Roberto Roggero – Nel quadro della crisi mediorientale, in particolare per quanto riguarda il nodo strategico dello Stretto di Hormuz, i Paesi produttori ed esportatori stanno cercando soluzioni alternative. Una di queste è la riapertura della direttrice Siria-Mediterraneo, che nelle ultime ora ha visto il transito di oltre 200 autocisterne cariche di petrolio e olio combustibile, provenienti dall’Iraq e arrivate al terminal portuale siriano di Baniyas, sul Mediterraneo. Lo ha annunciato la tv di Stato siriana, precisando che i convogli hanno attraversato il valico frontaliero di Tanf, accanto a quella che per anni, e fino a poche settimane fa, era una delle principali basi militari statunitensi nella regione.
Due giorni fa il ministero del Petrolio dell’Iraq aveva reso noto l’avvio di esportazioni di greggio e di olio combustibile attraverso la Siria, dopo la chiusura dei tradizionali canali di uscita dal sud del paese a causa della guerra nel Golfo.
Fonti del settore energetico affermano che la società statale irachena per la commercializzazione del petrolio ha concluso contratti con quattro società private irachene per fornire circa 650mila tonnellate al mese di olio combustibile tra aprile e giugno, da trasportare via terra attraverso la Siria. Le autorità siriane non hanno finora reso noto l’ammontare dei proventi legati ai diritti di transito e all’utilizzo delle infrastrutture portuali e terrestri.
Quella iracheno-siriana è una rotta non utilizzata da decenni, ora tornata operativa anche alla luce del cambio di potere a Damasco avvenuto nel dicembre 2024 e dell’impatto senza precedenti del conflitto con l’Iran sulle rotte marittime.
La crisi delle esportazioni ha costretto l’Iraq a ridurre drasticamente la produzione: secondo funzionari energetici, l’output dai principali giacimenti meridionali è calato di circa l’80%, attestandosi attorno agli 800mila barili al giorno, a causa della saturazione dei depositi.
Prima dell’attuale crisi, Baghdad esportava il proprio petrolio principalmente attraverso il porto di Khor al-Zubair, nel Golfo, utilizzando rotte marittime. Il trasporto via terra risulta più costoso e complesso dal punto di vista operativo, ma rappresenta al momento l’unica alternativa disponibile.
Un’altra rotta terrestre, in disuso dal 2014, collega la raffineria di Baiji al porto turco di Ceyhan passando per Fishkhabur. Questo corridoio consente di aggirare il Kurdistan iracheno, ma non è stato riattivato su scala significativa nell’attuale fase di crisi.
