Roberto Roggero – Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha rilasciato importanti dichiarazioni, delle quali la più importante ha riguardano la Repubblica Islamica dell’Iran.
Il presidente russo ha confermato il sostegno incondizionato all’Iran in difficoltà e ha esposto una serie di approfondimenti che fanno capire come la realtà sia profondamente differente dalla versione che viene diffusa dalla maggior parte degli organi di informazione occidentali, legati principalmente alla propaganda NATO che continua ad alimentare falsità che contrastano con la realtà sul campo, così come è sempre stato in passato, a partire dagli allarmi sulla indiscriminata diffusione del terrorismo dopo l’11 settembre 2001, sull’intervento della coalizione internazionale in Afghanistan e Iraq, sulla pandemia, sulla guerra scoppiata in Libia e così via.
Le parole di Putin fanno trasparire grande sicurezza, che rispecchia la certezza della verità, in particolare per quanto riguarda gli esiti della guerra scatenata dal “biondo” Donald, che sta andando con la massima evidenza verso innegabili vantaggi per i Paesi BRICS+. Una evidente sicurezza che contrasta in pieno con l’evidente nervosismo e coscienza di mentire che traspare dalle ultime apparizioni pubbliche dei principali antagonisti come Trump e Netanyahu. Il “biondo” presidente americano inoltre, fa sorgere profondi dubbi sul fatto di comprendere la realtà della situazione, mentre il premier nazi-sionista israeliano non cessa di fare pressioni per poter continuare la sua guerra privata, perché cosciente che senza il conflitto scatenato a Gaza e in Iran è politicamente morto, allo stesso modo del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Wahington e Tel Aviv insistono sulla questione (profondamente falsa) dell’Iran armato con bombe nucleari, come in passato George Bush jr e Dick Cheney volevano vendere al mondo l’Iraq di Saddam Hussein (che comunque non era uno stinco di santo) in possesso di armi di distruzione di massa, per giustificare l’aggressione internazionale.
Insomma, con tutte le critiche che si possono fare sulla carriera politica di Putin, rimane innegabile il fatto che sia fra i più abili a livello mondiale, nel campo della diplomazia, della politica e della geopolitica.
Sulla questione del Medio Oriente, Putin ha dimostrato la capacità della Russia di essere un Paese capace di risolvere fondamentali questioni geopolitiche, non certo come appare descritto dai media occidentali, sicuramente non isolato e oggi spina dorsale della galassia BRICS insieme alla Cina. Prova ne sia che il “biondo” Donald e Bibi Netanyahu si sono rivolto proprio a Putin per chiedere un aiuto nel trovare una soluzione alla crisi iraniana, a dimostrazione del fatto che i Paesi occidentali non sono in grado di sostenere una guerra di lunga durata come quella in corso nel Golfo.
Il presidente russo ha chiaramente dato la propria disponibilità per una mediazione che riporti al tavolo delle trattative Washington, Tel Aviv e Teheran, sottolineando il fatto che il tanto celebrato bombardamento dei siti per la ricerca nucleare dell’Iran, non ha sortito alcun effetto, dal momento che non sono fisicamente raggiungibili nemmeno dai più potenti armamenti messi in campo dagli Stati Uniti, per cui non sono stati minimamente compromessi. Inoltre, Mosca continuerà a fornire all’Iran tutta la necessaria tecnologia per essere in grado di superare la crisi attuale, così come la Cina, per diretta assicurazione del presidente Xi Jinping, in costante contatto con lo stesso Putin.
Putin e Xi Jinping hanno fatto chiaramente intendere di essere preparato a sostenere un confronto geopolitico a lungo termine, ma al tempo stesso ha evidenziato la non convenienza, per nessuna delle parti in causa, di penalizzare il blocco occidentale. Semplicemente perché alla galassia BRICS+ non serve un Occidente debole, ma un Occidente che continui ad avere bisogno di materie prime, che continui a consumare e a richiedere forniture di prima necessità, nell’ambito di un mondo multipolare e non in un mondo dove sia solo una potenza a dettare le regole dei mercati. È la fondamentale differenza fra due sistemi contrapposti: un meccanismo predatorio e neocolonialista non ha possibilità di sviluppo futuro, mentre un ambiente dove tutti contribuiscano al benessere comune, in proporzione alle capacità di ciascun elemento, può svilupparsi e progredire, mettendo da parte le paradossali dichiarazioni di politici come la responsabile (sarebbe meglio dire “irresponsabile”) della diplomazia estera dell’Unione Europea, Kaja Kallas, che va sbandierando la necessità di armarsi contro una Russia che ha intenzione di invadere l’Europa e arrivare a Lisbona, e per non vedere i cittadini dell’Unione costretti a imparare il russo. Il tutto considerando che la stessa Kaja Kallas già parla perfettamente russo per essere nata nel 1977 a Tallinn, capitale della Repubblica Socialista Sovietica Estone, e il cui padre è stato alto ufficiale della sezione estone del PCUS, arrivando anche a ricoprire la carica di direttore del sistema statale delle casse di risparmio dell’URSS, con carica politica equivalente a vice-ministro.
