
L’eredità di Kant e la solitudine del Soggetto Trascendentale
Per comprendere la portata della rivoluzione che porterà ai pensatori del “Sud globale”, dobbiamo necessariamente partire dal castello di ghiaccio costruito da Immanuel Kant. Nella sua Critica della ragion pura, Kant compie un’operazione di una potenza inaudita: sposta l’asse della conoscenza dall’oggetto al soggetto. Non è più la mente a doversi adeguare alle cose, ma sono le cose a dover entrare nei “binari” della mente per essere conosciute. Tuttavia, questo soggetto kantiano è un’entità pura, universale, quasi spettrale. È un Io che non ha un corpo, non ha una terra, non ha una cultura; possiede solo spazio, tempo e dodici categorie logiche.
Il limite tragico di questa impostazione, come vedremo più avanti con Dussel, è la sua pretesa di unicità. Kant dice, in sostanza: “Se vuoi conoscere la verità, devi pensare come un fisico newtoniano”. Tutto ciò che non rientra in questo schema — il mito, la preghiera, il rito, il racconto ancestrale — viene relegato da Kant al regno della superstizione o, nel migliore dei casi, a un’esigenza morale privata. La ragione kantiana è una luce potentissima, ma che illumina solo una stanza: quella della scienza occidentale. Il resto del mondo rimane in un’oscurità che l’Illuminismo chiama “infanzia dell’umanità”.
La breccia di Cassirer: La scoperta dell’Animal Symbolicum
Qui si innesta la figura monumentale di Ernst Cassirer. Cassirer è il filosofo che “riapre” il sistema di Kant, salvandone il metodo ma distruggendone l’eurocentrismo implicito. In quel capolavoro che è la Filosofia delle forme simboliche, Cassirer compie un’osservazione apparentemente semplice ma devastante: l’essere umano non vive in un mondo di “fatti”, ma in un universo di “significati”.
Per Cassirer, l’uomo è un animal symbolicum. Questo significa che la nostra ragione non è un computer che applica solo la categoria di “causa-effetto”, ma è una sorgente inesauribile di simboli. La scienza è una forma simbolica, certo, ma lo è anche il linguaggio, lo è l’arte, lo è il mito e lo è la religione. Ognuna di queste forme ha il suo “a priori”, le sue regole, la sua dignità. Il mito non è una “scienza sbagliata” tipica dei primitivi, ma è un modo autonomo e profondamente umano di dare ordine al caos.
Passando dalla “Sostanza” alla “Funzione” (come scrive nel suo saggio del 1910), Cassirer ci dice che il mondo non è un dato fisso, ma è un processo di continua creazione culturale. Questa mossa teorica è il vero “ponte” verso la decolonialità: se non esiste un’unica forma della ragione (quella di Kant), allora ogni cultura ha il diritto e la capacità di produrre il proprio mondo di senso.
Ali Shariati e la riscoperta del Simbolo come arma politica
Quando questo pensiero arriva nelle mani di Ali Shariati, la filosofia smette di essere un esercizio da cattedra e diventa un incendio rivoluzionario. Shariati vede nell’Iran del suo tempo una tragedia doppia: da un lato un’occidentalizzazione superficiale che scimmiotta Kant senza capirlo, dall’altro un clero tradizionalista che ha trasformato l’Islam in un fossile.
Usando la logica di Cassirer, Shariati compie un’operazione geniale: recupera la religione come “forma simbolica” viva. Egli prende il concetto di Tawhid (l’Unità di Dio) e lo trasforma da dogma astratto in una categoria sociologica e politica. Se Dio è uno, allora la realtà deve tendere all’unità, e ogni barriera di classe o di oppressione è una “frattura” della forma simbolica fondamentale.
