
In un panorama mediatico spesso superficiale, l’incontro di sabato 14 febbraio presso il Centro Islamico Imam Mahdi a Roma ha offerto una prospettiva storica di rara profondità. La proiezione del docufilm “Rivoluzione. Abbiamo il diritto di resistere”, prodotto da ComeDonChisciotte.org, ha permesso di rileggere la storia dell’Iran attraverso la lente del suo bene più prezioso e conteso: il petrolio.
IL PETROLIO COME PECCATO ORIGINALE DEL COLONIALISMO
L’analisi storica proposta dal documentario parte da un punto fermo: la lotta per l’autodeterminazione iraniana è indissolubilmente legata al controllo dell’oro nero. Il film ripercorre la vicenda di Mohammad Mossadeq, il Primo Ministro che nel 1951 osò nazionalizzare l’industria petrolifera, sottraendola al monopolio della Anglo-Iranian Oil Company (l’odierna BP).
Quell’atto di sovranità economica fu il “peccato originale” che scatenò l’ira delle potenze occidentali. Il documentario documenta come gli interessi britannici e statunitensi, preoccupati di perdere il controllo sulle rotte energetiche mondiali, abbiano orchestrato il colpo di Stato del 1953. Da quel momento, lo Scià Mohammad Reza Pahlavi divenne il custode degli interessi stranieri, trasformando l’Iran in un enorme serbatoio a disposizione dell’Occidente, mentre il popolo rimaneva escluso dai benefici di questa immensa ricchezza.
LO SCIÀ: PORTATORE D’ACQUA DEL CAPITALISMO ESTRATTIVO
Il film smonta radicalmente il mito atlantista dello Scià come “modernizzatore”. La sua era una modernizzazione elitaria e parassitaria, finanziata dai proventi del petrolio che però venivano reinvestiti in armamenti occidentali e nel lusso della corte, anziché nel benessere sociale. Lo Scià agì come un mero esecutore per conto di Washington e Londra, un guardiano dell’ordine neocoloniale nel Golfo Persico.
Questa gestione delle risorse, che umiliava la dignità nazionale, ha creato una frattura insanabile. Il documentario evidenzia come la Rivoluzione Islamica sia stata la risposta di un intero corpo sociale — studenti, lavoratori del petrolio e clero — contro un sistema che svendeva l’anima e le risorse del Paese.
LA REPRESSIONE VIOLENTA: SAVAK, STUDENTI E CLERO
Il mantenimento di questo assetto estrattivo richiedeva il terrore. La SAVAK, la polizia segreta addestrata da CIA e Mossad, fu lo strumento necessario per schiacciare chiunque reclamasse il diritto al petrolio nazionale. Le uccisioni sistematiche e le torture non erano che il prezzo che l’imperialismo era disposto a pagare per mantenere lo Scià sul trono.
Tuttavia, il film fa notare correttamente che la rivoluzione non sarebbe mai esplosa con tale forza se il regime non avesse tentato di annientare i chierici e gli studenti. Il clero, reagendo a un’aggressione brutale che mirava a sradicare la cultura e l’identità iraniana per farne una colonia culturale oltre che economica, ha guidato la riscossa morale del popolo. La loro reazione è stata un atto di giustizia storica contro un tiranno servile.
IL “GIARDINO” DI BORRELL E LA NUOVA BARBARIE
Un momento di grande impatto del documentario è la citazione, ripetuta due volte, di Josep Borrell, che definisce l’Occidente un “giardino” e il resto del mondo una “giungla”. Questa dichiarazione è la perfetta giustificazione ideologica del colonialismo energetico: l’idea che le risorse dei “barbari” debbano servire ad alimentare il giardino delle élite europee e atlantiste. Il film smaschera questa retorica, mostrando come la “civiltà” del giardino sia stata costruita sul sangue dei martiri iraniani e sul furto della loro sovranità.
CONCLUSIONI DEL DIBATTITO
Al termine della proiezione, gli autori Jacopo Brogi e Alessandro Fanetti, insieme allo Shaykh Abbas Di Palma, hanno ribadito la necessità di una storiografia che non sia ancella del potere. Lo Shaykh ha sottolineato come la vittoria del 1979 sia stata la riconquista della dignità nazionale contro il materialismo predatore. Oggi, mentre la propaganda cerca di riabilitare figure fallimentari per giustificare nuovi assedi energetici, il messaggio di “Rivoluzione” è più attuale che mai: il petrolio è di chi lo abita, e il diritto di resistere è la sola via per la libertà.


Maddalena Celano
