vile e codardo, volto a colpire i valori umani e morali e a minare la sicurezza e la stabilità del Paese. Damasco ha ribadito che tali crimini non indeboliranno la determinazione dello Stato nel proseguire la lotta contro il terrorismo in tutte le sue forme, assicurando che i responsabili saranno chiamati a rispondere delle loro azioni.

Anche l’Arabia Saudita ha espresso una ferma condanna, ribadendo il rifiuto assoluto del terrorismo, dell’estremismo e di qualsiasi attacco contro le moschee e i luoghi di culto. La Giordania ha manifestato piena solidarietà alla Siria, condannando ogni forma di violenza finalizzata a destabilizzare il Paese.
Dal Libano, il presidente Joseph Aoun ha condannato duramente l’attacco, sottolineando che la dignità delle società libere e la stabilità degli Stati possono essere garantite solo attraverso la tutela delle libertà fondamentali di ogni essere umano.

Aoun ha inoltre messo in guardia contro l’incitamento all’odio, l’accusa di apostasia e l’esclusione settaria, definendoli le minacce più gravi per società che emergono da lunghi conflitti. Il presidente libanese ha infine espresso le sue condoglianze al presidente siriano Ahmed al-Sharaa, al governo e al popolo siriano, rinnovando il sostegno del Libano alla Siria nella sua guerra contro il terrorismo e nel percorso verso uno Stato basato su libertà, democrazia, modernità e tolleranza, elementi considerati fondamentali per una Siria unita e per la sicurezza strategica dell’intera regione.
L’attentato di Homs si inserisce in un contesto di persistente instabilità e dimostra come il terrorismo resti una minaccia concreta non solo per la Siria, ma per l’intero mondo arabo, rafforzando l’urgenza di una cooperazione regionale per contrastare la violenza estremista e preservare la sicurezza collettiva.
*L’autrice e’ presidente della associazione ERIDANUS e vice presidente del Centro Studi UCOIM-UCOIM.
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