Il ruolo chiave dell’Arabia Saudita nei contatti tra Stati Uniti e Russia sul dossier ucraino
di Chiara Cavalieri*
RIYADH- L’Arabia Saudita si conferma sempre più come snodo diplomatico globale e interlocutore credibile tra le grandi potenze. Secondo quanto riportato dal New York Times, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman avrebbe fornito un’indicazione diretta all’inviato presidenziale statunitense Steve Witkoff, suggerendogli di collaborare con Kirill Dmitriev come canale affidabile di collegamento con il Cremlino.

Una frase, apparentemente semplice, ma politicamente pesantissima:
“È l’uomo giusto.”
Il consiglio di Mohammed bin Salman all’inviato di Trump
Il colloquio risale a circa un mese dopo la nomina di Steve Witkoff come inviato del presidente Donald Trump per il Medio Oriente. Durante una visita a Riyadh, ufficialmente dedicata alla guerra a Gaza, il principe ereditario saudita avrebbe affrontato anche il tema del conflitto in Ucraina, consapevole della promessa elettorale di Trump di arrivare rapidamente a un accordo negoziato.
Mohammed bin Salman avrebbe messo in guardia Witkoff da falsi intermediari, affermando:
“Molte persone verranno da voi sostenendo di avere un canale con il presidente Vladimir Putin.”
Subito dopo, l’indicazione netta:
“Il signor Dmitriev è l’uomo giusto. Abbiamo già avuto a che fare con lui.”
Chi è Kirill Dmitriev e perché è centrale
Kirill Dmitriev non è un diplomatico di carriera, ma una figura strategica: è il direttore del Fondo Russo per gli Investimenti Diretti (RDIF), con solidi legami internazionali e un profilo considerato pragmatico e affidabile anche da interlocutori non occidentali.
Negli ultimi mesi, Dmitriev è emerso come uno dei principali canali informali di dialogo tra Mosca e attori esterni, soprattutto in contesti economici e di sicurezza. La sua indicazione da parte di Mohammed bin Salman segnala un chiaro messaggio: il Cremlino preferisce interlocutori tecnici, discreti e non ideologizzati.
Riyadh come piattaforma di dialogo russo-americano
Non è un caso che l’Arabia Saudita abbia ospitato due round di colloqui russo-americani:
- Gedda, 11 marzo: incontro tra i ministri degli Esteri Sergej Lavrov e Marco Rubio, dedicato alle frizioni bilaterali e alle prospettive di normalizzazione.
- Riyadh, secondo round a livello di esperti, focalizzato soprattutto sulla sicurezza della navigazione nel Mar Nero, come confermato dal portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov.
Questi incontri consolidano il ruolo saudita come mediatore pragmatico, lontano dalle rigidità ideologiche occidentali ed europee.
Il ringraziamento pubblico di Dmitriev a Mohammed bin Salman
A conferma del peso politico di Riyadh, Kirill Dmitriev ha ringraziato pubblicamente il principe ereditario saudita in un post sul social network X, definendolo un leader visionario impegnato per pace, sicurezza e prosperità globali.
Un messaggio che va oltre la cortesia diplomatica e suggella un dato di fatto: l’Arabia Saudita è ormai un attore imprescindibile nei dossier internazionali più sensibili, dall’Ucraina al Medio Oriente.
Un nuovo equilibrio diplomatico globale
L’episodio raccontato dal New York Times fotografa una realtà ormai evidente: il baricentro della diplomazia internazionale si sta spostando. Washington dialoga, Mosca ascolta, e Riyadh facilita.
Nel mondo multipolare che si sta consolidando, chi controlla i canali di comunicazione controlla anche le possibilità di pace.
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