Questo 19 febbraio 2026, la sala San Tommaso dell’Istituto San Domenico ha ospitato un doppio appuntamento di fondamentale importanza per chiunque intenda analizzare le dinamiche del potere globale con sguardo critico e militante. Gli incontri, patrocinati dall’Istituto di Grado Universitario San Domenico e da Unidolomiti – Campus Universitario e Alta Formazione, hanno messo a nudo le contraddizioni di un sistema internazionale che, dietro il paravento dei “diritti umani”, nasconde troppo spesso le artigliate del neocolonialismo e della sopraffazione geopolitica.

La trappola della legalità internazionale: tra sorveglianza e “Soft Law”
Il primo evento, focalizzato sui meccanismi di accertamento internazionale, ha visto l’apertura del Professor Daniele Trabucco. La sua disamina sulla proroga della Fact-Finding Mission dell’ONU sull’Iran non è stata solo tecnica, ma una denuncia politica: Trabucco ha evidenziato come l’eccezionalità sia diventata norma, trasformando gli organismi internazionali in apparati di sorveglianza permanente che erodono la sovranità dei popoli.
In una prospettiva progressista, questa “soft law” analizzata dai relatori non è che un’ulteriore arma nelle mani dell’egemonia liberale per disciplinare chiunque non si allinei ai desiderata di Washington e Bruxelles. Il Professor Augusto Sinagra è stato ancora più esplicito, denunciando come il diritto internazionale rappresenti spesso “solo una scusa per giustificare la sopraffazione imperialista”. Sinagra ha sollevato un velo sull’ipocrisia dell’Occidente che, mentre agita lo spettro del nucleare iraniano, tace sull’arsenale israeliano, spingendo gli Stati aggrediti a cercare nel riarmo l’unica forma reale di autodifesa.
Palestina: Il martirio di Gaza e la maschera del sionismo
La seconda parte del convegno, intitolata “Pace in Terra Santa, adesso”, ha affrontato la ferita aperta della Palestina. Nonostante il vile tentativo di censura tramite mail intimidatorie che hanno colpito la professoressa Hanieh Tarkian, il dibattito è proseguito con fermezza.
Il Professor Daniele Trabucco ha giustamente inquadrato il 7 ottobre non come un evento isolato, ma come l’esplosione di un capitolo globale legato al sacrosanto diritto di autodeterminazione, radicato nella Carta delle Nazioni Unite. Dal punto di vista di chi crede nella giustizia sociale, è inaccettabile lo “slittamento della difesa in un paradigma di difesa totale”, che di fatto autorizza il genocidio e la punizione collettiva della popolazione di Gaza in nome di una sicurezza che vale solo per l’oppressore.
Un momento di altissima rottura ideologica è stato l’intervento del Rabbino Yisroel Dovid Weiss, portavoce di Neturei Karta. Weiss ha sferrato un attacco frontale al sionismo, definendolo un’ideologia materialista ed europea che ha “privato l’ebraismo di Dio” e rubato la terra ai legittimi proprietari. Per un internazionalista, le parole di Weiss sono essenziali: egli ha ricordato che prima del veleno sionista, ebrei e musulmani convivevano in pace. Il sionismo, dunque, non è la soluzione all’antisemitismo, ma la sua forma più paradossale e razzista, poiché proclama un popolo come “eletto” per subordinare gli altri.
Verso una nuova sovranità: la chiusura di Rudi Di Marco
A concludere questo intenso percorso è stato l’Avvocato Rudi Di Marco. Citando pensatori come Miguel Ayuso e la tradizione ciceroniana, Di Marco ha ricordato che un popolo non esiste senza sovranità e che la sovranità è nulla se non persegue il bene comune.
In sintesi, ambedue gli eventi hanno tracciato una linea chiara: l’attuale ordinamento internazionale non riesce ad evitare la “forza dei forti”, perché è esso stesso espressione di quella forza. Se il diritto deve tornare a essere “il freno della potenza”, è necessaria una rivoluzione del pensiero che smetta di amministrare l’ingiustizia e torni a riconoscere ai popoli il diritto inalienabile di esistere, resistere e autodeterminarsi fuori dalle logiche imperialiste dell’Occidente. Come ricordato nel messaggio finale del Rabbino Weiss: la pace è possibile solo se si smette di chiamare Israele “Stato ebraico” e si restituisce dignità alla storia della Palestina.