È qui che emerge la figura di Fatima. Shariati scrive Fatima è Fatima con l’intento preciso di offrire un’alternativa simbolica alla donna iraniana. Egli non vuole che la donna sia il riflesso della borghese parigina, né la prigioniera del passato patriarcale. Fatima diventa il simbolo della donna che è “forma a priori” di se stessa: madre di martiri, custode della fede, ma anche voce pubblica che sfida il potere. Shariati capisce che per decolonizzare una società non basta cambiare il governo; bisogna cambiare i simboli con cui quella società pensa se stessa.

Enrique Dussel e la critica all’Ego Conquiro
Mentre Shariati agisce nel mondo islamico, Enrique Dussel porta avanti una battaglia simile in America Latina, formalizzando quella che chiamerà Etica della Liberazione. Dussel va dritto al cuore del problema: l’universalismo di Kant è il “volto pulito” dell’imperialismo. Dietro l’Io Trascendentale di Kant, Dussel vede l’ombra dell’Ego Conquiro (Io conquisto) di Colombo e dei conquistadores.
Dussel sostiene che la filosofia occidentale ha sempre pensato l’Essere come “Medesimo”, escludendo l’Altro (il povero, il colonizzato, la donna). Recuperando la pluralità di Cassirer, Dussel rivendica il valore del “Locus”: ogni pensiero nasce in un luogo. La liberazione femminile e coloniale, dunque, non può avvenire dentro le categorie europee, ma deve avvenire attraverso la rottura di quel cerchio. La donna decolonizzata non chiede di essere inclusa nel sistema di Kant; chiede di distruggere quel sistema per costruirne uno basato sulla prossimità, sulla cura e sulla propria identità simbolica.
La sinfonia delle differenze
In questo lungo percorso, abbiamo visto come la ragione sia passata dall’essere una legge universale e fredda (Kant) a essere un prisma multifilamentare (Cassirer), per poi diventare un grido di libertà (Shariati e Dussel).
Il nesso tra questi autori è la convinzione che la vera emancipazione non sia l’omologazione a un unico standard di modernità. Essere moderni non significa smettere di essere musulmani o latini per diventare “kantiani”. Al contrario, grazie alla lezione di Cassirer, Shariati e Dussel ci insegnano che la vera modernità è la capacità di abitare i propri simboli con consapevolezza critica. Fatima non è un passo indietro rispetto al femminismo occidentale; è un passo di lato, verso una libertà che non ha bisogno di tradurre i propri sogni nella lingua del colonizzatore.
Bibliografia Ragionata e Citazioni Testuali
* Immanuel Kant, Critica della ragion pura (1781): Fondamentale per il concetto di “schematismo trascendentale”. Kant definisce la conoscenza come sintesi di intuizioni e concetti: “I pensieri senza contenuto sono vuoti, le intuizioni senza concetti sono cieche.”
* Ernst Cassirer, Filosofia delle forme simboliche (1923-1929): In particolare il secondo volume dedicato al Pensiero Mitico. Qui Cassirer spiega come il mito sia una configurazione del mondo dotata di una sua “oggettività” spirituale.
* Ernst Cassirer, Saggio sull’uomo (1944): Dove definisce l’uomo come colui che non può più trovarsi faccia a faccia con la realtà, ma solo attraverso l’interposizione di simboli artificiali.
* Ali Shariati, Fatima è Fatima (1971): Testo cardine per il femminismo islamico decoloniale. La frase celebre: “Volevano descrivere Fatima come un esempio per le donne, ma lei è un esempio per l’umanità intera.”
* Ali Shariati, Sociologia dell’Islam: Dove sviluppa la critica all’umanesimo occidentale definendolo parziale e privo di una vera dimensione trascendente e sociale.
* Enrique Dussel, Etica della Liberazione nell’età dell’esclusione e della globalizzazione (1998): Opera monumentale dove Dussel critica Kant e Hegel, proponendo il principio “Materiale” della vita come base della giustizia.
* Enrique Dussel, 1492. L’occultamento dell’Altro (1992): Per la tesi secondo cui la modernità non nasce con l’Illuminismo, ma con l’invasione dell’America, che ha creato il “centro” europeo e la “periferia” colonizzata.

