Il presente articolo analizza la persistente tendenza all’interno di alcune correnti del marxismo ortodosso (spesso definite “riduzionismo economico”) a subordinare la questione di genere alla lotta di classe. L’autrice confuta la tesi secondo cui l’oppressione patriarcale sia un mero epifenomeno del modo di produzione capitalista, destinato a scomparire con la socializzazione dei mezzi di produzione. Attraverso l’esame della trasversalità della violenza di genere e dell’oggettivazione sessuale, l’articolo sostiene la necessità di un approccio intersezionale, evidenziando come l’impunità di classe — pur differenziando le modalità di esercizio del potere patriarcale — non alteri la natura strutturale e autonoma dell’oppressione di genere.
Il Paradosso della “Doppia Schiavitù”
Nella tradizione marxista classica, l’analisi dell’oppressione femminile ha radici profonde (Engels, 1884; Zetkin, 1896). Tuttavia, una deviazione dogmatica ha storicamente portato a interpretare la lotta di genere come secondaria o funzionale alla lotta di classe. La vulgata riduzionista postula che la discriminazione contro le donne sia una strategia del capitale per dividere la classe operaia o per garantire la riproduzione gratuita della forza lavoro.
Sebbene queste analisi economiche siano valide, esse diventano insufficienti se utilizzate per negare l’autonomia strutturale del patriarcato. Il rischio, come evidenziato nel dibattito politico, è la giustificazione implicitata della violenza domestica o della misoginia all’interno della stessa classe operaia, interpretando questi fenomeni non come manifestazioni di potere maschile, ma come sintomi “esterni” della pressione capitalista.
La trasversalità del patriarcato e il fattore impunità
Una tesi centrale del dibattito contemporaneo riguarda la trasversalità della violenza e dell’oggettivazione. Se il patriarcato fosse esclusivamente un prodotto del capitalismo, ci si aspetterebbe una sua assenza o una forma radicalmente diversa nelle interazioni tra proletari.
I dati sociologici e la cronaca dimostrano il contrario:
* Violenza domestica: I tassi di violenza domestica, femminicidio e abuso sessuale attraversano tutte le classi sociali. Sebbene le condizioni di povertà e alienazione possano esacerbare il conflitto familiare, esse non sono la causa eziologica della misoginia, la quale risiede in una gerarchia culturale e di potere preesistente e coesistente al capitalismo.
* Il turismo sessuale:
L’esempio del turismo sessuale è illuminante. L’acquisto di servizi sessuali, spesso in contesti di estrema povertà del Sud Globale, è una pratica diffusa tra uomini di diverse estrazioni economiche. La differenza sostanziale tra un miliardario (es. il caso Epstein) e un lavoratore metalmeccanico non risiede nell’intento o nell’atto di oggettivazione, bensì nel grado di impunità e nell’accesso alle risorse per occultare il crimine. Il miliardario gode di uno scudo sistemico e finanziario che lo pone, de facto, al di sopra della legge; il lavoratore è soggetto a maggiori rischi legali e sociali. Tuttavia, la mutilazione ontologica della vittima (la sua riduzione a oggetto) è identica in entrambi i casi.
L’Inconsistenza della proposta politica riduzionista
L’approccio che chiede alle donne di “sopportare” la schiavitù domestica o la violenza da parte del “compagno operaio” in nome di un’unione di classe superiore è non solo eticamente problematico, ma politicamente controproducente.
* Negazione del soggetto politico:
Tale approccio disconosce le donne come soggetto politico autonomo con rivendicazioni proprie, tentando di sussumerle in una categoria “classe” che, storicamente, è stata modellata sulle esigenze e sull’esperienza maschile (il “lavoratore salariato standard”).
* Frammentazione reale:
Il riduzionismo economico crea una reale frammentazione all’interno della classe operaia. Ignorando le gerarchie di genere interne, si aliena la metà della forza lavoro potenziale, impedendo una vera solidarietà.
La necessità dell’approccio intersezionale
Il marxismo offre strumenti analitici fondamentali per comprendere l’economia politica, ma non può esaurire la complessità delle relazioni di potere. La sociologia moderna e il femminismo materialista hanno dimostrato che capitalismo e patriarcato sono sistemi distinti, sebbene intrecciati in un “sistema unitario” di oppressione.
Un partito politico che aspiri alla trasformazione sociale non può permettersi di gerarchizzare le oppressioni. Riconoscere la trasversalità della misoginia significa ammettere che un operaio può essere simultaneamente un oppresso (dal capitale) e un oppressore (nella relazione di genere). Solo attraverso una prassi intersezionale, che combatta contemporaneamente lo sfruttamento economico e il potere patriarcale in ogni sua manifestazione (indipendentemente dalla classe dell’aggressore), è possibile costruire un movimento realmente rivoluzionario ed inclusivo.
Bibliografia Sintetica (Ideale):
* Engels, F. (1884). L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato.
* Federici, S. (2004). Calibano e la strega. Le donne, il corpo e l’accumulazione originaria.
* Hartmann, H. (1979). The Unhappy Marriage of Marxism and Feminism.
* Vogel, L. (1983). Marxism and the Oppression of Women: Toward a Unitary Theory.
