Pechino rafforza la presenza navale mentre cresce il confronto tra Stati Uniti, Israele e Iran
di Chiara Cavalieri
Nel pieno dell’escalation militare tra Israele, Stati Uniti e Iran, la piattaforma israeliana “Natsiv Net” riferisce di un movimento strategico della marina cinese verso lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico energetico globale.
Secondo il rapporto, l’avanzata navale di Pechino non sarebbe episodica, ma parte di una mossa calcolata per garantire la sicurezza di quella che viene considerata un’arteria vitale per l’economia cinese. Circa il 20% del petrolio mondiale transita attraverso lo Stretto, e la Cina – primo importatore globale di greggio – considera un’eventuale chiusura una minaccia diretta alla propria stabilità economica.
Obiettivi energetici e messaggio geopolitico
La presenza militare cinese avrebbe un duplice obiettivo: assicurare la continuità del passaggio delle proprie navi e inviare un segnale politico nel contesto della competizione globale. Il rapporto sottolinea che la mossa si inserirebbe anche nella cooperazione strategica tra Cina, Russia e Iran, in un’ottica di coordinamento all’interno dei BRICS per controbilanciare l’influenza occidentale negli spazi marittimi.
Tra le unità citate figurano il cacciatorpediniere lanciamissili Type 052DL Tangshan, la fregata Type 054A Daqing e la nave di rifornimento Taihu, parte della 48ª flotta inviata dalla base cinese di Gibuti.
Effetto deterrenza
La tempistica dell’operazione, secondo la fonte israeliana, coinciderebbe con il momento di massima tensione regionale e avrebbe una funzione deterrente. La presenza simultanea di navi cinesi e russe nello Stretto renderebbe più complessa qualsiasi operazione navale su larga scala contro obiettivi iraniani, aumentando il rischio di incidenti tra potenze maggiori.
Il rapporto suggerisce inoltre che Pechino stia monitorando attentamente le operazioni della Quinta Flotta statunitense in Bahrein, rafforzando le proprie capacità di intelligence e testando sistemi di guerra elettronica in condizioni operative reali.
Un equilibrio sempre più fragile
Se confermata, la presenza navale cinese rappresenterebbe un ulteriore elemento di internazionalizzazione della crisi, con implicazioni che vanno oltre il confronto diretto tra Washington, Tel Aviv e Teheran.
Lo Stretto di Hormuz non è soltanto un corridoio energetico: è uno dei punti più sensibili dell’equilibrio strategico globale. Ogni movimento in quell’area assume una dimensione che supera la scala regionale e tocca direttamente gli assetti di sicurezza internazionale.
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