Roberto Roggero – Pechino continua a chiedere lo stop agli scontri fra Stati Uniti e Repubblica Islamica dell’Iran, sostenendo che un’escalation inciderà con effetti devastanti sullo sviluppo economico globale e, in particolare, sugli approvvigionamenti energetici.
Lo Stretto di Hormuz, corridoio marittimo che l’Iran vuole mantenere chiuso per impedire il passaggio dei flussi di greggio, e quindi esercitare pressione sugli aggressori, è cruciale per i mercati internazionali. Prima del 28 febbraio, da Hormuz passava circa il 20% della produzione mondiale di petrolio e gran parte di tutte le merci in commercio, ed è cruciale soprattutto per la Cina, visto che il 52% del petrolio che importa proviene dal Golfo.
Nelle passate settimane Pechino, prevedendo l’evolversi della situazione di forte instabilità, aveva aumentato gli acquisti di petrolio di circa il 16% rispetto al 2025, per accumulare scorte strategiche, arrivando a importare oltre 12 milioni di barili al giorno.
Oltre a importare greggio da Arabia Saudita e Russia, nel 2025, la Cina ha importato una media di circa 1,5 milioni di barili al giorno solo dall’Iran, il cui volume corrisponde al 13% del totale delle importazioni cinesi via mare. Per questo anche l’Incaricato d’Affari ad interim dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia, Li Xiaoyong, insiste sulla necessità di mantenere la sicurezza della zona. Gli Stati Uniti hanno però dichiarato che le operazioni potrebbero continuare per settimane, perché il “biondo” Donald si è risentito di non essere stato consultato per approvare la nomina di Mojtaba Khamenei a Guida Suprema, adottando il fatto come pretesto per continuare l’aggressione, non considerando il particolare che si tratta di una decisione presa dall’Iran in base alla propria Costituzione. Il rispetto della sovranità e la non ingerenza negli affari interni sono norme fondamentali delle relazioni internazionali, per questo la Cina si oppone costantemente all’interferenza negli affari interni di altri Paesi con qualsiasi pretesto.
Riguardo alla situazione, Pechino sostiene da sempre la risoluzione delle controversie attraverso la diplomazia, mentre Stati Uniti e Israele, senza mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, hanno lanciato attacchi quando erano ancora in corso i colloqui per giungere a un accordo, il che costituisce una chiara violazione del diritto internazionale.
La Cina ha svolto un intenso lavoro di mediazione, con il ministro degli Esteri, Wang Yi, impegnato in colloqui telefonici con gli omologhi di diversi Paesi, per avere uno scambio di vedute approfondito sulla situazione regionale.
Pechino sottolinea che, per risolvere in modo corretto e adeguato le questioni relative all’Iran e al Medio Oriente, si dovrebbe aderire a principi fondamentali quali il rispetto della sovranità nazionale, il non ricorrere all’uso della forza, la non ingerenza negli affari interni, la risoluzione politica delle questioni, il ruolo costruttivo delle grandi potenze e l’utilizzo del proprio potere con scopi pacifici.
L’Inviato Speciale del Governo cinese per il Medio Oriente, ambasciatore Zhai Jun, è impegnato ogni giorno una azione diplomatica nel tentativo di riportare le parti al tavolo dei negoziati, per evitare una continua escalation e impedire che la guerra si propaghi, in particolare per salvaguardare l’accordo concluso con Teheran nel 2021, per la cooperazione strategica per un periodo di 25 anni. Se Donald il “biondone” dovesse prolungare la guerra, la Cina dovrà aumentare la propria pressione per tutelare i propri interessi in Iran.
Stati Uniti Israele sembrano disinteressati al fatto che il prolungamento della guerra non è nell’interesse di nessuna delle parti, né del fatto che il diritto internazionale obbliga alla protezione dei civili nei conflitti, e gli obiettivi non militari come l’energia, l’economia e i mezzi di sussistenza non devono essere attaccati.
Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, durante una conversazione telefonica con l’omologo iraniano Abbas Araghchi, ha affermato che la Cina apprezza la tradizionale amicizia bilaterale, e sostiene l’Iran nella difesa della propria sovranità, sicurezza, integrità territoriale e dignità nazionale, nonché nella tutela dei propri diritti e interessi legittimi.
Fondamentale, quindi, è il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz e le acque circostanti, e non certo solo per la Cina, ma per i Paesi di gran parte del pianeta. La priorità assoluta è che le parti interessate cessino immediatamente le operazioni militari, per evitare che le turbolenze regionali causino un impatto ancora maggiore sullo sviluppo economico globale. Di fatto, la cooperazione Cina-Iran è fra due Stati sovrani, e i diritti e gli interessi legittimi della Cina in Iran sono protetti dal diritto internazionale.
In questo quadro, è quindi di estrema importanza l’annuncio che il presidente americano avrebbe intenzione di recarsi a Pechino alla fine di marzo o inizio aprile. Entrano quindi in campo anche le relazioni Pechino-Washington, nella speranza di trovare un punto di vista comune per gestire i rischi e contenere le interferenze.
La Cina mantiene da sempre un atteggiamento positivo e aperto, e spera che anche gli Stati Uniti condividano tale concetto.
