L’IPOCRISIA DELLE “MADRI” DI PLASTICA: IL REGIME CHANGE IN NICARAGUA TRA DOLLARI E PROPAGANDA
Esiste una forma di parassitismo politico che non si accontenta di distruggere le conquiste sociali dei popoli, ma pretende di rubarne persino i simboli, il linguaggio e il dolore. È quello che sta accadendo in Nicaragua con operazioni come le “Madres de Abril”, una scopiazzatura becera e artificiale di movimenti nati storicamente dal cuore pulsante della sinistra rivoluzionaria, come le gloriose Madri di Plaza de Mayo.
Ma qui la differenza è abissale: mentre le madri argentine sfidavano i generali addestrati a Fort Benning, queste “madri” nicaraguensi sembrano scritte a tavolino negli uffici del Dipartimento di Stato americano.
Il furto dell’identità:
un’appropriazione indegna
Siamo di fronte a un caso da manuale di appropriazione culturale politica. La destra liberista e filo-statunitense, priva di una propria base morale e di un’estetica che non sia quella del profitto, ha deciso di “indossare” i panni del movimento civile. Si prendono i simboli della resistenza popolare — il lutto, la piazza, la memoria — e li si svuota del loro contenuto antimperialista per riempirli di interessi oligarchici. È un’operazione di marketing politico: usare l’emozione per mascherare l’agenda di Washington.
Le prove del “Regime Change”: i dollari della discordia
Non è un sospetto, è un fatto contabile. La destabilizzazione del Nicaragua non è frutto di una generazione spontanea, ma è stata oliata da milioni di dollari provenienti dagli Stati Uniti.
La National Endowment for Democracy (NED): Solo nel 2024, i dati ufficiali riportano finanziamenti per centinaia di migliaia di dollari destinati a “documentare violazioni” e “promuovere il dibattito per un’apertura democratica” (leggi: destabilizzare il governo).
USAID e le ONG compiacenti: Inchieste documentate, come quelle riportate da The Grayzone e altri osservatori indipendenti, hanno dimostrato come decine di milioni di dollari siano stati convogliati verso organizzazioni della società civile e media di opposizione (come la Fondazione Chamorro) con l’unico scopo di creare un apparato mediatico anti-sandinista.
Questi non sono contributi umanitari: sono le spese di gestione di una rivoluzione colorata in piena regola.
La violazione del diritto internazionale
Invocare la “giustizia” mentre si incassano assegni da potenze straniere è una contraddizione in termini. Il principio di non ingerenza (Art. 2 della Carta ONU) e il diritto all’autodeterminazione dei popoli non sono suggerimenti, ma pilastri della convivenza civile.
Favorire il collasso di uno Stato attraverso capitali stranieri e manipolazione mediatica è un atto di aggressione internazionale. La destra che oggi si sciacqua la bocca con i “diritti umani” è la stessa che storicamente ha sostenuto dittature feroci e squadroni della morte in tutta l’America Latina. Il sandinismo attuale, con tutta la sua complessità, rappresenta un baluardo di sovranità che non può essere svenduto al miglior offerente straniero.
Giù le mani dalla Memoria
Vedere simboli nati per difendere gli oppressi utilizzati oggi per servire gli oppressori è un insulto alla storia. Non ci facciamo ingannare: dietro il velo del dolore ostentato, si nasconde la mano fredda dei mercati e degli interessi geopolitici di Washington. La vera giustizia non si compra con i dollari del Dipartimento di Stato, e la sovranità del Nicaragua appartiene ai nicaraguensi, non ai contabili della NED.
La sottoscritta Maddalena Celano ha voluto con questo pezzo alzare il velo su una narrazione che puzza di finto, ricordando che la dignità di un popolo non può essere oggetto di “appropriatezza culturale” da parte di chi, fino a ieri, applaudiva all’imperialismo.