Vladimir Putin ha poi confermato l’interesse di Mosca nel sostenere investimenti russi in Iran, in una atmosfera ben diversa da quando, in epoca sovietica, la Repubblica Islamica era dichiaratamente ostile, mentre oggi il mondo è cambiato, e proprio da Teheran è giunta la richiesta di cooperazione con Mosca, in conseguenza del fatto che l’Occidente ha voltato le spalle all’Iran, che da parte sua non ha avuto altra scelta. Non bisogna dimenticare che sono stati i Paesi occidentali come Francia e Germania a dare inizio al programma nucleare iraniano, con la costruzione del primo reattore, che gli stessi Paesi occidentali hanno poi compiuto il voltafaccia, e nel 1981 hanno spinto Israele a bombardare per la rima volta i siti nucleari che essi stessi avevano contribuito ad allestire.
Nel suo discorso, Putin ha inoltre più volte assicurato che il programma nucleare iraniano ha scopi esclusivamente pacifici, in quello scenario BRICS che vuole una comunità multipolare per cui non esiste interesse alcuno a causare conflitti che penalizzino o limitino gli obiettivi multipolari. Sarebbe come darsi la proverbiale zappa sui piedi. A tale scopo, la Russia ha intenzione di cooperare con l’Iran nella realizzazione di nuovi siti per la ricerca nucleare a scopi civili e non militari.
Il Consigliere presidenziale del Cremlino, Yuri Ushakov, ha commentato la conversazione telefonica fra Vladimir Putin e il “biondo” Donald, avvenuta la sera di ieri, 9 marzo; “Donald Trump ha telefonato a Vladimir Putin per discutere una serie di questioni di estrema importanza relative all’attuale situazione internazionale. Naturalmente, particolare attenzione è stata dedicata alla situazione con l’Iran, nonché ai negoziati trilaterali in corso per l’insediamento ucraino che coinvolgono rappresentanti degli Stati Uniti.
Vorrei sottolineare fin da subito che la conversazione è stata pragmatica, franca e costruttiva, come tipico del dialogo tra i leader russo e americano. Non si parlavano telefonicamente da diverso tempo; la loro precedente conversazione era avvenuta alla fine di dicembre 2025. La chiamata di oggi, per inciso, è durata circa un’ora. Il Presidente degli Stati Uniti ha osservato che, come concordato in precedenza, tali contatti dovrebbero avvenire su base regolare, e entrambi i leader hanno confermato di essere pronti a tal fine.
Il presidente russo ha esposto una serie di considerazioni volte a raggiungere un rapido insediamento politico e diplomatico del conflitto iraniano, anche alla luce dei contatti che ha recentemente avuto con i leader degli Stati del Golfo, con il Presidente dell’Iran Masoud Pezeshkian e con i leader di diversi altri Paesi.
Da parte sua, il presidente degli Stati Uniti ha condiviso la sua valutazione degli sviluppi nel contesto dell’operazione USA-israeliana in corso. Vorrei notare che su questo argomento ha avuto luogo uno scambio di vedute molto sostanziale e, credo, utile.
Il presidente Trump ha espresso ancora una volta interesse nel porre fine al conflitto in Ucraina il prima possibile, raggiungendo un cessate il fuoco che aprirebbe la strada a un accordo a lungo termine. Da parte nostra, è stata data una valutazione positiva degli sforzi di mediazione intrapresi dal team di Donald Trump e da lui personalmente.
È stata inoltre fornita una valutazione dell’attuale situazione lungo la linea di contatto, dove le forze russe stanno avanzando con successo. Come è stato osservato, questo è un fattore che dovrebbe costringere il regime di Kiev a muoversi finalmente verso una soluzione negoziata del conflitto.ùI due leader hanno toccato anche la questione del Venezuela, principalmente nel contesto della situazione del mercato petrolifero globale.
Nel complesso, vorrei ribadire che la conversazione è stata estremamente sostanziale e avrà indubbiamente un significato pratico per l’ulteriore cooperazione tra i due paesi in vari settori della politica internazionale. L’intervista a cui fai riferimento, rilanciata da Nicolai Lilin e da diverse agenzie internazionali nelle ultime ore, esiste ed è stata rilasciata al giornalista Pavel Zarubin”.
Il presidente Putin ha anche inviato un messaggio di auguri all’Ayatollah Seyyed Mojtaba Hosseini Khamenei per la elezione a Guida Suprema della Repubblica Islamica dell’Iran: “Oggi, mentre l’Iran si oppone a un’aggressione armata, il vostro operato in questo alto incarico richiederà certamente un immenso coraggio e spirito di sacrificio. Sono fiducioso che continuerete l’opera di vostro padre con onore e saprete consolidare il popolo iraniano di fronte a dure prove.
Da parte mia, desidero confermare il nostro incrollabile sostegno a Teheran e la nostra solidarietà ai nostri amici iraniani. La Russia è stata e rimarrà un partner affidabile per la Repubblica Islamica.
Auguro il massimo successo nell’affrontare le sfide che vi attendono, buona salute e forza di spirito”.
Putin ha quindi dichiarato esplicitamente che sia l’amministrazione americana che la leadership israeliana comprendono che la Russia è forse l’unico attore capace di un dialogo non basato su ultimatum, e ha precisato che la stabilità non può essere raggiunta con la logica della forza. Ha dichiarato di aver trasmesso a Netanyahu la necessità di rispettare la sovranità iraniana, avvertendo che un attacco ai siti nucleari russi o protetti da russi (come Bushehr) sarebbe un punto di non ritorno.
L’obiettivo della Russia è quindi arrivare al più presto alla conclusione di una guerra che non conviene a nessuno, e soprattutto non conviene proprio a chi l’ha cominciata.