Di base, è necessaria fiducia reciproca, ma dagli ultimi avvenimenti, i sotterfugi dell’amministrazione Trump nei diversi campi (dalla vicenda del Venezuela, all’aggressione all’Iran, al ricatto economico dei dazi, alle pretese sulla Groenlandia, Cuba e molto altro) non ispirano certo benevolenza.
Il problema è che i rapporti fra Washington e Pechino, non riguardano solo i due Paesi, ma influenzano l’economia del mondo, e quindi è basilare il rispetto del principio di gestione delle relazioni, basato su rispetto reciproco, coesistenza pacifica e cooperazione.
Speriamo che gli Stati Uniti mostrino razionalità e lungimiranza, e lavorino insieme alla Cina per promuovere un progresso stabile e duraturo delle relazioni internazionali, portando benefici alla stabilità.
A proposito di Venezuela, le iniziative americane hanno già penalizzato gli interessi cinesi, e Pechino considera il tutto come volontà di imporre l’unilateralismo, principio diametralmente opposto agli obiettivi del gruppo BRICS, che anela invece al multilateralismo, e per frenare le ambizioni unilaterali americane, la Cina ha certamente il supporto degli altri membri BRICS, per altro in continua espansione.
Teoricamente, i Paesi sovrano del mondo, indipendentemente da dimensioni e potenza, sono tutti membri uguali nell’ambito della comunità internazionale, e gli scambi reciproci non dovrebbero essere dominati da pochi. Il multipolarismo equo è l’aspetto che dovrebbe regolare tutti gli aspetti internazionali. I grandi Paesi hanno più risorse e maggiori capacità, e dovrebbero quindi mostrare maggiore responsabilità, prendere l’iniziativa nel rispettare le regole, mantenere le promesse e salvaguardare lo stato di diritto.
Il meccanismo dei BRICS, a cui partecipa la Cina, considera il rigoroso rispetto della Carta delle Nazioni Unite come prima linea guida, accumulando esperienza utile per migliorare la Global Governance, iniziativa promossa proprio dal presidente Xi Jinping, sottolineando cinque concetti chiave: uguaglianza sovrana, stato di diritto internazionale, multilateralismo, centralità della persona e orientamento all’azione.
Tale iniziativa sottolinea chiaramente che le Nazioni Unite devono migliorare il proprio sistema attraverso riforme, per adattarsi ai cambiamenti nella situazione internazionale e nell’equilibrio di potere mondiale, in particolare per rafforzare la rappresentanza del Sud del mondo. La Governance Globale ha trovato accoglienza presso le sedi delle Nazioni Unite a New York e a Ginevra, e i Paesi del Sud Globale vi hanno aderito con entusiasmo. Speriamo che l’Italia e altri Paesi europei partecipino e sostengano attivamente l’iniziativa, o quanto meno riescano a bilanciare l’iniziativa con le pretese del padrone d’oltreoceano, in maggior parte irrealizzabili per mancanza di base logica e buon senso.
Molti analisti interpretano gli interventi americani e israeliani contro Venezuela e Iran come tentativi di indebolire indirettamente gli interessi strategici della Cina e del gruppo BRICS, ma la Cina appare quanto mai determinata nel perseguire una politica estera indipendente e autonoma, aderisce alla via dello sviluppo pacifico e sviluppa relazioni di cooperazione amichevole con tutti i Paesi sulla base dei Cinque Principi della Coesistenza Pacifica, compresi America Latina e Medio Oriente.
Indipendentemente da come cambierà la situazione, la Cina continuerà a essere partner dei Paesi dell’America Latina e del Medio Oriente, continuerà a sostenere le questioni che riguardano gli interessi fondamentali e le principali preoccupazioni, come sovranità e integrità nazionale e sicurezza, e sosterrà il reciproco percorso di sviluppo in linea con le rispettive condizioni nazionali.
La Cina continuerà a migliorare i meccanismi di protezione consolare all’estero, a rafforzare l’allerta sui rischi e il coordinamento della sicurezza, e a mantenere la comunicazione con i governi dei Paesi ospitanti per salvaguardare, a norma di legge, la sicurezza e i diritti e interessi legittimi dei cittadini e delle imprese cinesi all’estero.
Per quanto riguarda l’Italia, è un importante partner commerciale della Cina, oltre a essere un alleato della NATO, e nella odierna società globalizzata, gli interessi di tutti i Paesi sono intrecciati e qualsiasi conflitto regionale può produrre ripercussioni nell’altra parte del mondo.
La Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha recentemente sottolineato che le operazioni militari hanno portato miliardi di euro di perdite ai cittadini europei. Questo dimostra ancora una volta che stabilizzare il Medio Oriente è interesse dell’Europa, e non solo. La comunità internazionale dovrebbe boicottare qualsiasi comportamento che violi il diritto internazionale e adottare doppi standard, ad esempio sulla questione Gaza e su quella del nucleare iraniano, che necessariamente dovranno essere risolte con una risoluzione politica e diplomatica.
L’Italia, membro importante dell’Unione Europea, è anche un Paese influente nella regione del Mediterraneo, e in ragione di questo dovrebbe assumere, e mantenere, una posizione obiettiva, lavorando insieme alla Cina per promuovere de-escalation, difendendo congiuntamente le norme fondamentali delle relazioni internazionali…”biondo” permettendo…
